Sono il tuo uomo invisibile,
mi attraversi con un piatto ricolmo,
la spallata mi sgretola.
Mi lamento, e tu senti il soffio del dolore,
chiudi la finestra che porta dentro l’inverno.
Amore sono qui,
ti vivo accanto,
ho bisogno di dirti tante cose,
ma cosa sono i bisogni?
Mi siedo e buon appetito
ai nostri pensieri al desco,
apparecchio i miei con un pizzico di sale,
tu ti alzi e te ne vai.
E io sto lì con le mie cose da dire,
condite con l’aceto della solitudine,
sto lì senza cose da fare,
rimesto un’insalata insipida
e il mio sguardo furtivo ti cerca.
Appari e scompari
come gli angeli dei nostri giorni,
se ti parlo divaghi,
come gli angeli dei nostri giorni.
Sono invisibile come te,
come te mi dibatto e ti cerco,
ma tu voli via, dimentica
che un uomo come me, di ali, non ne ha.
Così deve essere
la vita: cercarsi e non vedersi
uomini e angeli invisibili
parole che si perdono
nel pasto della sera,
buoni propositi pedalando verso casa
asfittici dopo uno sguardo sbagliato.
Attraverso le porte e mi sbraccio,
ti saluto come un naufrago
che tende alla terra vicina
Terra mia, aspetti l’onda stanca
e non mi vedi
e io remo nelle acque basse,
siamo vicini e non ci tocchiamo mai.
Attraverso i muri e le stanze,
attraverso me stesso, il mio sangue,
tutti i pensieri del mondo,
in cerca del ghetto degli angeli
Sanno insegnarmi lo slang dell’amore,
educarmi a parlare con te,
mostrare come farmi notare,
sciogliermi in una logorrea
che ti investa, ti acquieti,
ti porti giù in terra.
Come è difficile parlare
con gli angeli dei nostri giorni,
come è arduo stringerli,
con quelle ali senza fine.
E’ un disagio, angelo del mio tempo,
aprire la finestra,
mostrarti l’inverno e le mie notti
che porto dentro e che sono di tutti.
Difficile, difficile,
ecco la mia pena.
Un uomo come me non sa cosa dire
un angelo come te non sa come fare
per fermarsi a parlare.
Volare è il tuo forte,
volare e non voltarti mai.

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