L’amico

Andrea Gualandri

Mentre osservava lo yogurt che dal cucchiaino scivolava sulla tovaglia, pensò che ad Alberto lo yogurt non piaceva. Aveva gusti particolari, Alberto. Mentalmente fece l’elenco delle cose che non gli piacevano: yogurt, fette biscottate, marmellata di arance, minestra di verdura, riso al pomodoro, pesce bollito, carote, spinaci, pollo…
La voce di sua madre squillò, interrompendo la lista.
«Giulia, hai finito lo yogurt? Cerchiamo di non fare tardi anche oggi!»
Alberto si sporse in avanti per raggiungere l’orecchio di Giulia.
«Dai Giulia, questa mattina non dobbiamo farla arrabbiare.»
Poi le strizzò l’occhio con complicità.
Giulia sorrise, andò in bagno, si lavò i denti e si lasciò infilare senza protestare la giacca, quella rossa, gli stivali di gomma e, benché non facesse ancora così freddo, il berretto di lana. Poi uscirono. Giulia notò sul bordo del vialetto molte più foglie secche del giorno precedente; l’autunno quell’anno era arrivato in anticipo.
«E il tuo amico? Come si chiama, Alberto, lo vedi ancora?» le domandò sua madre, calcandole ancora di più il berretto sulla testa.
«Questa mattina abbiamo fatto colazione assieme, non gli piace lo yogurt» rispose seria Giulia.
Sua madre aspettò un po’ a rispondere, come per non dare troppa importanza alla cosa.
«A certi bambini lo yogurt non piace.»
«Ma Alberto non è un bambino. Alberto è grande, te l’ho già detto!»
La voce di Giulia prese un tono acuto. Le succedeva sempre quando le toccava ripetere cose già dette.
Mentre saliva sullo scuolabus, notò Alberto dalla finestra della cucina che la salutava con la mano. Se solo ne fosse stata capace gli avrebbe fatto una torta alle nocciole. Alberto andava matto per le torte alle nocciole. Si sedette al suo posto senza rivolgere la parola a nessuno. La madre attese che lo scuolabus partisse e lo seguì con lo sguardo fino a quando non sparì dietro la curva, poi rientrò in casa rabbrividendo nel golfino leggero.
«Andata?» chiese Alberto.
«Andata» rispose la mamma di Giulia.
«Domani ritorna tuo marito, sai già quanto si fermerà?»
La caffettiera iniziò a gorgogliare, spandendo nella cucina un forte aroma.
«Passami lo zucchero» disse Alberto. Poi bevvero il caffè, in silenzio.

Condividi il tuo amore
Marco Viale
Marco Viale

Sono nato in un posto di mare, dove si va in vacanza, d’estate. Dalle mie parti, non era necessario chiamare l’estate con il suo nome, bastava dire la stagione e non c’è mai stato qualcuno che la confondesse con un’altra. A me, la stagione, così calda e rumorosa, è sempre piaciuta. Anche la confusione che c’era mi piaceva, tutti si davano un gran daffare per guadagnare i soldi che servivano per campare in inverno. Così, per non perder tempo, il mio compleanno, invece che in agosto, veniva festeggiato a novembre. Oggi vivo ancora in un posto di mare, ma non è lo stesso posto dove sono nato. Anche la stagione non è più la stessa stagione. Il mio compleanno, però, continuo a festeggiarlo a novembre. Sono un abitudinario.

Articoli: 1

Lascia una risposta