Cosa Separa I Vivi Dai Morti

Cosa Separa I Vivi Dai Morti
(canzone poetica per lo spettacolo Poesie di Parole – di e con Jessica Bruni e Alice Keller, gruppo JeyKappa)

Cosa separa i vivi dai morti mi chiedevo guardando giù dal davanzale.
Cosa separa i vivi dai morti mi chiedevo da viva interrogando la morte.
Cosa separa i vivi dai morti mi chiedevo e la strada sembrava più vicina.
Cosa separa i vivi dai morti mi chiedevo e il davanzale diventava più leggero.
Cosa separa i vivi dai morti mi chiedevo e si sentiva il mio sudore fino in cielo.
Cosa separa i vivi dai morti mi chiedevo e la risposta era lì sotto i miei occhi.
La risposta era il passo da un pensiero alla realtà e il terrore di quanto il passo potesse essere breve.
La risposta era il mistero di un meccanismo sconosciuto e di un raptus indefinito.
La risposta era il terrore di quanto peso potesse avere una mia decisione e il sentore che sarebbe bastato così poco perché la gravità mi avesse dato ragione.
La risposta era la certezza che non sarebbero bastati i nonostante ciò e i malgrado tutto, che i sogni non si sarebbero ricomposti in qualche modo.
La risposta era la convinzione di non poter tornare indietro e la paura di aver sbagliato direzione.
La risposta era il coraggio di una mente scatenata troppo stanca che poteva in ogni istante andare via.
Cosa separa i vivi dai morti mi chiedevo guardando giù dal davanzale e vedevo la mia testa staccarsi dal collo e poi volare.
Non ricordo quando ho scelto che avrei tenuto i piedi sul terrazzo decidendo per la terra rinunciando a volare via.
Non ricordo quando ho smesso di pensare a quando fare il salto, mi sono girata e sono andata via.
Non ricordo quando ho detto apro gli occhi dopo anni di silenzio e di malinconia.
Non ricordo quando ho detto sono pronta
Non ricordo quando ho detto ci riprovo
Non ricordo quando ho detto nonostante ma la frase continuava, tuttavia
Non ricordo quando ho scelto di fermarmi e di non andare via
Non ricordo quando ho detto torno indietro
Non ricordo quando usato il verbo sono
Ricordo che ho guardato verso il cielo e c’è che è bello, nonostante, c’è che è bello nonostante, c’è che è bello, nonostante
Nonostante c’è che è bello pedalare
Nonostante c’è che è bella la stazione e poi i binari che se ne vanno e dove non si sa
Nonostante c’è che è bello respirare
Nonostante c’è che è ho paura di pensare
Nonostante c’è che ho voglia di sognare
Nonostante c’è che è difficile tornare
Nonostante c’è che è faticoso cominciare
Nonostante c’è la voglia di partire
c’è che ho paura

di morire.

Condividi il tuo amore
Alice Keller
Alice Keller

Alice Keller non è che l’alterego ufficiale, legalmente depositato all’anagrafe, di un più caotico turbine di pensieri, e salti e slanci, che a macchia d’olio si spande, fuor da ogni cornice prestabilita. Piccola Nerd, capelli rasati e occhiali giganti, innamorata alla follia di tutto ciò che è talmente ancorato alla terra da arrivare dritto al cielo, sul web questo e altro è Psychokeller. Il suo stare al mondo lo definisce essere attrice: scrivere, suonare - senza saperlo fare - il violoncello, comporre performance sovrapponendo immaginari extraterrestri. Per il futuro ha deciso di sfidare la vita: sopravvivere aderendo a se stessa.
Concretamente potete leggerla in “Alfabeto dello stomaco (e del cuore)”, edizioni Pendragon, suo primo, reale, romanzo.

Articoli: 10

Lascia una risposta