di stille di sudore
madido il legno aspergi,
danzi su musiche interiori,
col difensore incroci il passo;
è un attimo, ti volgi,
implori un passaggio
al piccolo, vieni servito,
ghermisci il pallone proietto;
torvo l’altro ti scruta,
ormai ti sei affrancato,
traguardi la retina tesa
che attende l’elemosina
di un tiro dal cielo di plastica;
al tuo dio attingi,
ti elevi, ti sospendi mistico
per morbido il polso ruotare,
redenzione di falangi,
e non ti serve ricadere
e non ti serve guardare,
plastico sacerdote,
il tuo rito personale
è compiuto in punta di dita,
indisturbato dal cigolio
di instabili equilibri gommosi,
di enormi scarpe scricchiolio,
del mondo imo che hai sospeso
si prolunga eterno uno iato
ritenzione di fiati
traiettoria scontata
poi è il boato

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