salgo gradini uno a uno mi tortura
l’arrabbiata crisalide delle membra
mentre mi tramuto nel pesce ossirinco
nell’arcuata inflessione del tuo amore
breve di parole come acqua di canali
deviata leggermente a irrigare pianticole
leggere con tenace ostinazione anche
se non sai alla prossima stagione
se ancora le vedrai o forse sono io
a non capire e mi schiero come fanti
in armi ma solo per un poco ché
all’ultimo gradino sono vento e corro
a cingerti accanto a me di collane e fiori
e t’abbraccio e t’inondo d’amore
