Quel gusto poco amaro dei ricordi,
ora che all’isola è lontano
il sapore dolce delle labbra,
mischiato a gocce d’illusione.
Amarena
è il nome che diamo
ai giorni dell’innocenza
e dell’ingenuità.
Con questa vita
a volte dolce, a volte amara,
come le onde del mare
che vanno per ritornare,
senza amarena.
Eppur dissetava il cor,
quel frutto nato d’inverno
fuori stagione
dal seme della follia,
contro ogni evidenza.
Avvolto in un fascio di luce,
sapeva già d’antico
ai primi respiri
tenero e fragile
cullato dal mare.
La pelle olivastra
sapeva di salsedine,
i capelli lunghissimi
profumavano
di mandorli in fiore.
Parlava di secoli remoti
di posti lontani
di intensi vissuti
quel luccichio dagli occhi
disegnava un futuro
di sensi.
E poi…
Vidi binari morti,
le luci illuminavano
carcasse di carrozze,
al ritorno.

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