L’uomo di Pasqua

Chi li vuole più, gli operai? Nemmeno loro si accettano più, sono specie non protette in estinzione, sono un'erbaccia da estirpare, sono una gravidanza indesiderata, sono la pandemia del terzo millennio. Ecco perché ho tanta paura. Una mano infantile romperà questo utero di cioccolato e mi libererà. ”Facciamo un patto di non belligeranza?” chiederò speranzoso, armato di chiave inglese, compresso nella mia tutina blu, e magari butterò lì la prima barzelletta che mi viene, ma il genitore protettivo darà fondo alla riserva dei coltelli da cucina, come se io fossi non una sorpresa involontaria, ma una serpe venuta alla luce. E' stato un banale incidente, a raccontarlo nessuno ci crede, ma ugualmente lo svelo, senza vergogna. Mi avevano chiamato nel reparto formatori, per una anomalia della colata. Zac mi ferma e mi fa: “Oggi invece dello straordinario in nero il principale ci dà l'uovo”. Io, che di uova ne ho trentasette, in fila come matrioske, sulla credenza, non prendo bene la cosa. “E' di cioccolato fondente extrafine, mica i soliti”, aggiunge Zac. Aldo lo chiamiamo Zac perché quando esce il mezzo uovo ci butta dentro la sorpresa e dice “zac!” e così è capace di fare per otto ore intere. Un elefante di stoffa, un metro e cinquanta, volava nell'aria e prendeva posizione nella culla di cioccolato. E subito l'altra metà dell'uovo arrivava, si saldava sulla prima e partiva per il reparto confezionamento. Dovevamo farne duecento, ed ero già fuori di due ore dal giornaliero. ”Senti Zac, a me interessano i soldi. Io ai bambini non posso dare da mangiare uova di cioccolato per un mese”. ”Ma va' che lo so, che li vendi ai tuoi vicini di casa” mi fa sogghignando e zac!, mi da una manata sulla spalla piagata e se ne va in pausa caffè e io mi contorco dal dolore e cado nell'uovo e l'altra metà arriva e mi chiude dentro. Perché mi contorcevo dal dolore: ai miei bambini piace giocare ai cow-boys e io faccio l'indiano e tutte le volte che mi catturano mi frustano per farmi sputare la verità. E qualsiasi cosa dica risulta sempre una bugia. Zac mi ha fatto vedere le stelle e un elefante che era rimasto ai miei piedi mi ha fatto lo sgambetto e ho visto il suo sguardo divertito e sono quasi sicuro che ha detto “zac” anche lui. Sono uscito dall'azienda senza timbrare il cartellino, infiocchettato a dovere, e sono arrivato a casa di qualcuno, e c'era un gran vociare felice e a me scappava la pipì ma un uovo che vuole andare in bagno non è ben visto ho taciuto e mi sono arrangiato ho dormito nell'uovo e oggi è Pasqua e c'è silenzio, forse sono tutti a messa. Una volta tornati si metteranno a tavola e mangeranno tortelli e io starò qui al buio ad aspettare che prendano il secondo e quando avranno mangiato contorno e formaggi sarà la volta dei bambini impazienti che vogliono rompere l'uovo e sono curioso di vedere le facce che faranno. Finirò sui giornali come la prima sorpresa che se la dà a gambe. A conoscere l'uscita. Tornerò a casa con la mia tutina blu, sotto le scarpe un pantano di cioccolato e urina, e la moglie telefonerà alla polizia e comunicherà di sospendere le ricerche. Mangerò un boccone e giocherò ai cow-boys e agli indiani, anche se Pasqua non è un giorno di passione. Se trovo Zac lo ammazzo.

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Roberto Stradiotti
Roberto Stradiotti

Per lui scrivere una biografia è il pezzo più difficile, perché tutte le vite hanno in comune una nascita e una morte e non si sa mai cosa valga la pena scrivere in più. Ha compiuto studi classici e li rifarebbe; vorrebbe essere un giovane eroe per morire subito, così non avrebbe biografie da scrivere, ma solamente la gloria della battaglia. Ma non è più giovane ed è disarmato. Scrive per parlare con qualcuno.

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3 commenti

  1. Dopo avere letto questo pezzo, mangiare un uovo di cioccolata non sarà più un atto neutro…

  2. Personalmente non ho mai trovato nulla di decente dentro le uova di Pasqua, in compenso oggi ho trovato un bel racconto pasquale. Bravo.

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