MMS – Moderni Momenti Sospetti

Traggo il seguente racconto da una sceneggiatura, anzi di una sceMeggiatura. Sono autoironico?!
Nel marzo del 2003 partecipai ad un concorso bandito dal Comune di Cremona per sceneggiature di cortometraggi nell’ambito della rassegna cinematografica “Futuri Prossimi”. La commissione valutò gli elaborati per aderenza al tema “nuove tendenze, tecnologia, comunicazione, ambiente”, alla fattibilità in termini di tempi e costi, ed all’originalità. Il tema della telefonia fu giudicato troppo presente e troppo poco futuro prossimo, nonché poco originale e ottimista. Preferirono la realtà virtuale applicata all’handicap fisico.
Così andò a finire.

Ti sei chiesto, Caro Lettore, qual è l’utilità di possedere un cellulare che scatta e invia foto “rubate”. È una libertà o una prigione? Il racconto non s’intitola Multimedia Message Service, pertanto… sei già sul sentiero corretto.
Bene, ora ti faccio conoscere i protagonisti della storia. Puoi metterti comodo e vedere il film in santa pace. Dura poco: cinque minuti al massimo. Non ti ruberò troppo tempo.

Il cellulare
Nuovo, nuovissimo, della categoria imaging phone.
Si chiama Imagem 2003. Il telefono dal nome portoghese è dotato di fotocamera integrata ad alta risoluzione, videoriproduttore a scatti e funzione di messaggistica multimediale (MMS, appunto). L’Imagem 2003 introduce in tutto il mondo una comunicazione visiva più ricca. Non solo è un telefono cellulare tri-band funzionante nei cinque continenti, ma ovunque sia disponibile una rete GSM 900/1800/1900.
Il costo? Questo non lo so. Non l’ho comprato io. Luana ci ha pensato. Ne ha preso uno per sé ed uno per il suo ragazzo: due al prezzo di uno, offerta lancio. Comunque non costa meno di 500 euro.
L’Imagem 2003 è il primo cellulare dotato di fotocamera integrata ed è destinato a generare grande eccitazione tra i consumatori, perché riesce a far “condividere un momento” istantaneamente: fotocamera, un grande display a colori da 176×208 pixel con 4096 colori e un’esclusiva tastiera circolare con tasto di scorrimento in 5 direzioni.
Una figata!
Con un apposito lettore si possono scaricare e riprodurre o trasmettere contenuti video in tempo reale. La funzione MMS permette all’utente d’inviare immagini, testo e suoni a un altro telefono compatibile abilitato all’MMS o a un indirizzo e-mail. L’Imagem 2003 supporta l’e-mail ed è dotato di browser XHTML, che consente una navigazione di ultima generazione. La tecnologia FCK permette all’utente di personalizzare il contenuto sul proprio telefono utilizzando una vasta gamma di applicazioni di terzi, tra cui l’elaborazione delle immagini e una serie di giochi ad intenso uso della grafica.
Bla, bla, bla…

Luana
Venticinquenne, studentessa modello fin dalle elementari. Dopo il diploma si sta brillantemente laureando in ingegneria. È un ragazza da sposare: seria, brillante, intelligente e bella. È sempre in casa a studiare, china sulla scrivania ore ed ore. Non vede l’ora di finire per uscire col suo ragazzo.
Chissà cosa starà facendo adesso, Mirko?!
Non la vedete in viso, ma solo di spalle. Immaginatevi un sorriso candido e gentile, labbra rosee e sottili, naso affilato, carnagione chiara, occhi azzurri incorniciati da una montatura spessa e nera, come i suoi capelli ricci e lunghissimi, raccolti alla bell’e meglio. Stupenda, anche se struccata. Elegante, anche se in tuta.
Luana rovista continuamente sulla scrivania fra libri, foglio, matite e pennarelli. Evidenzia le frasi significative dei testi con un righello, perché ama l’ordine. “Se poi li devo rivendere, saranno presentabili”, sostiene, dimostrando una vivace sensibilità alle risorse materiali.
Chissà cosa starà facendo adesso, Mirko?!
Sulla scrivania si trova l’Imagem 2003. Ecco, fatto. Luana lo afferra e decide d’inviargli un mms e chiedergli come sta, dove si trova. E con chi è… soprattutto.
Luana guarda fuori dalla finestra. C’è il sole e il calore d’inizio estate è mitigato da una leggera brezza. È malinconica: vorrebbe essere con lui. Invece è sopra un tavolo di legno scuro, posto in un angolo della camera dove occorre comunque accendere la luce e puntarla sui libri. Gli occhi dolgono alla fine della giornata di studio. S’illuminano, quando osservano il primo piano di lui appeso sul muro di fronte in un quadretto a forma di cuore.

Mirko
Il bastardo. Dove sei, Mirko? Ti ho trovato finalmente. Non è stato difficile, ma avrei perso la pazienza se non ti avessi trovato subito. Odoravo che tu fossi in centro, in piazza Stradivari, diretto a quella del Duomo, la magnifica.
Ti ho seguito…
Passeggi come un galletto con quella magliettina bianca che, attillata, esalta il tuo fisico gonfiato da anabolizzanti. Capelli pesantemente ingellati, abbronzatissimo, naso diritto, mandibola alla Ridge e neanche troppo sbarbato… lo immaginate? È il classico farfallone mantenuto da papà.
Guarda un po’ dove va il bischero?! Chi è quella quarta abbondante e abbondantemente esposta a balconcino?! Si siedono nei primi tavolini della piazza, che trovano vuoti: impazienti! Mi metto in una posizione strategica. Lui, lo vedo di spalle: meno male. Lei, la vedo di fronte: meno male.
Che spettacolo…

Giovanna
La zoccola. È lo stereotipo di colei che, nel cervello del maschio, sviluppa a ritmo incessante testosteroni che sostituiscono i tradizionali neuroni. Abbronzata, immaginatevi che tanga indossa quando si sbatacchia orizzontale; bionda, come tutte le barbie di rispetto; occhi verdi, da lenti a contatto; sorriso accattivante con labbra pronunciate in modo provocante. Che mangiatrice di uomini sono, sembra dirsi. Beh, intanto mangiati pure sto pollo! Gli siede di fianco, mostrandogli la scollatura che ad ogni folata di brezza sembra aprirsi; tiene le gambe incrociate e la minigonna si restringe ancor di più. Immaginate il suo viso e le sue cosce. Immaginate lui, che la guarda.
Che spettacolo.

Il narratore
Sono io. Mi vedete? Non credo. Mi nascondo bene. Sono colui che vi racconterà questa storia. Sono fatto di caratteri, di parole e di spazi: times new roman, anche se posso diventare arial o courier con un tocco di mouse. Mi trovo in piazza del Duomo, da solo, seduto sui gradini di accesso al portico della Bertazzola, la balconata bianca alla base del Torrazzo. Osservo per bene la scena. È a pochi metri da me. Faccio finta di leggere un giornale. Uno sguardo attento ed indagatore capirebbe che sto fingendo, che non mi trovo lì per passare qualche momento all’aria aperta. Sto per vivere qualche moderno momento sospetto. Li osservo. So quello che succederà. So che le cose si aggiusteranno.
Posseggo un’arma.

La storia
I piccioncini parlottano fra di loro. Non leggo bene le labbra di lei. Sembra che risponda alle panzanate da grande uomo che gli sta dicendo lui.
“Sai, io di qui… Faccio questo, faccio quello. Ho la piscina di 25 metri in giardino, due auto d’epoca, mi piace andare in giro e infrattarmi in qualche angolo buio della città…”
E lei: “Ah, sì, certo, come no?!”
Un discorso poco paritario. Mirko pronuncia parole su parole, mentre Giovanna si esprime a monosillabi. In realtà è lei che ne dice di più. Basta guardarla: “Io costo caro. Meno male che tu c’hai i soldi per portarmi in giro, in posti eleganti, su auto sportive, per offrirmi la cena, il cinema, il pub. Poi arrivati ad una spesa – tua – sufficiente e da me prestabilita, te la dò”.
Da quanto tempo sono al tavolo?
Hanno ordinato un succo di frutta di colore giallo: albicocca, pesca o ananas ed una coca-cola in bottiglia con una fettina di limone calcata nell’imboccatura. Quando la cameriera si è avvicinata per portare le bevande, lei si è leggermente scansata, cogliendo l’occasione per aggiustarsi la minigonna e sottolineare che aveva le gambe da guardare.
E il fidanzato? Butta l’occhio simulando la ricerca di qualcosa nella tasca dei jeans. Il cellulare vibra. Lo so, perché lui rimane sorpreso. Non se l’aspettava. Metti la mano in tasca, così per non farti scoprire… e vibrrrr…br…

Il cellulare…
Parliamo un attimo di questi cosi, vi va? Si tratta di questo, di MMS, di cellulari, di tastini, ecc.
Ricordate quando non c’erano i cellulari?
Pensate ad una colonna sonora cupa e lagnosa… e rispondete alla domanda. Com’era la vita prima dei cellulari? Com’era la vita quando il primo minuto di telefonata costava 1.500 lire, quando adesso sono 400 o 20 centesimi di euro?
Se eri solo, eri solo.
Se eri con una ragazza, lo sapevate voi due…
E potevi sempre negarlo, vero Mirko?
Luana, tu che fai? No, non dirmelo. Tanto lo so. Che domande banali che faccio. Stai studiando. Sei una brava ragazza, volenterosa. Peccato che ignori la realtà. Il tuo ragazzo ti prende in giro. E tu ancora gli mandi messaggi in cui gli chiedi dov’è, dove non è, con chi è?
Non ti rendi conto che ti prende in giro?
No, lo so. Quando ci sei dentro, quando sei coinvolta emotivamente, non ti accorgi della realtà.
Ricordate quando inventarono la telefonia mobile?
Fu una rivoluzione nella comunicazione. Dopo un decennio si diffuse in tutto il mondo. Dopo due… ci sono più cellulari che telefoni fissi. E Internet?! Anch’essa ha contribuito alla massificazione del nuovissimo prodotto della tecnologia: suonerie, cover, loghi… E che macello le onde elettromagnetiche!
Quando comprasti il cellulare, cosa cambiò?
Se eri solo, non eri più solo.
Eri reperibile.
Reperibile: che si può trovare.
“Perché hai tenuto il cellulare, spento?”, chiedeva la ragazza. Chi, Giovanna? Anche… Tutti l’abbiamo fatto, no? E aggiungevamo: “Ti ho chiamato. Ma non eri raggiungibile”.
Non raggiungibile: che non si può trovare.
Allora non si poteva tenerlo spento. Mirko, invece, l’aveva fatto. Aveva tolto la suoneria. Silenzioso: zzz…zz… Chi, Mirko? Sì, anche. Ma tutti l’abbiamo fatto, no? “Sai, cara, non volevo disturbare, così l’ho messo in modalità silenziosa”. “E non ti sei accorto di avere due (o cento?) chiamate non risposte??”, faceva lei. Non si poteva nemmeno ribatterle: “Credevo fosse uno squillo”. “Eh, no! Perché uno squillo è uno – avrebbe detto la gelosa – E non rispondere allo squillo è altrettanto grave, quanto non rispondere ad un saluto”.
Allora inventarono la vibrazione.
Spegnerlo era permesso solo in luoghi dove avrebbe potuto arrecare interferenza, danno: gli ospedali. Di conseguenza si doveva sperare solo nella mancanza di campo.
Al momento l’utente non è raggiungibile…
Mirko avrebbe usato quella scusa: “Era all’ospedale”. Solo una volta, però. Avrebbe detto poche volte: “Non c’era campo”. Le compagnie telefoniche aveva già tappezzato tutti i tetti di ripetitori. Non reggeva. Mirko poteva azzardare la motivazione automobilistica per eccellenza: “Troppo traffico, cara. Troppi telefonini accesi, non sapevo che mi avessi chiamato”.
Così s’inventarono il messaggio: “Ti ho chiamato alle ore…”
Non c’erano più scuse.
Niente alibi.
Mirko doveva fare appello a tutte le sue doti oratorie per essere convincente su quanto era intento a fare. “Sono solo”.
Solo…
Non si è più soli,
con un cellulare appresso. Ricordalo, Mirko.
“Non ti ho risposto perché era scarico”, le aveva detto. “Cosa? Il tuo che ha un’autonomia di venti ore. Ma non lo metti in carica tutte le sere??”, ribatteva lei.
Non c’era nulla fare.
“Perché mi hai risposto allo squillo dopo due ore?”
“Perché nel messaggio c’era un errore?”
“Perché…?”

Luana gli ha appena mandato un messaggio.
Vibrrrr…br…
L’ho capito dalla faccia che ha fatto lui. Non sei per niente bravo a mascherare le reazioni! E adesso ti tocca rispondere per forza, perché quello che c’è scritto non ti lascia ampio margine di manovra.
Mirko chiede scusa alla ragazza: “Il lavoro…” E lei pesca o, forse, non gliene frega nulla. L’importante è ricevere e dare fa anche piacere, non è un grande sforzo.

Dove sei? Mandami subito una foto. Ti ho fatto due squilli oggi… Dove sei??

La ragazza è molto esplicita. Quante gliene hai combinate? Anche lei… però… stare con uno e dubitare della sua fiducia…
“Mi tocca”, dice Mirko alla tipa. Voglio proprio vedere come te la cavi. Certo, sembri sicuro di te. Ti punti il cellulare in faccia… bravo. Inquadrati bene. Inquadra te stesso… così. Eppoi anche un po’ di persone alle tue spalle. Credi veramente che lei la beva? Non credi che si veda che tu sei seduto? E se non si vede il tavolo, pensi che lei non s’insospettisca?
Clic.
Messaggio inviato.
Mirko allarga le mani e si compiace. Lui e Giovanna si sorridono e tornano a cinguettare giocosi. Io continuo a leggere il giornale. Non c’è nulla d’interessante: scontato.
Luana lo riceve. Velocissima la rete. In una manciata di secondi la risposta di Mirko è fra le mani di lei, sotto i suoi occhi, fra mille lettere e parole di libri e appunti.

In piazza, tesoro. Sono con da solo. Aspetto cliente che nn arriva.

Nn…
Cavoli, ha la possibilità di inviare una stringa di testo quasi infinita e lesina sulle lettere. Retaggio dei preistorici sms.
Luana osserva la foto per bene. Si concentra su di essa. Non ha nulla di che dubitare. La sua mente è ancora rapita dallo studio e lentamente arriva alla deduzione logica.
C’è qualcosa che non quadra…
C’è qualcosa che lui non inquadra!
“Troppo comodo. E il tavolo??”, dice ad alta voce la nostra quasi ingegnere. Adesso ci pensa lei, lo so. Adesso gli invia un gran bel messaggio in cui specifica esattamente cosa vuol vedere. Adesso… No, non prima di chiarire quell’errore, quella svista, quel lapsus freudiano.
Sono con da solo…
Luana prende in mano l’Imagem 2003 e, nervosa e feroce, lo mette di fronte al fatto compiuto: “Ti ho colto in flagrante”, potrebbe dire. Ma non può. Io sì.

Sei CON o DA solo??? Fammi vedere davanti a te, il tavolino, dato che sei seduto, e la tua mano che spunta, così capisco dove sei!!

Vibr…br…
Mirko afferra il suo telecomando. L’ha lasciato sul tavolo, sicuro di aspettarsi un altro messaggio. La conosce bene la sua ragazza. Sa che non molla e che le sue rimostranze sono dure a sopirsi. A ragione, naturalmente.
La faccia che fa Mirko è eloquente: colpito! La nave imbarca acqua, ragazzo. Anche la tua sfitinzia lì vicino comincia ad avere qualche sospetto; non è proprio priva di materia grigia. Giovanna s’indispettisce per queste continue intrusioni che distraggono il suo pollo da spennare.
Lui legge: che scena. Sembra dire: ach, ho proprio commesso un errore di sbaglio.
Vedi, Mirko, Devi stare attento quando vuoi fare il furbo. Se non lo sei, devi impratichirti e fare finta di esserlo. Luana ti ama tanto, purtroppo per lei. Ti ama a tal punto da spendere tutte le sue paghette per comprarti un Imagem 2003. È una brava ragazza: non la dovresti prendere in giro come fai.
Con gli mms non ha più la libertà di qualche anno prima. E pensa quando ti comprerai un videofonino… Ti toccherà filmare il posto dove ti trovi, ruotando su te stesso per 360 gradi. E la ragazza che vuoi nascondere, dovrà fare lo stesso… dietro la tua schiena. Siamo arrivati alle comiche!
Infatti è ora di darcene un taglio e di concludere questo cortometraggio. Vi ricordate che anch’io ho un’arma? Avevate pensato che fosse una pistola? Beh, a giudicare dal tenore degli altri racconti… No, Fedeli Lettori, l’arma è un cellulare, dotato di fotocamera.
Clic.
Sono riuscito a fare una bella foto. Credo che la conserverò a lungo. Mirko di spalle, riconoscibile di profilo, e la zoccola con cosce e scollatura ben visibili.
Che spettacolo!
Inviato.

Te l’avevo detto

Poche parole e convincenti.
Credo che Luana abbia strappato la foto del suo ex dal muro. “Questo è troppo”, credo che abbia gridato. Spero che non si butti troppo giù. Ha l’esame e dev’essere in forma. Da parte mia avrà il massimo sostegno. Come lo ha avuto in questa giornata di sole con una brezza leggera.

Morale
Ci sono diverse morali in questa storia, una per ogni protagonista, che si possono sintetizzare in una frase o massima da loro stessi pronunciabile; una battuta da incorniciare in questi moderni momenti sospetti.
Mirko: “Non sono mai solo quando ho un cellulare in tasca”.
Giovanna: “Piccola e larga, vengo bene nell’inquadratura”.
Cellulare: “Non sono un utile strumento di comunicazione, bensì un’arma di controllo”.
Luana: “Posso arrivare dove voglio. Controllare, interrogare, smascherare. Mi domando, però, se questo mi soddisfa”.
Narratore: “La privacy può andare a farsi fottere”.

E ricordate che l’uso della tecnologia fa l’uomo preda del Grande Fratello. Che esiste… ve lo assicuro.
Non è nessuno in particolare. Non è un’organizzazione cospiratrice alla X Files. Può essere ognuno di noi… La fidanzata, il marito, l’amico… il vicino di casa.
Non siamo soli…

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Michele Aglio
Michele Aglio

Michele Aglio è nato il 24 ottobre 1975 a Cremona. Ha scritto cinque fra romanzi e raccolte di racconti: "Lo Scoppio" (2002), "Fratelli" (2003), "Tre" (2005), "A,medeo" (2007) e "Motorullo Ultrapiatto" (2008). Dopo la laurea in comunicazione e marketing (Trieste, 1999), ha vinto il premio Cenacolo 2002, sezione giovani.

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