Correndo mi avvicino, il suo corpo disteso, ancora caldo. La pallottola è passata da una parte all’altra della testa disegnando una crisalide rosso sangue.
La pistola ancora nella mano ed i capelli biondi biondissimi trasformati in un grumo di materia non meglio identificabile. Quei favolosi capelli biondi che l’intera nazione ha amato, quel viso da ragazza della porta accanto, venerata come immagine sacra, il corpo perfetto disegnato con mano d’artista dal SignoreNostroIddio con il preciso intento di indurci in tentazione. Le note dell’ultima sua canzone sbanca botteghino risuona ancora nello studio deserto.
Poi accade quello che il pubblico là fuori non può immaginare. Già, perché la donna che ha fatto sognare e bagnare un’intera generazione di ragazzini repressi, la donna venerata dai mariti ed apprezzata pure dalle mogli, il risultato di una campagna marketing perfetta suicidatasi in diretta nazionale si alza.
Con il foro del proiettile a lasciar intravedere gli specchi che le stanno dietro si alza, si alza e punta la pistola nella mia direzione, proprio verso la mia bocca spalancata, riesco ad emettere solo versi senza significato e Lei con una voce ben diversa da quella della Lady Diva da tutti amata mi dice di seguirla.
Forse è ora che vi racconti qualcosa di Lady Diva.
All’epoca degli avvenimenti che sto per raccontarvi ha da poco compiuto venticinque anni. E’ la regina indiscussa dello star-system del nostro beneamato paese, balzata all’onor delle cronache quattro anni fa ha già firmato tre album da solista, tutti con almeno tre singoli di successo, ha interpretato cinque film, due dei quali come protagonista. E’ l’indiscussa capofila del pop made in Italy, bella, affascinante, due tette che sembrano sfidare la forza di gravità. Pura tendenza: tutto ciò che indossa, tutto ciò che dice è destinato ad essere imitato ed imitato ed imitato ancora, le sue canzoni le puoi ascoltare nelle serate più trendy di un qualsiasi locale alla moda, da Milano a Porto Venere, la sua immagine è icona, la precede e subito la sorpassa. Un metro e ottanta di assoluta impossibilità di resisterle.
Questo quello che appare.
Già, perché lo schermo del televisore è piatto e bidimensionale altrimenti non si potrebbe spiegare questa che appare come un’improvvisa caduta di stile. Lo schermo che avete davanti è per natura stessa tendenzialmente dimentico di tutte le complessità che attraversano questo mondo; se vi capita di confondere la verità con quello che succede all’interno del teleschermo o se vi capita di trovare là dentro una cosa molto simile a quello che sta da quest’altra parte, vuol dire che il programma è uno di quelli che funziona o che vi siete completamente rincoglioniti.
Questo quello che appare.
Tutto il resto è una versione. Un’opinione.
Tutto il resto ve lo racconto io!
Lady Diva è una maniaca depressa, tossicomane, sessofobica, soffre di gravi disturbi della personalità, è con tutta probabilità ancora vergine, da anni fa uso di coca, ecstasy, anfetamine, morfina, psicofarmaci vari ed alcool in quantità industriali. Prima di ogni concerto qualcuno dello staff è sempre pronto a scommettere che l’artista collasserà prima della metà dello show, ma sul palco ogni volta Lady Droga trasforma tutta la merda che ingoia in energia pura: indescrivibile desiderio di essere ammirata.
Non sopporto che la gente mi chiami col mio vero nome. Io sono per tutti Lady Diva. Devo esserlo per forza, tutto il resto sa di vecchio, di insuccesso, di vita di prima. Sono e sarò per tutti solo Diva! Non voglio sentir ragioni.
Quello stronzo di Erik! L’altra sera eravamo a casa sua e quel coglione col quel suo accento da americano testa di cazzo… avrei voluto ucciderlo! Avrei potuto ucciderlo! Bendarlo. Dirgli in un orecchio che doveva rilassarsi, dirgli che mi sarei spogliata e che poi lo avremmo fatto. Lui non avrebbe più capito niente, sono mesi che lo faccio penare, in quel momento sarebbe stato nelle mie mani, una mosca ronzante, avrei fatto di lui ciò che volevo. L’avrei fatto stendere e poi avrei potuto tagliargli la gola. Ammazzarlo con quel suo cazzone duro tra le gambe!
Il problema con gli uomini è sempre lo stesso. Pensano di poter entrare a far parte della mia vita. Non capiscono di essere solo trovate pubblicitarie, non sono nemmeno io a decidere chi sarà la mia prossima fiamma, lascio questo compito a qualcuno del mio staff, organizza un incontro, i servizi fotografici e poi tutto il resto. Quando voglio troncare mi basta una telefonata: pronto, sono io, questo stronzo mi ha rotto, pensaci tu!
Così al posto di ammazzarlo chiamo il mio agente! Storia conclusa Erik! Un bel vaffanculo!
Niente più Diva per te, niente più fama e successo, niente più coca di prima qualità, niente più notti insonni sognando di avermi!
Il problema con il sesso è che c’è sempre una persona di troppo!
Se la Diva è sul palcoscenico a cosa diamine vuoi che serva qualcun altro! Se la Diva è nuda davanti allo specchio di cos’altro volete abbia bisogno! Davanti alla cosa più bella del mondo tutto il resto è superfluo! E poi tutto quel sudore che si mescola, i liquidi di Diva mischiati a quelli di qualche comune mortale, quando le mani più belle del mondo possono accarezzarmi il resto del mondo può anche non esistere, labbra perfette baciano un’immagine perfetta proiettata dallo specchio.
Mentre saliamo sulla Mercedes rossa fiammante Lady Demonia smette di puntarmi l’arma contro e mi dice:
– Non te l’aspettavi un finale del genere, vero?
Mentre la sua voce riacquista la dolce cadenza di una serenata da sirena omerica:
– E pensare a tutti quegli stronzi che mi reputano un cane come attrice!
Mentre dalla fronte stacca una spessa pellicola che sembra lattice e che poco prima agli occhi della nazione non era altro che la testa della venerata Lady Disperazione, quello che appare.
– Se deciderai di fare quello che dico io entreremo nella storia.
Mentre mi guarda con quegli occhi, nemmeno io immune al suo fascino, nemmeno io da molti considerato autore e regista del fenomeno mediatico più eccezionale degli ultimi vent’anni, trasformato in semplice comparsa senza più alcun potere decisionale.
– Tanto so che mi dirai di si!
Sghignazza.
– Non c’è nemmeno bisogno che ti punti contro la pistola, vero!?
Ed ha perfettamente ragione.
– Ora siamo solo tu ed io, proprio come quando tutto ha avuto inizio… l’ unica differenza che ora il copione lo scrivo io…
– Sicura di esserne all’altezza?
Si mette a ridere e mette in moto.
La macchina teteshca e superaccessoriata. In tangenziale perennemente sulla corsia di sorpasso.
Quello che appare: i telegiornali danno la notizia: Lady Diva si è suicidata in diretta televisiva nello studio deserto, un colpo di pistola alla testa, la trasmissione chiaramente è stata immediatamente sospesa, il corpo della Dea misteriosamente svanito.
Sono l’unico.
L’unico presente nello studio televisivo, l’unico a sapere che Lei è ancora viva. Coccodrilli improvvisati nelle redazioni dei giornali… quanto lavoro sprecato! I miei cellulari continuano a trillare. Giornalisti alla caccia di spiegazioni. Messaggi in segreteria. Vorrebbero chiedere a me, una delle persone più fidate, uno fra i suoi amici di più vecchia data. Immagino le domande: gli scribacchini delle varie testate: la cronaca rosa alla ricerca della storia d’amore finita male; il giornale dei catto-nazisti a sentenziare che il successo senza fede porta alla disperazione; i quotidiani “seri” ad indagare su quanto di vero ci fosse nelle voci che volevano la Diva immischiata in problemi di droga.
Personalmente l’unica domanda che mi viene in mente è perché proprio io. L’unico testimone, l’unico a sapere la verità.
– Ho sempre avuto un debole per te…
E lo dice guardandomi dritto negli occhi, ignora per qualche attimo la strada e si accorge all’ultimo istante di un’utilitaria che viaggia a velocità moderata proprio davanti a noi, la Mercedes sbanda ma riesce a rimanere in carreggiata.
Cinque anni fa, Lady Diva era ancora Roberta Ruggeri… lo sarebbe stata ancora per poco.
In quel periodo la società di cui facevo parte stava organizzando una serie di casting, la speranza era quella di trovare un volto nuovo, una ragazza giovane da rendere famosa, un prodotto da confezionare per bene.
Il lavoro si svolgeva all’incirca in questa maniera: una serie di sondaggi preliminari per capire che tipologia di personaggio avrebbe potuto sfondare: la ragazza della porta accanto, la super-modella decelebrata o la troia in grado di far ingrifare pure i nonnini di settant’anni. Poi si procede con il casting: centinaia di ragazze si presentano e sono disposte a tutto pur di entrare nel dorato mondo dello spettacolo, inutile dire che nello svolgere la mia professione parecchi sono i vantaggi, basta saperli sfruttare…
Tra queste ragazze, la maggior parte poco più che maggiorenni, che si concedono a uomini che potrebbero essere loro padri in festini a base di coca ed orge quella volta c’era pure Roberta.
Mentre entrava nel teatro che stavamo utilizzando come locale per le selezioni, a tutti, nessuno escluso, si illuminarono gli occhi. Alta e bellissima, un’ espressione a metà strada tra quella di una bimba innocente e quella di una donna disposta a tutto, la voce impostata, sicura di sé più di molte attrici professioniste, movimenti delicati da modella consumata.
Le chiediamo se ha precedenti esperienze nel settore.
Dice che no, ha appena compiuto diciotto anni e quello è il suo primo casting, dice che sarà anche l’ultimo.
Le chiediamo se sa che molte sue colleghe fanno decine, centinaia di provini prima di raggiungere un qualche risultato. E lei risponde, gli occhi fieri, al limite dell’arroganza:
– A me basterà questo… lo sapete anche voi.
Io e gli altri membri della commissione ci guardammo, sembrava incredibile ma quella ragazza rappresentava tutto quello che stavamo cercando. Continuammo il casting annoiati, concedendo pochi minuti alle altre pretendenti più che altro per rimediare la scopata giornaliera; la scelta era già stata fatta. Di solito queste decisioni richiedevano giorni e giorni di estenuanti discussioni con i vari litiganti a mettere il veto su questa e quella tentando di far salire le quotazioni della propria “favorita” , quella volta la scelta venne presa in perfetta unanimità.
Il poliziotto che ci ha fermati chiede documenti e libretto.
Dice:
– Signorina, non le sembra di andare un po’ troppo veloce.
Non riconosce la dea, lei è morta in diretta Tv, entrata a far parte del limbo delle donne famose scomparse mentre erano all’apice del successo: probabilmente ora sta seduta tre Marylin Monroe e Lady Diana. Come loro lei non esiste più. Eppure è qui, viva e bellissima mostra i documenti all’agente fuori inzuppato dalla pioggia. Sorride.
– Mi scusi signor agente ma io e mio marito stiamo andando in ospedale, non si sente molto bene…
Nonostante tutto i suoi occhi riescono ancora ad incantare.
– Dovrei farle una contravvenzione… ma per questa volta passi. Mi raccomando, ora vada piano.
Ripartiamo.
Forse aveva ragione mia madre. Lei ha sempre sostenuto che quello che chiamo lavoro non è altro che assecondare i capricci di persone viziate e drogate. Avrebbe preferito per me un futuro come onesto impiegato in banca, una brava mogliettina a casa e tanti bambocci da mettere su una squadra di calcio.
A mia madre non è mai piaciuto il mondo dello spettacolo. Soprattutto a mia madre non è mai piaciuta Roberta. Sosteneva che avesse una strana influenza sulle persone, me compreso. Due anni fa, quando mia madre è morta io mi trovavo in Brasile, stavamo promovendo il lancio di “Finalmente tua” nel mercato sudamericano.
Ha chiamato mio fratello, dice:
– Mamma è morta.
Dice:
– Dimmi solo che riuscirai a tornare per dopo domani. Alle pratiche burocratiche penso io. Tu vedi solo di esserci per il funerale.
In quel preciso istante Lady Diva accolta da un fragoroso applauso stava facendo il suo trionfale ingresso sul palcoscenico, avvolta in un sontuoso abito ricoperto da gemme preziose e le braccia alzate, come una madonna i palmi delle mani rivolti al cielo; si avvicina al microfono piazzato al centro del palco:
– Dio benedica il Brasile e tutti voi!
La folla in delirio.
Una lacrima, una sola ne versai, non so se dovuta all’emozione nel vedere un’entrata in scena così perfetta o per la notizia appena arrivata dall’Italia. Tutto quello che fui in grado di fare fu andare dal capo lucista e dirgli di abbassare quella maledetta luce che creava ombre sul volto della Diva.
Quello che ricordo di mia madre è che lei non c’era mai.
Sempre impegnata al lavoro o a farsi scopare da uomini troppo più giovani di lei.
Così finita la scuola me ne restavo ore davanti alla televisione con la donna delle pulizie che sbucava ogni tanto per essere certa che tutto andasse bene.
Da bambina non ero bella. Alta e dinoccolata i ragazzini della mia età mi schernivano, mi chiamavano Pippi Calze lunghe, nessuno mi degnava di uno sguardo. Quegli stessi che ora sbavano davanti alla televisione, certo che sarebbero disposti a vendere tutto pur di passare una notte in compagnia del brutto anatroccolo trasformato nella regina dei cigni. Certo che mollerebbero moglie e figli, per poter solo sfiorare i seni di quella ragazzina che consideravano brutta ed antipatica.
Perché quella ragazzina intorno ai tredici anni non si sa come ha iniziato a cambiare, le sue forme a riempirsi, il suo volto si è addolcito, la sua voce si è fatta sensuale; di lì a poco anche i professori iniziarono a mostrare un certo imbarazzo, cercavano di non guardarla troppo a lungo per evitare pensieri a loro non concessi.
Ora tutti conoscevano il nome di quella ragazzina, un silenzio quasi religioso calava ogni volta che faceva il suo ingresso trionfale nel corridoio, lei però non parlava con nessuno , non voleva concedersi, non aveva amici, né maschi né femmine, gli uni troppo impegnati ad immaginarsela nuda, le altre invidiose di quel corpo perfetto. L’unica eccezione era un ragazzo cieco, il suo nome era Tomas, era il suo unico amico, il suo primo ed unico amore.
E’ sorprendente considerare il fatto che la gente sia più disposta a considerare per vero quello che appare in TV rispetto a ciò che appare dinanzi agli occhi. Provate ad immaginare di trovarvi a New York, nel bel mezzo del traffico di Manhattan, un taxista di origine italiana vi fa da cicerone; il vostro sguardo si sposta verso l’alto ed eccole lì apparire proprio al centro del vostro campo visivo le due torri gemelle. Sareste più propensi a credere a ciò che vedete o a considerarvi vittime di un’allucinazione? Eppure stanno lì davanti ai vostri occhi, nei loro trecento e passa metri di ineccepibile presenza! Eppure a mostrarvele accartocciate, mentre andavano in frantumi con i disperati che si lanciavano dal cinquantesimo piano pur di non finir arsi vivi, è stato lo schermo, le fotografie sui giornali, i resoconti di persone che non conoscete affatto.
Ciò nonostante vi assicuro che chiedereste al simpatico newyorkese che guida il vostro taxi di accompagnarvi subito all’ospedale più vicino.
Quello che appare…
Lady Dormiente è coricata sul sedile posteriore, persa in sogni da persona comune, finalmente sorride nel sonno facendo affiorare una dolcezza insospettabile. Dorme come una bambina, al posto della bambola preferita stringe la sua borsetta da duemila euro tra le braccia. Forse anche lei sogna di essere una persona diversa.
Poco fa, prima che prendesse sonno, le ho detto di dirmi qual’era il suo piano.
Se non l’avesse fatto sarei sceso da quella macchina, in mezzo all’autostrada da solo me ne sarei andato lasciandola sola.
Voglio resuscitare, ha detto con aria trasognata.
Sono morta, giusto. Per tutti io sono morta, non esisto più! Ora immagina: Marylin, quella vera intendo, non una stupida sosia, che entra in uno studio televisivo, vestita di bianco con i capelli identici a quelli che tutti ricordano, lo stesso portamento, la stessa sensualità di sempre. Bene, la nostra Marylin va dritta verso il centro dello studio, si assicura che tutti gli occhi presenti siano puntati su di lei. Lancia il mazzo di rose rosse che tiene in mano tra il pubblico, poi schiocca un bacio dei suoi verso la telecamera e dice che è stato tutto uno scherzo, che non è mai morta e che è tornata per essere esattamente quella di prima.
Cosa ne dici?
Dico che è assurdo, pazzesco. Dico che devi essere per forza una pazza per poter pensare una cosa simile.
Dico che ci sto.
La nostra destinazione è un paesino austriaco a cento chilometri da Insbruch, una casetta isolata in mezzo ai pascoli che Lady Dadaumpa ha comprato sotto falso nome qualche mese fa.
Il piano è rimanere rintanati, aspettare qualche mese, preparare in segreto il grande ritorno. La resurrezione!
La verità è che ho sempre amato i piani ben costruiti, le intuizioni geniali.
La verità è che la mia vita da qualche tempo mi stava terribilmente annoiando. I soldi sono importanti, il successo pure… ma io sono da sempre la macchietta che si nasconde dietro ai grandi personaggi da tutti conosciuti; la maggior parte della gente conosce il mio nome ma mai mi riconosce per strada, mi acclama all’entrata di un locale, mi chiede un autografo. Manie di protagonismo? Forse.
La verità è che prendere per il culo tutti potrebbe rivelarsi veramente divertente.
La verità è che questo mondo, il mondo dello spettacolo, mi ha a tal punto disgustato… e questo show è il modo migliore per prendere la mia piccola vendetta personale; contro chi o contro cosa poi non è facile dirlo. Forse contro me, contro quelli come me, contro tutto ciò che rappresento.
La verità forse è che in questo gioco mi ci sono ritrovato cacciato dentro a forza, che semplicemente non ho nulla da perdere.
La verità forse è che qualsiasi uomo al mio posto nella mia stessa situazione avrebbe fatto la stessa identica cosa. Non trovate? Non ditemi che considerate possibile dire di no alla divina!
Nel sogno mi trovo su una delle panchine in cui avvenivano gli incontri tra me e Tomas.
Nel sogno lui è accanto a me, gli occhi come sempre chiusi, la sua mano posata sulla mia mentre dice che sono bellissima.
Nel sogno sono Roberta, solo Roberta, e guardo il ragazzo non vedente che sta al mio fianco e credo di amarlo davvero mentre lui mi racconta la storia dei luoghi che vorrebbe visitare e la racconta come se quei posti li avessi visti davvero, ne descrive i colori, gli odori, il carattere delle genti. Gli dico che appena avremo diciotto anni farò la patente, comprerò una macchina, lo porterò in giro per l’Europa e a Parigi ci sposeremo, poi andremo a vivere in una casetta del quartiere latino, sarò la sua principessa per sempre. La nostra anziana vicina di casa ci preparerà dei dolci squisiti che divoreremo seduti davanti alla finestra con Parigi come paesaggio.
Ha solo due anni più di me Tomas, ma sembra così grande…
Mentre lo accompagno a casa il suo viso si fa scuro.
Dice che sente che ci divideranno, qualcuno lo farà prima o poi, le voci a scuola iniziano a circolare, dicono che io passo il mio tempo con lui solo perché provo pietà, dicono che non è normale che una ragazza così bella stia con un ragazzo cieco. Anche la madre di Tomas inizia ad avere qualche sospetto, i nostri incontri ultimamente sono troppo frequenti perché lei creda ancora a lungo che si tratti di una semplice amicizia.
Gli dico che non si deve preoccupare, che l’anno prossimo sarà tutto diverso. L’anno prossimo saremo grandi e liberi di fare tutto ciò che vogliamo. Dobbiamo avere solo ancora un po’ di pazienza.
Finalmente arrivati. La vocina che sta dentro al navigatore satellitare annuncia senza troppa enfasi che siamo giunti a destinazione. Mentre la Dea si desta sembra quasi una comune mortale, sembra quasi felice con il sorriso di chi ha sognato qualcosa di piacevole stampato sul volto.
La mia testa invece sembra poter esplodere, maledetta emicrania ho bisogno di coricarmi, chiudere gli occhi, riposare un poco.
Accendo una sigaretta.
Dimenticavo… faccio parte del glorioso popolo dei fumatori. Capi di stato, dittatori, artisti e scrittori entrati a far parte della storia… è impossibile immaginarseli senza una sigaretta in bocca, senza la pipa, Fidel Castro che festeggia la vittoria della rivoluzione cubana senza un sigaro da poter fumare.
E’ lo stesso per me, chi mi conosce mi immagina con la sigaretta perennemente accesa.
Fumo da circa trent’anni. La prima la ricordo come se fosse ieri. Avevo quattordici anni e avevo preso il mio primo brutto voto, andai a casa di corsa, incazzato presi il pacchetto di Marlboro lasciato sul tavolo da mio padre, ne accesi una e la fumai fino al filtro, con la testa che mi girava e la nausea alla bocca dello stomaco… ne accesi subito un’altra.
Ora ho quaranta e passa anni e da quel giorno fumo all’incirca due pacchetti di Marlboro al giorno. Facendo un rapido calcolo: quaranta per trecentosessantacinque giorni per trent’anni… una cosa come quattrocentomila sigarette. Quattrocentomila volte il gesto di accendere, ottomilioni di volte la mano con la sigaretta che si avvicina alla bocca, ci pensate… ottomilioni di boccate. Sembra incredibile!
La televisione austriaca sembra quella italica… solo un po’ più bionda. Con gli stacchetti di vallette analfabete che potrebbero essere gli stessi identici in ogni parte del mondo, tanto l’attenzione di tutti è concentrata un po’ più in basso. I giornalisti sfoderano baffoni gialli ma non sono poi tanto meno grassi e viscidi di quelli a cui siamo abituati.
Per fortuna grazie al satellite è possibile sintonizzarci sui canali della televisione italiana!
A reti unificate, la pornografia di stato, tutti che parlano di quello che ormai è diventato il mistero della Diva Suicida. Dove è sparita, tutti si chiedono. No, non lei in quanto essenza ma in quanto presenza! Lei è morta, questo lo sanno tutti, ma è il suo corpo quello che tutti ora vogliono venerare, un corpo da piangere, una lapide per ricordare.
A questo punto io e Lady Speranza sembriamo una perfetta coppietta stile sit-com americana, con lei che cucina ed io che mi do da fare con i piatti sporchi. Con lei che gira per casa mezza nuda canticchiando ed io che rischio di impazzire. Con lei che parla del suo ritorno ed io che non riesco a distogliere lo sguardo dal suo culo.
– Hai mai pensato di mettere su famiglia?
– Sono già stato sposato…
– E com’è?
– Un inferno…
– Io da ragazzina volevo sposarmi. Fare tanti bambini, imparare a cucinare, passare le domeniche al parco, gite in bicicletta, sabati al supermercato… sai, tutte quelle cose lì…
– E lui chi era?
– Non lo conosci.
Tornare con i ricordi a quell’estate fa male.
Il Giugno torrido aveva presto lasciato il passo ad un Luglio atipico e piovoso, denso di presagi.
Mia madre sempre più assente era impegnata in affari troppo più grandi di lei, tornava a casa giusto il tempo per cambiare le valige.
Io e Tomas passavamo i nostri pomeriggi in casa per sfuggire all’afa, sotto l’occhio vigile della donna delle pulizie ( la mia vera madre? ) parlavamo del nostro futuro, il nostro futuro insieme, baci e carezze timidi e clandestini, il semplice sfiorare la mano un atto audace.
Poi un giorno mia madre senza preavviso tornò a casa.
Posa le valige e viene verso me. Dice: “Roby ti devo parlare”
Dice: “Dobbiamo trasferirci, gli interessi della ditta si sono spostati al nord, a Milano. Ho una storia con un uomo che abita là, andremo a vivere a casa sua.”
Dice: “Partiamo domani, vai a fare le valige, metti le cose più importanti, al resto penseremo poi.”
Agosto è una sfera di fuoco vibrante. Agosto brucia la pelle e i pensieri. Milano è una città ostile, fredda e desolata nel mese più caldo dell’anno. Milano è una città difficile per chi ha sempre vissuto in provincia. Milano è una città impossibile per una ragazzine strappata dall’unica persona amica.
Milano sono pagine e pagine di lettere scritte con l’inchiostro blu, fogli bagnati da lacrime, feste dell’alta società a cui si viene accompagnati, controvoglia, imprigionati nell’abito migliore, con un taglio di capelli che ti fa sembrare più grande.
Milano è il postino che ogni mattina suona il campanello per consegnare pubblicità e lettere di ringraziamento, estratto conti bancari e inviti a feste, mai una risposta.
Milano è una stazione grande quanto il paese dove sono cresciuta, con una miriade di treni che partono ed arrivano e persone che si scontrano di fretta senza nemmeno farci caso.
E’ il treno delle otto e mezza di mattina diretto nel posto da dove vengo. E’ il treno inutile della speranza.
Perché Tomas non abita più là. La sua famiglia si è trasferita all’estero dicono i vicini di casa, in Francia dove un famoso chirurgo dice di poter far qualcosa per gli occhi del povero Tomas.
Roberta morì quel giorno.
Roberta non scese mai da quel treno, illudendosi che forse ancora non era quella la stazione giusta per scendere. Roberta sta ancora là a guardare fuori dal finestrino immaginando l’ abbraccio tra lei ed il suo amore.
Quella che fece rientro in casa alle quattro meno dieci del giorno più caldo dell’intero anno non era Roberta.
Quella ero io.
Spot
Signori e signore che ve ne pare?!
Sembra proprio lei! Per la prima volta ed in esclusiva per questa emittente la strepitosa bambola di Lady Diva a grandezza naturale… Finalmente potrete dormire accanto alla donna più desiderata al mondo.
In puro lattice solo telefonando al numero in sovra impressione! Solo per oggi a questo prezzo stracciato!
Cosa state aspettando: TELEFONATE!
Lo specchio dorato del mondo. Rilucente ed ingannevole trasforma le vostre vite, vi rende assuntori, vi penetra dentro e non c’è da illudersi, non siete voi a fissarlo…è lui a scrutarvi, a decidere quando sia l’ora di smettere.
La telecrazia ci ha reso finalmente liberi! Liberi di non scegliere, liberi dalle opinioni, dagli scontri sociali, generazionali, politici. Come non riconoscere in questo una delle più grandi rivoluzioni nella storia dell’umanità! Secoli passati a inventare guerre in nome di religioni o di idee politiche, secoli passati a domandarsi quale fosse il sentiero giusto per l’evoluzione della specie. Secoli gettati nella pretesa filosofica di trovare un senso alle nostre esistenze, risposte alle nostre domande. Le risposte stanno tutte qui dentro. La risposta è che non c’è alcuna domanda da porsi. La risposta è lasciarsi incantare da quella luce divina che investe i nostri occhi con colori troppo più brillanti di quelli naturali per considerarli fittizi.
Comunicato stampa datato 18 Luglio 2006: Mario Maretti, celebre produttore discografico, scomparso la notte del suicidio di Lady Diva, al secolo Roberta Ruggeri, è stato invitato a comparire dinanzi al PM che sta indagando sui fatti accaduti nella notte tra il 13 e il 14 Luglio negli studi della televisione di stato.
Dal Corriere della Sera del 19 Luglio 2006: Mario Maretti è quindi l’unico testimone di quanto successo e quindi l’unico a poter chiarire come siano andate realmente le cose. Tra tutti i misteri che sembrano celarsi dietro al suicidio della famosa cantante il più inquietante riguarda la scomparsa del corpo della star. Emergono nel frattempo indiscrezioni sui problemi di tossicodipendenza di Lady Diva, secondo alcuni testimoni dedita all’uso di cocaina e psicofarmaci, abusi che avrebbero causato il tragico gesto su cui ancora l’intera nazione si interroga.
Vogliono il mio corpo!
Vogliono il suo corpo!
Comunicato stampa datato 20 Luglio 2006: Mario Maretti è ufficialmente indagato per occultamento di cadavere nell’ambito delle indagini sulla morte della celebre cantante.
Dal Tg nazionale delle ore 20 e trenta in onda il 20 Luglio 2006: Questa mattina gli investigatori hanno perquisito la residenza milanese del Maretti alla ricerca di indizi in grado di far luce sulla scomparsa del corpo della pop-star tragicamente deceduta una settimana fa.
Gli inquirenti per il momento non rilasciano dichiarazioni.
Erik Lavigne, fidanzato della pop-star scomparsa ha risposto alle domande della nostra inviata.
– Lei conosceva quest’uomo?
– Si… lo conoscevo, da mesi dicevo a Roberta di stare alla larga da lui, una persona cattiva, attaccata solo al denaro.
– Quale crede siano le motivazioni che abbiano spinto il Maretti ad un gesto del genere?
– Gliel’ ho già detto! Quello pensava solo ai soldi, ha spremuto Roberta fino all’esaurimento nervoso pur di arricchirsi alle sue spalle! Vedrete che presto si farà vivo lui! Ora che Roberta non c’è più vorrà guadagnarci ancora qualcosa…
Lo stillicidio di notizie e smentite, di comunicati stampa ed edizioni straordinarie ci lasciava tutto sommato indifferenti, la Diva sembra ora un’altra persona, rilassata e serena, quanto può far male la luce dei riflettori, quanto negativamente può incidere sulla personalità di una giovane donna, quanto può rovinarle la vita?
Le serate corrono lente tra film in lingua originale e chiacchiere riguardo a musica e libri letti.
Scopro poco a poco che una ragazza dolce e particolarmente intelligente si nasconde dietro alla maschera che fino ad oggi ha indossato; scopro che anche con pigiama e pantofole da ragazzina sembra a suo agio. Mi rendo conto che tutto questo è una novità anche per lei.
Nessuno di noi due ha più sfiorato l’argomento del nostro ritorno. La sua resurrezione.
Apparire! Splendere ed accecare! Con l’aiuto dei riflettori la mia vendetta nei confronti del mondo, di mia madre e del suo nuovo compagno, di Tomas che se n’è andato e che come Roberta non ha avuto il coraggio di lottare.
Un giuramento davanti allo specchio: non piangere mai più.
La metamorfosi fu gioco semplice, bella lo ero sempre stata, un po’ al centro dell’attenzione ed un po’ schivata per quella stessa dote. Studiavo le stelline della TV, la moltitudine di Lady Nessuno che si accalcavano tra le braghe dei potenti per l’ennesima ospitata, per modeste comparsate.
Le mie capacità canore erano già buone, affinate durante le ore di lezione frequentate per far piacere a mia madre; quando lessi del provino organizzato dalla società di spettacolo Ital One seppi con assoluta certezza che sarei stata di gran lunga la migliore.
Quando vi partecipai ne ebbi la conferma: tutti ammaliati dinanzi alla nuova diva, soprattutto quel Maretti, sicuramente uno dei capi, mi guardava affascinato, avevo fatto colpo, ce l’avevo fatta!
La telefonata di quell’uomo arrivò solo due giorni dopo, avrebbero puntato su di me, avevano grandi progetti, diceva, sarei diventata una star.
Il resto, come a volte si dice, è storia.
La storia è il metodo con cui uomini semplici cercano di semplificare vicende più complesse, la storia sono io su un palcoscenico che risplendo di luce propria, la storia sono orde di fans in adorazione e milioni di dischi venduti in mezzo mondo, giornali scandalistici disposti a tutto per avere una fotografia che mi ritragga in compagnia del mio nuovo falso fidanzato, campagne pubblicitarie, concerti in stadi completamente esauriti, contratti da firmare, film stupidi e di successo, magliette con sopra stampato il mio nome.
Qualcuno potrebbe domandarsi a questo punto se questo è un reality, una serie tv oppure una televendita.
A qualcuno sicuramente sarà venuto il dubbio se il finale sia stato in qualche modo già deciso, se al contrario si sia noi tutti vittime dell’improvvisazione.
Un finale c’era, devo ammetterlo.
Noi due ci presentiamo, dopo due mesi di totale isolamento nella campagna austriaca e senza aver avvertito nessuno fatta eccezione per il responsabile di produzione, nel bel mezzo del programma di intrattenimento della Domenica pomeriggio.
Sulla mia testa pende un ordine di comparizione per occultamento di cadavere, ma se il cadavere respira qui davanti a tutta la nazione, respira e risplende nel vestito bianco e quasi trasparente lascia intravedere quelle forme perfette che il mondo pensava ormai di aver perso per sempre.
Se il cadavere fa impazzire il centralino ed i mezzi del 118 sembrano non essere sufficienti per soccorrere tutte le persone che hanno avuto malori a causa dell’apparizione di Lady Defunta in diretta nazionale. Se la sopraccitata si avvicina al pubblico in delirio, distribuendo rose rosse e baci a tutti quelli che ne desiderano e non esistono motivi per non crederle visto che la realtà è così palesemente confermata da quello che appare sui monitor dello studio e dallo schermo più grande che mostra le immagini della diretta. Se gli ascolti di questa trasmissione del cazzo balzano in pochi minuti fino ad uno share dell’ ottanta e passa per cento abbattendo clamorosamente il record precedente registrato in occasione dell’intervista di Maurizio Costanzo a Dio Onnipotente.
Se lei fuori, splendida come sempre sembra un angelo improvvisamente tornato dal cielo per rendere più sopportabile le misere vite di noi tutti; io, da dietro le quinte, non posso far altro che mettermi a piangere, come un uomo nella sala d’aspetto dell’ospedale nel momento in cui apprende che suo figlio è nato e sta bene, come un ergastolano cui viene concessa la grazia, come quelle pastorelle che in un paesino desolato della Spagna meridionale si trovarono a tu per tu con la Madonna in carne, verginità ed ossa.
Ammettiamo ora che questo sia il finale.
Resta da chiedersi, e posso assicurarvi che non è una domanda tanto banale, se sia questo un lieto fine. Io che vengo assolto dall’imputazione di occultamento di cadavere non prima di qualche polemica sul mio comportamento e sulla mia moralità; la Diva a cui vengono dedicate le prime pagine di tutti i giornali che firma contratti miliardari e si prepara al tour destinato a sancire la sua consacrazione.
Era veramente questo quello che desideravi? Un ritorno in grande stile. Un’ operazione marketing di successo.
Poi la vita di prima, con decine di persone sempre attorno a soddisfare ogni tuo piccolo desiderio, ogni stupido capriccio, denaro che non avrai mai il tempo di spendere che si accumula in conti intestati a quel nome che hai tentato di dimenticare.
Era veramente questo quello che desideravi? La resurrezione senza redenzione. Da che parte credi siederai di fianco al Padre, il lato destro e sinistro sono da tempo occupati da qualcun’ altro.
Sei felice Diva?
Ora che risplendi sul tavolo degli affettati con tutti gli occhi puntati addosso. Sei tornata finalmente ad essere soltanto carne!
Sei felice Roberta?
Un finale doveva pur esserci.
Inizialmente me l’ero immaginato diverso…credevo ad un ritorno in grande stile, con folla plaudente inclusa ed un mare di microfoni fra me ed il resto del mondo. Giornalisti e comuni mortali accalcarsi dinanzi alla mia bocca per registrare la prima dichiarazione della Diva risorta, il vestito bianco e quasi trasparente per dimostrare al mondo che niente è cambiato, che il sogno può continuare.
Mentre Mario nell’altra stanza dorme ancora faccio le valigie. Lascerò un biglietto per scagionare il mio compagno e spiegare tutto. Perché, ora posso confessarvelo, la Diva non tornerà!
La Diva prenderà i suoi bagagli e uscirà da questa casa, salirà in macchina diretta verso la stazione ferroviaria di una cittadina a venti chilometri da qui, la Diva ha in tasca un biglietto di sola andata per Parigi. Il viaggio sarà lungo, farà due chiacchiere con una signora francese seduta davanti a lei, si farà strappare il biglietto dal capo treno, proprio come tutti gli altri si appisolerà con la testa appoggiata al finestrino, proprio come tutti gli altri non vedrà l’ora di arrivare.
Nella sconfinata stazione di Parigi scenderà dalla carrozza, il bagaglio in mano, la testa e le gambe dolenti per il lungo viaggio, si guarderà intorno cercando qualcuno nella folla; si accorgerà di un ragazzo seduto sulla panchina di cemento, grandi occhiali da sole a nascondere gli occhi, capelli biondo cenere un po’ spettinati, l’espressione ansiosa di chi sta aspettando qualcuno.
Roberta andrà verso di lui, senza farsi sentire si chinerà, il volto del ragazzo a quel punto sembrerà non bastare a contenere il suo sorriso, la sua gioia, così si abbracceranno tanto stretti da farsi quasi male.
Qualcuno certo li noterà mentre passeggiano mano nella mano tra le vie della città degli innamorati, qualcun altro sicuramente invidierà quel ragazzo non vedente in compagnia di una donna così bella. Qualcuno sicuramente si stringerà, proprio come loro o quasi come loro, quella notte faranno per la prima volta l’amore, si sfioreranno, prima dolcemente, poi con più impeto, rideranno poi e piangeranno forse anche ripensando a tutto il tempo passato lontani.
La mattina lei sarà la prima a svegliarsi, correrà giù dalle scale senza preoccuparsi del trucco, entrerà nel bar sotto casa per comprare due croissant ancora caldi da gustare davanti alla finestra in compagnia del suo uomo. Decideranno di fare una passeggiata e di non avere mai un televisore, di dirsi sempre tutto e viaggiare molto; davanti alla finestra con Parigi fuori che inizia a svegliarsi e a brulicare, prenderanno le decisioni più importanti: il nome dei futuri figli e cosa mangiare per pranzo, racconteranno dove sono stati in questi anni, chi sono stati in questi anni, senza tralasciare niente, senza la paura di deludere o di annoiare, torneranno con la memoria al tempo in cui erano ragazzini innamorati e spaventati, impotenti ed ostinati.
La casa è deserta. Roberta è scomparsa. Sul tavolo un biglietto, cinque righe per spiegare che ha preso una decisione: fuggire lontano per non fare più ritorno, fuggire lontano per non essere nessuno. Rimango impietrito perché questo è il finale!
L’inquadratura fissa sulla cucina, io in piedi con questo pezzo di carta in mano, l’immagine sfuma, dissolvenza in nero…
Ma concedetemi ancora qualche istante signori e signore, certo non sono il protagonista di questa strana vicenda ma, spero, di aver quanto meno interpretato al meglio la parte della comparsa “importante”, concedetemi qualche momento anche se la star se n’è andata, anche se l’intreccio è ormai sciolto, anche se il letto vi chiama o se un programma sull’altra rete vi aspetta.
Il tempo per preparare un caffè nella cucina deserta, per uscire di casa e sedermi sul secondo dei cinque gradini che portano alla porta d’ingresso, accendere una sigaretta, grattarmi la testa e pensare che non è poi tanto male questo finale. Decidere che forse me ne starò ancora rintanato per qualche tempo, potrei rimanere qui fuori, seduto davanti al niente per ore e decidere anche di smetterla con le sigarette.
Con questo vi lascio signori… pubblicità.
