Di cercatori esotici di miglio
tra merci accatastate nei discount
che segnano da tre anni il mio orizzonte
e degli esagerati pendagli
di segrete variopinte donne indiane
che portano in fronte orgogliose bindi
e dei tesi profili guardinghi
rimasugli dei miei connazionali;
delle scriminature improbabili
e degli alti turbanti degli asiatici,
dei baffi tesi dei sudamericani,
di duri bofonchiatori cirillici,
del bambino con la testa crespa
che cicla ignaro tra teste rasate
che da sempre i muri delle fermate
spruzzano immonde di svastiche;
di questo sozzo magnifico girotondo
su cui ostinato ancora il sole splende
si allungano verso sera le ombre,
e di nuovo la dolcezza mi prende
dei margini di strade consolari
coi marciapiedi bui inconsistenti
solo a lampi allagati dai fari
a scoprire esangui lerciumi; di quando
tutto era una reductio ad unum,
finzione proietta su un muro lurido.
Diversamente riluce Turicum,
ugualmente i conti non tornano.
Ridicole silhouette, imitazioni
traditrici di profili di mani
tese in spasmi a creare forme
riprodotte su candidi schermi,
ombre cinesi, artefatti abbagli,
siamo anatre cigni cani conigli,
e questo inganno l´anima mi spoglia
e il cuore si sprofonda in una faglia
e sono solo a brancolare, vuota
tra i piani di una alta pagoda.
