“Quando il primo bambino rise per la prima volta, la sua risata s’infranse in mille e mille piccoli pezzi che si dispersero scintillando in tutto il mondo: così nacquero le fate”. Già me le immaginavo, a saltellare tra le foglie secche creando piccoli mulinelli, e a ridere delle nostre sciocche congetture sul tempo: dispettose, vendicative e bellissime.
Forse, in verità, sono nate piuttosto dal capriccio di un bambino che poi è cresciuto, dimenticandole in qualche nascondiglio segreto della sua cameretta. Così ora sono costrette a rimanere qui e si divertono come possono. Una di loro deve avermi manomesso ancora la sveglia perché…
” E’ TARDI !!!”
Merda! Non l’ho sentita neanche oggi! Giù dal letto e poi subito per le scale, finendo di sistemarmi vestiti e capelli per strada, mentre con una mano cerco le chiavi della macchina nella borsetta. Poi è il turno degli zombi della metropolitana, gente assorta nella lettura del giornalino gratuito distribuito in metrò.
I più intrepidi azzardano persino un commento:
”Questo caldo…non se ne può più! “
“E questa pioggia…non se ne può più!”
“Questi stranieri…non se ne può più! “
“Questo traffico…non se ne può più! “
“Questi prezzi…non se ne può più!”
Arrivo. Puntuale. E per punizione mi devo sorbire uno dei discorsi più noiosi mai sentiti. Quantomeno a quest’ora. Mi chiedo come possa un contenitore, grande quanto una scatola cranica, contenere così tanto di niente.
E allora sogno. Sogno di pesci colorati che mi nuotano accanto senza paura, di delfini e spigole cristalline, di echi lontani carichi di un significato profondo. E di sirene flessuose che m’invitano a scendere nel cuore blu del mistero.
La linea bianca che separa i due elementi ora è alta e il freddo mi entra dentro il petto. Decido di risalire e sento i muscoli contrarsi dallo sforzo e lo stomaco chiudersi per la mancanza d’ossigeno, ma quando riemergo è il sole infuocato della realtà che mi scalda il volto.
Riprendo la Metro che mi porterà verso casa, la sirena che nuota nel nero finestrino mi ricorderà ogni mattina che anche i sogni cambiano colore, mentre il mio aggrovigliato presente mi fa ora sorridere alla corpulenta signora che sgomita seduta al mio fianco.

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