Il caso strano

Quella mattina succedeva che il sole era sdraiato sul letto come lo ero io poco tempo prima. Poteva dirsi il caso che fosse diventato irrimediabilmente la mia copia.
Io stavo seduto sulla seggiola e fissavo la luminosita’ delle lenzuola.
Il giorno ventitre’ di maggio,in questa maniera replicato,riprendevo coscienza di essere l’originale e mi riappropriavo della sensazione dello scorrere del tempo.
Avevo trascorso a letto un mese,malato.Rattrappito dallo spavento che in me aveva provocato una cosa accidentale successa.
Mi era passato in mente il desiderio primitivo di nascondermi alla vista e di attendere il perdono.
Il fatto accaduto aveva bloccato il calendario e lo scorrere del tempo:il ventitre’ di aprile avevo perso la mano sinistra.Quella con cui non scrivo.
Infortunio sul lavoro era scritto negli uffici che si curavano della cosa.
Nel mio ufficio veniva invece impedita in termini rigorosi la confessione di ogni attenuante.
I miei attendenti interni valutavano l’infortunio come:perdita di potere-inizio di una crisi-attenzione.
Non ricordo,quindi il tempo non e’ esistito.Ho di me l’immagine di un uomo che beve,parla e mangia.Facevo tutte le cose importanti,sopravvivevo.
Tutto fino alla notte precedente al mio cosiddetto risveglio cerebrale.

Tutti i fumatori sanno che la prima sigaretta del mattino e’ quella che ci ricorda il perche’ conosciamo del paese in cui viviamo soprattutto il tabaccaio.
Sanno anche che dalla ventesima in poi la lingua e’ una polpetta e che il fumare e’ un moto di stizza e la posa che teniamo con noi stessi in segreto.
Ero ben oltre questa soglia e dal balcone guardavo dabbasso sulla strada:interpretai un’auto che sgommava veloce come un’emergenza improvvisa, poi incollai la mia attenzione sull’uomo sotto il lampione.
Lo “scemo del villaggio” a nome Mimmo mi rideva in faccia con la bocca spalancata;non diceva nulla,ma era terribile poiche’ quello che stava tenendo con la sua mimica da matto era il discorso piu’ incisivo che avessi mai ascoltato o immaginato.
Con una potenza da film muto la sua anima ballava sul suo corpo scuotendolo.
Lo spettacolo dell’uomo animato a cui stavo assistendo mi imprigiono’ le mani al punto che la sigaretta mi brucio’ in mano (la mano destra,quella con cui scrivo).

L’incanto duro’ tantissimo tempo;cesso’ quando questo fenomeno venne trascinato via da due uomini.Albeggiava.
Alle prime luci nel coricarmi supino sentii la gradevole sensazione che dà l’acqua quando la si usa per spegnere il singhiozzo;qualche attimo dopo era gia’ quella mattina.

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Daniele Veroni
Daniele Veroni

La mia buona maniera è la scrittura.
Non vanto titoli accademici e successi mercantili. Nei racconti propongo abitati e personaggi comuni, quelli che si incontrano nel sogno. Così perfettamente separati dall'eccellenza.

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