Il tempo che rimane

L’ortolano, il salumiere,
la fòrmica della mia cucina,
la terrazza, il porto sotto,
il cortile, vetri rotti ed io che gioco.

Le canzoni sempre uguali,
la fisarmonica di Gianni,
le note che ho imparato,
un re minore ed io che canto.

Il primo pesce all’amo,
l’Alighieri sul divano ocra,
il piede rotto sulla spiaggia,
un nuovo amico ed io che parlo.

Il mare in mano, la cabina 23,
un metro per volare,
il fiato trattenuto,
lei zitta ed io che amo.

Capelli neri, un abbaino,
i fantasmi inventati,
la pelle sua sulle mie gambe,
uno scalino ed io che sogno.

La casa si svuota,
mia madre vacilla,
il treno parte in fretta,
Roma aspetta ed io che penso.

Il tempo che rimane
cattura le curve di ieri.
Le stringe in un anello
dentro il quale io vivo.

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Aurelio Zucchi
Aurelio Zucchi

Nell'agosto del 1970 mi sono trasferito a Roma, città dove vivo e lavoro.
Ho sempre avuto una predisposizione ai rapporti umani e un interesse notevole per la letteratura.
Fin da giovane mi sono accostato alla poesia e, da pochi anni, alla narrativa.
Come scrittore, ho esordito con il romanzo Viaggio in V classe (Edizioni Il Filo - Prefazione di Pietro Zullino)
Questo libro, pubblicato nell'ottobre del 2006, rappresenta per me un valore assoluto. La determinazione, l'energia e l'impegno che ho profuso nella concezione, nella stesura e nella cura del romanzo sono strettamente legati alla ricerca di linguaggi capaci di liberare l'io narrante seguendo il dettato del cuore e della verità. Raccontare una storia "normale", che fosse in grado di privilegiare l'ordinario senso della vita, è stato precetto fondamentale.

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