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E’ notte e fa freddo a Roma.
Le strade sono deserte, un Uomo cammina solitario lungo il Tevere prima di girare a destra per una stradina stretta e buia.
Ha le mani in tasca, il bavero del cappotto alzato sul collo e l’ andatura tipica di chi ha bevuto troppo, ma non è ubriaco.
In fondo al viale alberato le prime luci di piccoli fuochi che bruciano a terra e le prime prostitute.
L’Uomo ci cammina attraverso senza mai alzare la testa fino a fermarsi in prossimità di una di loro.
La guarda senza troppa emozione: la donna ha meno di quaranta anni, un fisico ancora attraente, ma il volto segnato dai troppi anni passati su un marciapiede.
I due si conoscono e dopo un iniziale imbarazzo si sorridono prima di incamminarsi inghiottiti dal buio della notte.
Dopo pochi passi l’Uomo finalmente rompe il silenzio e voltandosi verso la donna le domanda “come stai Maria?”.
“Io bene…e tu?”.
“Bene”.
“E il tuo lavoro?”.
L’Uomo scrolla il capo poi abbassandolo risponde “continuo a scrivere qualche poesia che ormai leggi solo tu…”.
“Ma che dici!” esclama la donna “le tue poesie sono bellissime!”.
L’Uomo non risponde ed in silenzio riprende il suo cammino prima di fermarsi al centro di una Piazza illuminata.
Dalla tasca estrae un pezzo di carta e lo porge a Maria dicendole “tieni…questa è per te...è un regalo…”.
Maria alza lo sguardo verso l’Uomo e stende la mano per prendere il foglio che è ripiegato su se stesso.
Poi lo apre.
Sopra c’è scritto:
'…affinché il tempo e lo spazio finiscano nel congiungersi…'
Dopo averlo letto Maria domanda “dove l’hai scritta?”.
La poesia è appuntata su un pezzo di tovaglia di carta strappato di quelle che si usano in certe osterie.
“…non lo so…non ricordo…”.
La donna osserva di nuovo il pezzo di carta poi lo ripiega con cura e lo mette nella borsetta.
“…so solamente che l’ho scritta…non chiedermi altro…” conclude l’Uomo prima di riprendere a camminare.
Maria rimasta indietro alza un po’ la voce e dice “…comunque grazie…è molto bella…”.
E’ notte e fa freddo a Roma.
Le strade sono deserte, un Uomo cammina solitario lungo il Tevere prima di girare a destra per una stradina stretta e buia.
Ha le mani in tasca, il bavero del cappotto alzato sul collo e l’ andatura tipica di chi ha bevuto troppo, ma non è ubriaco.
In fondo al viale alberato le prime luci di piccoli fuochi che bruciano a terra e le prime prostitute.
L’Uomo ci cammina attraverso senza mai alzare la testa fino a fermarsi in prossimità di una di loro.
La guarda senza troppa emozione: la donna ha meno di quaranta anni, un fisico ancora attraente, ma il volto segnato dai troppi anni passati su un marciapiede.
I due si conoscono e dopo un iniziale imbarazzo si sorridono prima di incamminarsi inghiottiti dal buio della notte.
Dopo pochi passi l’Uomo finalmente rompe il silenzio e voltandosi verso la donna le domanda “come stai Maria?”.
“Io bene…e tu?”.
“Bene”.
“E il tuo lavoro?”.
L’Uomo scrolla il capo poi abbassandolo risponde “continuo a scrivere qualche poesia che ormai leggi solo tu…”.
“Ma che dici!” esclama la donna “le tue poesie sono bellissime!”.
L’Uomo non risponde ed in silenzio riprende il suo cammino prima di fermarsi al centro di una Piazza illuminata.
Dalla tasca estrae un pezzo di carta e lo porge a Maria dicendole “tieni…questa è per te...è un regalo…”.
Maria alza lo sguardo verso l’Uomo e stende la mano per prendere il foglio che è ripiegato su se stesso.
Poi lo apre.
Sopra c’è scritto:
…affinché il tempo e lo spazio finiscano nel congiungersi…
Dopo averlo letto Maria domanda “dove l’hai scritta?”.
La poesia è appuntata su un pezzo di tovaglia di carta strappato di quelle che si usano in certe osterie.
“…non lo so…non ricordo…”.
La donna osserva di nuovo il pezzo di carta poi lo ripiega con cura e lo mette nella borsetta.
“…so solamente che l’ho scritta…non chiedermi altro…” conclude l’Uomo prima di riprendere a camminare.
Maria rimasta indietro alza un po’ la voce e dice “…comunque grazie…è molto bella…”.
E’ notte e fa freddo a Roma.
Le strade sono deserte e un uomo ed una donna camminano accanto su un marciapiede del Centro.
In prossimità di un portone si fermano.
Dall’altra parte della strada c’è un’osteria con l’insegna luminosa ancora accesa.
Maria apre la borsa e tira fuori le chiavi per aprire il portone mentre l’Uomo si allontana da lei fino a raggiungere il centro del viale.
Davanti allo sguardo sorpreso della donna, l’Uomo sfila entrambe le mani dalle tasche e dopo averle portate all’altezza delle spalle, lentamente le allarga verso l’esterno sollevando la testa verso il cielo.
Maria osserva l’Uomo che sembra essere poggiato su un crocefisso e stupita gli grida “…dai andiamo!”, ma lui come se non avesse sentito rimane nella sua posizione ancora per qualche istante.
“…dai andiamo!” prova a dirgli ancora la donna.
L’Uomo sempre nella stessa posizione gira la testa verso Maria ed in tono delicato le dice “stai zitta un po’ Maria…” e guardando ancora in cielo “…non lo senti un vento strano?...sembra una carezza calda…eppure è quasi Natale…”.
Maria resta in silenzio ancora qualche istante poi si gira “dai andiamo…” e con un click apre il portone.
L’appartamento di Maria è piccolo e squallido come la stanza di un albergo che ha perso tutte le sue stelle.
L’Uomo si muove con disinvoltura nella casa perché non era la prima volta che ci entrava: dopo aver girato attorno al letto matrimoniale si toglie il cappotto e lo appende sull’attaccapanni, cammina verso la finestra e una volta aperta si affaccia sulla strada.
Maria è in bagno, dalla stanza da letto si riesce a sentire il rumore di un rubinetto aperto.
“Maria vieni alla finestra!” grida improvvisamente l’Uomo.
La donna apre la porta, entra nella stanza e resta in silenzio a guardare l’Uomo di spalle affacciato dalla finestra.
“Maria vieni!” ripete “vieni a vedere presto…c’è un’Astronave qua fuori!”.
Maria cambia espressione, abbassa lo sguardo ed in tono materno gli dice “…dai vieni a letto…”.
L’Uomo senza girarsi con un tono più agitato risponde “Maria ti giuro sta proprio sopra l’osteria!...vieni a vedere!”.
Nessuna risposta.
Nella stanza ora c’è silenzio.
L’Uomo allora si gira, guarda Maria, si volta ancora verso la finestra e scrollando le spalle in segno di rassegnazione si avvicina alla donna.
Si siede ed inizia a spogliarsi.
Tolti i vestiti li lancia sulla sedia ed entra nel letto.
I due sono sdraiati supini sotto le coperte col busto leggermente rialzato dai cuscini.
Le loro braccia sono distese sopra le coperte chiare.
L’Uomo dopo qualche minuto inizia a cercare con la sua mano quella della donna e una volta trovata, stringendola dolcemente, le chiede “Maria…verresti via con me?”.
Maria al suono di quelle parole si gira verso di lui e con aria perplessa domanda “via dove?”.
L’Uomo con lo sguardo perso nel vuoto risponde “non lo so…non lo so…però andiamocene via Maria…” e guardando verso la finestra aggiunge “via con loro!”.
Maria si gira ancora verso l’Uomo.
La sua espressione ora è diventata più seria “con loro chi?” domanda a voce bassa.
L’Uomo non risponde e fissa il soffitto.
“Con quelli la fuori?” aggiunge ironica indicando la finestra “con quelli sopra l’osteria?”.
“Si…proprio con loro…” risponde lui serio.
Ancora una volta nessuna risposta.
I due si ritrovano mano nella mano a guardare nel vuoto senza parlare.
“Ma in fondo perché no!” rompe il silenzio Maria “tanto che senso ha restare ancora qui…” parla con voce ricca di rammarico.
L’Uomo abbozza un sorriso per il consenso ricevuto dalla donna e con tono deluso replica “poi in fondo qui chi lasciamo…soltanto un po’ di gente…” sospira “…gente che non ci ha mai amato…che non ci ha mai capito…”.
“che ci ha sempre tradito…” lo interrompe Maria “che ci ha sempre truffato…”.
“Allora andiamo?”.
Maria annuisce con la testa “d’accordo!”.
I due ancora con la mano nella mano non si guardano più e ad occhi chiusi rimangono fermi come nell’attesa che accada qualcosa.
“Aspetta!” improvvisamente l’Uomo si volta di scatto “aspetta Maria…prima vorrei chiederti una cosa…”.
Maria spalanca gli occhi in attesa della domanda che non si fa aspettare “Maria…” l’Uomo ha l’espressione di uno che sta cercando di farsi coraggio “…Maria…mi vuoi sposare?”.
Maria ora fissa l’Uomo.
Il suo viso adesso è sereno, lo sguardo soave.
“Si…” lo guarda intensamente “…lo voglio!”.
L’Uomo sorride e all’improvviso senza dire niente si alza dal letto e si dirige in cucina.
Una volta dentro apre il frigorifero, prende due lattine di Coca – Cola e lo richiude.
Con le lattine in mano torna a letto e dinnanzi allo sguardo attonito della donna le stappa e dalle linguette di apertura ricava due anelli di latta.
Dopo aver poggiato le lattine sul comodino le prende la mano sinistra e scegliendo il dito anulare lo inanella sussurrando “Maria…da oggi e per sempre sarai la mia unica donna…”.
Maria sorride, piega la testa da un lato come per nascondersi da un certo imbarazzo e ripetendo il gesto dell’Uomo gli infila l’anello nell’anulare destro pronunciando a bassa voce “…e tu da oggi e per sempre sarai il mio unico uomo…”.
I due amanti si guardano di nuovo e con le lattine in mano, incrociando le braccia, brindano come si usa fare nei matrimoni.
Un ultimo sorso di Coca – Cola ed un ultimo sorriso prima di finire ancora sdraiati supini sotto le coperte.
Distesi sul letto le loro mani con gli anelli, dopo tanto cercarsi, finalmente si ritrovano in un incrocio di dita lungo tutta una notte.
La mattina seguente il silenzio della stanza è spezzato da un pugno che bussa alla porta.
Due giovani camerieri con in mano un vassoio per la colazione sono fuori la porta in attesa di una risposta che non arriva.
Il ragazzo senza vassoio allora bussa di nuovo e non ricevendo ancora nessuna risposta girandosi verso l’altro sarcasticamente gli dice “…ieri sera avrà fatto molto tardi!”.
“…e si…avrà avuto molto lavoro!” sbottano a ridere.
Terminate le risate i due ragazzi riprovano a bussare e, ricevendo come unica risposta ancora silenzio, quello col vassoio poggia un orecchio sulla porta nel tentativo di captare qualche rumore.
“Sta ancora lavorando?” domanda l’altro ironico.
I due si guardano cercando di trattenere le risate senza riuscirci poi riprovano per la terza volta a bussare, ma dalla stanza niente, nessuna risposta e nessun rumore.
“E’ la prima volta che non risponde…strano…” esclama preoccupato il più giovane “…beh si…è molto strano…prova a bussare un’ultima volta…”.
Il ragazzo col vassoio allora bussa un’altra volta ricevendo sempre la stessa risposta.
I camerieri si guardano perplessi senza sapere cosa fare poi quello col pizzetto che sembra essere il più anziano dei due dice “ora che facciamo…proviamo ad aprire?” tirando fuori dalla tasca un mazzo di chiavi.
“va bene…proviamo ad entrare”.
Trovata la chiave giusta il ragazzo senza vassoio apre lentamente la porta e con aria circospetta entra nella casa dicendo “c’è nessuno?”.
Ancora nessuna risposta.
“C’è nessuno?” ripete il ragazzo facendo segno all’amico di seguirlo dentro.
I due camerieri passano per la saletta d’ingresso, la cucina, il bagno ed infine la stanza matrimoniale per poi ripetere a ritroso lo stesso percorso senza però trovare nessuno.
L’appartamento è vuoto.
Il letto è sgombro, ma le lenzuola sono sgualcite come se qualcuno ci avesse dormito dentro, la finestra è chiusa, sull’attaccapanni c’è appeso un cappotto e sulla sedia ci sono dei vestiti ripiegati con cura.
I due ragazzi sembrano non saper come spiegarsi l’accaduto e per questo allargano entrambi le braccia e scrollano la testa.
“Se ne sarà andata?”.
“Si…secondo me se n’è anda…” prova a rispondere l’altro prima di essere interrotto da un rumore molto forte proveniente dalla camera da letto.
“Cosa è stato?” domanda impaurito il ragazzo col vassoio.
“Non lo so…andiamo a vedere…”.
Entrati nella stanza i due capiscono che il rumore proveniva dalla finestra che improvvisamente si era spalancata facendo sbattere con violenza le ante sul muro.
“Non senti un vento strano?” domanda il più giovane “…come una carezza calda…”.
“…sarà per via della porta aperta…chiudila che fa corrente!”.
Il ragazzo fa pochi passi indietro e chiude la porta.
Quella strana corrente che si è sviluppata nella stanza però non si arresta così il ragazzo col pizzetto per bloccarla è costretto ad avvicinarsi alla finestra nel tentativo di chiuderla.
Prima di farlo decide di guardare fuori, una volta a destra, una a sinistra ed infine in alto.
In quel momento proprio sopra l’osteria un punto luminoso comincia a brillare intensamente prima di sfumare nell’azzurro del cielo del mattino.
Svanita quella luce nella stanza di colpo scompare anche la strana corrente.
Il ragazzo col vassoio se ne accorge, sgrana gli occhi per la sorpresa, ma senza aggiungere altro si limita a chiedere “…e di questa adesso che ne facciamo?” indicando la colazione con lo sguardo.
Dopo un attimo di esitazione il cameriere senza vassoio ammiccando esclama “…è pagata no!?!”.
I due ragazzi sorridono, si guardano intorno e dopo aver poggiato il vassoio sul letto cominciano a mangiare.
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