L’aspetto dei due occhi lo intimoriva e un poco ne moriva.
Aveva da esporgli l’idea sensazionale, la più bella invenzione che gli fosse mai venuta in mente; non riusciva però ad esordire con parole belle e stava decisamente facendo la figura dello scocciatore.
Gli avevano portato un bicchiere di caffè e in una sorsata lo aveva finito. Ora cercava di raccogliere lo zucchero dal fondo.
Due occhi lo guardavano in attesa di qualcosa,ma nessun moto geniale prendeva la parola; solo un tic nervoso riusciva a salire dal collo al fianco della bocca.
I due occhi guardarono l’orologio senza scoprire il polsino decidendo che era venuta l’ora del commiato e definendo l’abbandono.
Finalmente riuscì a ruggire “Mi rendo conto che non mi sono spiegato molto bene e che convenga riparlarne…”
“Al più presto! Sicuro!” bombardarono le pareti della stanza del personaggio importante. Una stretta di mano e rieccolo in anticamera dove tutto era iniziato:
dove vestito con cura aveva cianciato brillantemente con la segretaria aspettandosi di essere già da lei riconosciuto come “l’uomo incredibile che un giorno venne a stabilire le sue idee nella nostra Casa”.
Lei, al telefono, lo salutò alzando il mento puntuto che voleva dire “non dimentichi l’ombrello”.
Sceso in strada lo apri’ al vento e come tanti altri si incamminò tenendolo alto.
L’ombrello, l’invenzione per tutti.
