Meccanica di un dobermann

Io sono vergine. Non credo agli oroscopi. Sono preciso, razionale e calcolatore. Almeno così mi dicono.

Genova. Via S. Martino. Ore 00,30 di notte. Il peggior asfalto dell’emisfero nord, Calcutta compresa. Pioggia a vento tipo spilli. Casco integrale, visiera abbassata, parabrezza completamente annaffiato. Visibilità ridotta al minimo. Lo scooter entra in curva, un raggio largo, dolce. Mi precede una city car francese. Un’utilitaria di qualche anno fa, verde bottiglia nella notte. Le gocce rifrangono i fari. L’andatura è costante e adeguata al clima. Mantengo la distanza di sicurezza per evitare tamponamenti causati da fenomeni di acquaplaning.

All’improvviso i fari dell’auto di fronte a me illuminano qualcosa di scuro. Spunta tra le macchine. Da sinistra. Tanto inatteso da non suscitare una reazione immediata nel guidatore. Io, invece, vedo. Penso di frenare.
So che il mio scooter ha freni a disco davanti, tamburo dietro e frenata integrale progressiva. Sta scritto nel libretto. Freno energicamente con la destra e dolcemente con la sinistra. Non è proprio un ABS, ma il ciclomotore regge, scoda e rallenta. La macchina davanti a me non frena e, a quaranta chilometri all’ora, urta l’oggetto che ha ingombrato la carreggiata: è un cane. Tutto nero. Focato come una Fender. L’autista lo prende in pieno, all’altezza del garrese. Solo dopo averlo preso in pieno, frena. Motore frontale e frenata improvvisa uguale ruote bloccate. L’avantreno s’abbassa. La macchina va. I coni dei fari illuminano chiaramente la strada per darmi conto della situazione. Una macchina pesa 1200 chili, un cane, dobermann maschio adulto come quello, sì e no 45. Il calcolo è presto fatto.

E’ il risultato ad essere notevole.
Il dobermann accusa il colpo con un unico semplice gemito. La carrozzeria della macchina fa rumore di rottame. Il cane viene proiettato in avanti. Tocca terra. Il pelo liscio e lucido sfrigola sull’asfalto bagnato. Cade su un fianco e striscia per alcuni metri. Poi si gira sulla schiena, in una posizione innaturale, con le zampe irte al cielo. Tese. Parallele.
E inizia a ruotare.
A mulinare come una girandola. In cerchio, lentamente. Sì. Sulla schiena. Zampe in su.
Ora, io so che, da uno scontro tra un dobermann e una Clio, non ci si può aspettare niente di buono. Le risultanti dei due vettori, con le variabili di massa, volume, peso e densità porta, inequivocabilmente, alla morte del cane. Morte che può avvenire per arresto cardiaco causato dall’urto. O per le ferite riportate al torace. O ancora per la rottura della colonna vertebrale al momento dell’impatto al suolo.
Io, invece, ho visto con questi miei occhi, il dobermann smettere di ruotare, alla fine dell’inerzia, e quindi fermarsi. Ho visto il cane piegare le zampe, rimettersi in piedi e fuggire col moncone della coda fra le gambe.
Improbabile, ma non impossibile.

Vi chiederete come sia stato possibile che il cane abbia effettuato quella traiettoria e, successivamente, sia sopravvissuto all’impatto. E’ molto probabile, infatti, che non sia sopravvissuto affatto. Io penso che sia morto. Deve essere morto in qualche posto poco più in là. Ha usato le sue ultime forze per togliersi dalla strada, in stato confusionale, e andare a morire al coperto. Di nascosto. Come le balene. Come l’ultimo morso della volpe. Penso che sia ragionevole immaginarlo morto, ma mi resta il dubbio che, quella sera, ebbi davanti al naso l’unica scintillante nota di una musica a me sconosciuta, suonata dal caso, che qualcuno chiama magia e che io, per precisione, incasellerò sotto la voce: meccanica di un dobermann.

E ora veniamo al dunque. Ho scritto questo post, tratto da una storia realmente accaduta, nel tentativo di trovare spiegazione razionale scintifica di quanto è descritto. Ci vorrebbe l’apporto di un fisico, matematico o ingegnere meccanico per il calcolo simulazione dell’impatto. Io posso fornire alcuni semplici dati. Mi date una man?

Dobermann
Il garrese (punto più alto del dorso) di un dobermann dista 68/72 cm dal suolo
Il peso di un dobermann maschio adulto sta in una forbice tra i 40/45 kilogrammi

Renault clio
Lunghezza (mm) 3.999
Larghezza (mm) 1.710
Altezza (mm) 1.420
Passo (mm) 2.350
Massa a vuoto (kg) 1.210
Serbatoio (litri) 60

Condividi il tuo amore
Edoardo Cavazzuti
Edoardo Cavazzuti

Odia cordialmente il termine “Creatività”. Se chiedete a lui, vi dirà che è un costruttore. Ama le storie, il brand design e i LEGO, ma si occupa anche di marketing, web, social media, formazione e, più spesso di quanto dovrebbe, di contenuti. Dice che il Grunge non è mai esistito. Dovesse cambiare lavoro, farebbe l’insegnante; avesse più costanza sarebbe uno scrittore.

Articoli: 7

Lascia una risposta