UNA CENETTA ROMANTICA
Avete mai immaginato di mangiare vostro figlio pesce nato dal rapporto tra un preservativo ed il gesto prepotente di uno sciacquone?
In un bel ristorantino (di quelli economici ma meglio di tanti altri più cari), mentre mangiate con la vostra nuova ragazza (non con quella del preservativo, con lei è finita da parecchio) … una bella grigliata, il pesce spada è veramente ottimo; ma quel pesce ti ricorda qualcuno, l’espressione di quando si è accorto di essere stato beccato è identica alla tua in una foto di un anno e mezzo fa: in vacanza a Follonica la tipa ti aveva lasciato (proprio quella del preservativo!), mollato lì! Come un pirla! Ti eri fatto fotografare da una tizia tedesca con l’illusione di riuscire a rimorchiarla. Povero scemo!
Lo guardi meglio.
La stessa identica espressione! Quella di uno cui proprio girano i coglioni, ma non tanto perché è finita… più che altro per com’è finita!
Il figlio-pesce però è anche moooolto buono ed al terzo boccone già hai dimenticato chi allieta le tue delicate papille gustative… mangi trangugiando del buon bianco fermo e parli del più e del meno. Quando arriva il conto ci ripensi… Cazzo, il pesce è come se lo avessi portato tu!
Da qualche tempo la mia ragazza sembra triste… mentre facciamo l’amore è come se fosse altrove, ieri fuori dal ristorante, mentre salivamo in taxi, ha detto che forse dovremmo rivedere il nostro rapporto. RIVEDERE IL NOSTRO RAPPORTO…mica è un film il nostro rapporto… e da dove vorresti rivederlo? Proprio dall’inizio o ti accontenti del secondo tempo? Ed i pop-corn li vuoi grandi o medi?
Fatto sta che abbiamo deciso (il plurale lo metto per cortesia) di non vederci, almeno per qualche tempo, non potrà che farci bene… io lo so che in pratica è finita e forse so anche che in realtà è già finita da parecchio, se devo essere sincero non so nemmeno se mi dispiace veramente. In ogni modo ho deciso di fare la parte dell’offeso, di quello che non chiama perché sta all’altra farlo, di quello che vaffanculo in fondo sta meglio da solo, rivedrò qualche amico (accidenti che farò… qualche amico chiamerò).
A VOLTE RITORNANO
Così stasera chiamo Alberto… non mi faccio sentire da un secolo e spero almeno ricordi chi sono!
“Alberto?”
“Si sono io.. chi parla?”
“Sono Ale! Vecchio pirla…”
“Ale?… ah già già Ale, è una vita che non ci si sente! Proprio vero che chi non muore si rivede!”
“Eeee, infatti, io sono vivo e vegeto… Volevo chiederti se stasera si esce a bere qualcosa… sai come si dice, per ricordare i vecchi tempi.”
“Fammi indovinare… mmmmmmm ti sei piantato con Elisa!”
E lui come fa a saperlo…
“A dir la verità ci siamo presi una pausa di riflessione…ma dimmi che ne dici di una birretta?”
“Ma certo vecchio! Passa da me quando vuoi!”
Alberto ed io usciamo, destinazione Paradise, un discopub vicino al fiume; belle macchine parcheggiate fuori: mercedes, bmw, macchine di lusso, macchine costose, molta gente, bei vestiti, le ragazze ballano e si lasciano offrire da bere, sorridono mentre scrutano portafogli.
Noi ci accalchiamo al bancone, Alberto conosce una delle bariste, due gin-tonic; mentre bevo osservo una donna bellissima che balla, guarda verso noi, poi si stacca dal tizio che gli fa la corte e viene verso il bancone, mi sorride sfiorandomi un braccio, mentre aspetta il suo turno mi lancia un’occhiata.
Il gin è già entrato in circolo, abbatte difese immunitarie, vince la timidezza; le chiedo se posso offrirle da bere mentre Alberto da dietro sorride e si defila, lei dice che va bene quello che sto bevendo io.
Le porgo da bere ed andiamo a sederci su un divanetto, si chiama Laura:
“Quel tizio che stava ballando con me… non riuscivo più a sopportarlo, si strusciava come un porco e pensa che nemmeno lo conosco!”
“Tutti uguali gli uomini” faccio io con voce effeminata
Si mette a ridere.
E’ simpatica Laura, sembra intelligente, è stata trascinata qui da due amiche che vogliono farle dimenticare a tutti i costi il suo ex… strane coincidenze… ci scambiamo i numeri di telefono, le dico che mi piacerebbe uscire con lei… magari in un posto un po’ meno…rumoroso, dice che anche a lei farebbe piacere, poi se ne va sorridendo.
Resto qualche minuto steso sul divanetto, incredulo, poi arriva Alberto che mi caccia in mano un altro cocktail, mette il braccio sopra la mia spalla
“Vecchio marpione che non sei altro, ed io che pensavo di dovermi sforzare per farti dimenticare Elisa…proprio non hai perso tempo!”
Non rispondo. Un sorriso del cazzo stampato sulla faccia.
WORKTRIP (IL SALONE DELLE CARIATIDI).
Alle sei del pomeriggio mi presento al lavoro, conciato come un pinguino: la divisa perfetta di un perfetto catering-man!
Alle sette arrivano i primi invitati, i più ghiotti. Signori in smoking si abbuffano di tartine e spumante, non fosse per gli abiti e le pance li potresti confondere per straccioni; invece è la Milano bene, quella sofisticata, spocchiosa, quella che non si perde mai una serata che conta, quell’odiosa, che siede al tavolo con ministri e delinquenti, imprenditori e finanzieri, quella che vuole sempre un cubetto di ghiaccio in più, quella che se sbagli a non sorridere è già dal tuo capo a lamentarsi.
Ricchi ed arricchiti, non sanno cosa bevono, non lo immaginano nemmeno le correzioni che facciamo, li guardiamo fagocitare innominabili intrugli… e così, noi servi di padroni contaminati siamo sempre sorridenti, accondiscendenti alle richieste più umilianti.
Le donne poi sono il pezzo forte di queste serate: ingioiellate, incerate, se possibile più arroganti dei consorti, vecchie cariatidi con abiti che potrebbero garantire il sostentamento di una famiglia nel terzo mondo si presentano a serate di beneficenza, in realtà non gliene frega un cazzo, chiacchierano nelle orecchie delle comari: l’ultimo tradimento è l’ennesimo scandalo; nel corso della serata le ritrovi irriconoscibili, tutto quello che si sono appiccicate addosso durante il restauro nel corso della notte si scioglie e cola rivelando la loro vera età, la tristezza, il grottesco. Gioielli che splendono, rivelano la bassezza di queste vite, donne che ricercano in serate mondane un antidoto allo sconforto d’essere sempre state solo la moglie di.
Il mio disgusto aumenta. Direttamente proporzionale alla dose di liquido fisiologico che lascio assaggiare.
Verso la mezzanotte il salone da ballo è simile ad un girone dantesco: coppie danzano ubriache di vino e cibi, i volti tumefatti da trucchi troppo pesanti; vecchi porci tentano di abbordare ragazze che potrebbero essere loro nipoti, lo fanno allungando le loro flaccide mani sicure dell’immunità dovuta alla propria posizione sociale, alla carta moneta che sono solite maneggiare.
Visto da fuori sembra un acquario!
Poi la Milano arrogante si ritira, fa il suo ritorno in ville ed appartamenti, tanto pieni d’orpelli di cattivo gusto quanto vuoti di senso e passione e ragione e si nasconde in prigioni fatte di specchi e invidia e psicofarmaci buttati giù con lo spumante…
Nel salone barocco restiamo solo noi a raccogliere i cocci, pezzi da venti caduti da tasche rigonfie; come sempre, come tutti, c’inchiniamo dinanzi al vil denaro.
LIBERO MERCATO
Trapassa i timpani un jingle pubblicitario, poche parole ripetute fino allo sgomento da una voce calda, falsamente sensuale, cercano di abbattere le nostre difese immunitarie, ci vogliono compratori, clienti, sottospecie di prodotti anche noi, o forse peggio: funzioni.
Funzioni, funzionali, catalogabili, inserite in interminabili elenchi di dati statistici, numeri piccoli, piccolissimi, e più siamo e più il nostro peso specifico diminuisce, e visto che siamo tantissimi svaniamo, non siamo più niente, disciolti nel vuoto.
La ragazza in tv sventola tette e mille ragioni per comprare, per dire agli amici di comprare, chiamare, chiamare subito, non pensarci neanche un attimo! Non pensare e basta!
Resto impietrito, confuso, forse persuaso.
Resto attonito, nella testa lo stesso jingle del cazzo non smette di martellare le mie povere tempie nemmeno quando mi ricordo che… ho un appuntamento con Laura!
Devo uscire con Laura!
Rincoglionito dalle chiacchiere catodiche me l’ero quasi dimenticato e tra mezz’ora dovrei già essere dall’altra parte della città! L’ora di punta è il mio nemico peggiore, devo sbrigarmi!
UNA CENETTA ROMANTICA – ATTO SECONDO
All’entrata Laura non c’è (è andata via…), entro, do un occhiata furtiva: non è ancora arrivata.
Esco nel parcheggio e accendo una sigaretta, dopo qualche minuto arriva, bellissima con una camicetta azzurra ed i capelli appena sopra le spalle, gli occhi verdi, grandi, mi saluta baciando la guancia, si scusa per il ritardo, dice che ha trovato traffico.
Non ti preoccupare sono appena arrivato anch’io, la tangenziale a quest’ora è sempre un inferno!
Seduti al tavolo sorseggiamo ottimo vino bianco ma non prendiamo pesce che l’ultima volta proprio non l’ ho digerito!
Come vadano queste cose poi è inutile spiegarlo, ce lo si può immaginare…
Ci sono due tipi di cene: quelle che vanno bene e quelle che vanno male.
Le seconde possono finire con uno dei due che vomita perché ha bevuto troppo, con la ragazza che va via prima del dolce col cameriere nonché suo ex ragazzo, dicendoti: “Scusa, ti ho solo usato per farlo ingelosire”. Può succedere che due persone che si conoscono poco non entrino in sintonia e non trovino nulla da dirsi. Beh… nulla di tutto questo, la mia cena è andata benissimo! Quindi…inutile raccontarla!
Sono rientrato all’una di notte con gli occhi un po’ sbarrati di quando forse non ci credi ancora. Sono rientrato con lei che mi sembrava un miracolo, una benedizione, una di quelle cose che capitano una volta nella vita. Ci siamo seduti sul divano davanti alla televisione spenta, ho messo un po’ di musica e abbiamo parlato ancora ed ancora fino a quando ci siamo ritrovati a rotolare nel letto uno dentro all’altro.
Riposando nel ventre altrui abbiamo ritrovato quella pace… il benessere del non ricordo, della dimenticanza, del non essere niente e nessuno se non la stessa identica cosa…approssimativamente niente, almeno per una notte, con le sensazioni mischiate e due corpi fusi, insieme. Almeno per un’ora dimentichi di tutto ciò che in torno ruota e corre, una città che non ne vuole sapere di fermarsi un attimo per riposare e tutte le amarezze e i fastidi e le assurdità di un mondo che a volte sembra stare in piedi per caso, per poco, perdono consistenza, sfumano nei contorni… non sono più niente.
