la distesa di papaveri oscura
anche se soltanto stagionalmente
i rottami dello sfasciacarrozze
oramai privati dello statuto
romanticamente metonimico
di carrozza per dire automobile
ridotti a un ignobile catalogo
che dal set d’ami per pesca d’altura
al carrello della spesa ossidato
dallo slittino che ha perso lo smalto
rosso tipico del boom anni sessanta
allo stendipanni sdentato e zoppo
accettano la dose di ruggine
giornaliera con un distacco stoico
si diceva di come i papaveri
brillino quando il cielo è blu cobalto
ma spesso la truffa è nella bellezza
(che è un po’ come dire in una poesia
che le rose hanno le spine è banale
eppure la base è nella biologia)
pertanto: il recinto elettrificato
separa la fossa della nettezza
urbana dal deposito dei ferri
vecchi da una parte mentre nell’altra
c’è la pista illegale per la gara
dei cavalli o delle motociclette
e la muta dei sette canilupo
si occupa degli ospiti sgraditi
anche se stando ai registri ufficiali
nessuno si è mai spinto fin là dentro.
