Io muoio in salamoia

Morire
Lasciarsi morire
Io muoio in salamoia.
Vorrei morir godendo, defungere facendo una pernacchia a dio- patria- famiglia.
Ballando la quadriglia con la sorella dalla grande falce facinorosa.
Godendo spirando, saluti e baci. Voglio solo sesso.
Adesso, vampirescamente amando l’attimo, il tremito del letto.
Il colpo apoplettico. Non sei mai pronto alla sua ricezione.
La vivisezione del cuore.
Ora taccia il battito, saluti e baci e una pernacchia.
Bhe sento un po’ la fiacca.
Sarò morto?
Al funerale voglio prefiche che piangano lacrime gratuite. Alle prime venti telefonate.
Il mio gaudioso tormento.
Un po’ meraviglioso, metereopatico.
Culturalmente determinato, stremato. E un po’ no .
Io voglio risorgere, ma se avessi l’immortalità mi ucciderei. Anzi mi farei uccidere da una femminista sanguinaria, non reazionaria
Cin cin, posso bere la mia cicuta. Si fa quel che si deve.
Avrei però voluto morir godendo.
Non con veneficio.
Una pernacchia a chi si crede: furbo, simpaticone, pletorico e gaudente.
Cali l’oblio perdio; gaudioso tormento dei miei giorni mortali.

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Michele Medici
Michele Medici

Michele Medici, è nato a Reggio Emilia nel millenovecentoottantasette scrive poesie saltuariamente.
E’ lunatico ma comunque soddisfatto dei suoi manufatti: pronti cotti e mangiati.
Ha pubblicato il libro: Heidi ha ucciso le sue caprette- Baobab edizioni

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