Con cautela.
Cautela cautela
prendo il bisturi sul carrellino
per essere all’altezza giusta
ci siamo
premo
la lama
trapassa la carne
una X di cinque centimetri può bastare.
Infilo la mano, destra,
chiudo le valvole, 1, 2,
stacco le vene dopo le arterie, 1, 2, 4, 3,
trattengo il respiro,
(ora inizia a depurarsi)
estraggo il cuore.
Oh, ma guarda quanto stupido sangue trabocca
tutto impregnato di te.
Quanto vani circoli ha compiuto.
Lo guardo scivolare giù nel lavandino
rattrappito, grumo dopo grumo
e sta per brillare di nuovo.
Lo insapono
lavando via milioni di sguardi
e tratti di stelle agognate
lembi di pelle sfiorati
non ho mai contate le stelle, mai
sentite
a poco a poco impallidisce.
Con la pietra pomice
strofino e dimentico
mille dolci ore passate
a contare le braccia che si fondono a braccia
e gambe alle voci
ad ansimi,
ma manca poco.
Adesso strizza
ancora un momento
più forte – strizza
trattieni
PIÙ FORTE – STRIZZA!
Il respiro.
Guardalo bianco lui puro.
Rianimo tutto
e con filo di seta
ricucio la ferita.
Mi addormenterò e domani
mi risveglio adolescente.
