Tralascio la grande selva
dell’eponimia medica, pagine su pagine
per decine di cognomi in forma di sindromi,
malattie dai nomi infetti,
e penso solo a quelli, furono medici,
i cui nomi persero prima di ogni altro
la neutralità referenziale
che lega nome e portatore,
per prender l’illusione che il nome proprio
esprima o sintetizzi, anticipi, i caratteri
del legittimo proprietario
(la musica di Schubert a Schubert )
in virtù di un potere magico e, qui, nefasto.
I nomi di quei medici si trasformarono,
per infinito numero di vite,
in condanne senza appello, e altri medici,
scienziati, ricercatori, innominati,
sconosciuti, lavorano in povertà continua
per cacciare gli innominabili dal tempio
che ne ha fatto logo mortale, stigma,
aura semantica degenerativa.
Il linguaggio comune, infine,
li assorbì, ultimo spregio,
come antonomasie buone ad usi comici
per segnalare quei deficit, mortali,
i nostri lenti scricchiolii lessicali
di civiltà.
*Aloysius “Alois” Alzheimer, James Parkinson, Hans Gerhard Creutzfeldt ed Alfons Maria Jakob
