Non scorrevano che campi.

Intorno il peso del vuoto.
Non bastava essere lì per riempirlo.

Un niente troppo grande per respirare.

La pioggia scorreva il cuore batteva.
Faceva male in quell’attimo sapere di essere vivi e non tenerla nel pugno
la vita
Linee dai polsi alle dita
linee tra i campi sangue nelle periferie delle arterie
sangue si spande
E’ un tempo più grande
Grigio apparente
Grigio distante

Sarebbe stato bello averti lì, appoggiare sul petto il capo capelli bagnati arricciati fin nei tuoi occhi guardarli scordare per un istante il niente esistente il cielo pressante il vuoto incombente

vivere, nient’altro.

Il treno scorreva.
Infilati per strada i pensieri
le ore trascorse a percorrer sospesi
appesi, nel tempo distesi
sarebbe bastato un momento soltanto:
tu, la camera vuota
e io.

Ho visto che ti voltavi di spalle e correvi.
Nei campi ti ho visto davvero ridevi ti ho scorto, piegavi le labbra assorto gli occhi stretti più stretti del cuore.
Mentivi?
Sulle tue ciglia mi sono appoggiata,
ho pensato mi sono scordata.
Correvo.
C’era il mare, un’isola in fronte, deserta neppure una ruga la spiaggia coi sassi eppure le impronte, profonde son solchi, son pozzi negli occhi, nel fondo
neppure dolore.
Ardevano zolle mentre correvi.
Nessun pensiero, nessun impulso
fumo tra il fumo
a correrti incontro.

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