SBALZI

SBALZI
Sbagliando Bivio Anche La Zebra Impara

Cerco, nel buio (le stelle, le vedi?)
lo alzo, nel buio (la vedi, la luna?)
sul letto il lenzuolo che forse là sotto, più sotto quel margine, l’orlo del filo
lo sbalzo
del filo di nuovo lo alzo, che a starci più attenta, sul bordo del sogno
a starci più attenta equilibrio precario che forse se guardo, mi sporgo nel nero mi immergo, mi sporco la graffio, la pelle la tocco gratto la mordo, un calcio sobbalzo, di nuovo
lo sbalzo
il lenzuolo, lo alzi? ci ho scorto qualcosa nel fondo del pozzo, forse uno scarto un varco un attimo solo
un balzo, solo
mi tuffo
nel nero di nuovo
soltanto mi butto
annaspo le mani le stringo le chiudo
li chiusi,
gli occhi li chiusi soltanto un istante,
balzo
sobbalzo
sospendo
per poco soltanto mi appendo,
le orecchie affilate le labbra sfilate,
schiuse
socchiuse,
di nuovo richiuse,
taccio nel fondo di un buio profondo, di stelle nessuna, neppure ombra alcuna, eppure lo sento (lo senti?), mi fermo
muta
soltanto (null’altro)
attendo, sottile nel muro la crepa la faglia, tra i bordi il respiro si incaglia, sobbalza, il cuore

lo sbalza

subbuglio, rivolta, la lingua, sconvolta dal nero
travolta, nel nero
frastuono, eppure tacevo,
muta fremevo,
(forse sognavo)
muta attendevo
di certo scavavo, cercavo ma dove? le mani nel fango bruciavo la terra sudavo nere rigavo le unghie annaspavo nel fondo del ventre
rovente, la pancia bollente
la pancia di slancio
improvviso, il terzo
lo sbalzo
si gonfia si sgonfia si gira si volta
gorgoglia,
un passo ed è oltre la soglia
un colpo, dal bianco, di ciglia

nero,
d’istinto d’incanto un momento, il nero del dentro
gli occhi lanciati nel fondo dell’osso, nel buio le vene son fossi son flussi, che corro percorro rincorro la gola, il fondo del fondo più fondo la fossa, la lingua la cerco la scovo la liscio la muovo dov’è la parola?
un attimo, pausa, un solo
casco?

Chiusi, gli occhi li chiusi soltanto un secondo, a guardare più a fondo, a trovare nel fondo, davvero soltanto un secondo, un attimo solo usciamo? un discorso un secondo partiamo? la scelta un istante qual’é? e se c’è una scelta dov’è?
Il bivio, di notte, nel grigio del cielo è piena, stanotte, la luna lo dice anche il lupo, da oltre la vigna
sogghigna?
l’ombra nel nero mi fissa, la guardo sussurra soffio sospira respiro risponde arretro oscilla mi accosto col dito la tocco, la sfioro piano mi appoggio, aspetto che passi, muta che il buio trapassi, che sfumi rilassi si calmi, il petto si plachi, piano si posi col buio piano il petto si sposi ritrovi nel buio ma quale? lo stomaco o il pozzo? stellato il cielo, sogno? trapunto, di astri il lenzuolo fiorato di nuovo lo sfioro piano da sotto affioro
son desta?

Il viale e intorno calma. Pace d’intorno
nera,
pece.
Un nero ricordo nel buio si scioglie c’è una cosa che adoro, lo sai, più di tutte, è il colle e poi sulla cima, precisa, una linea sottile, il bosco un confine, il bosco la soglia non so, c’è spesso, c’è sempre, c’è che
sprofonda, è un liquido denso un fluido brillante qualcosa che
guarda, il ramo lo vedi? lo scorgi il disegno, cornice perfetta, l’avresti mai detto?
Neri son tre, piani sottili, sbalzi improvvisi, nero il cielo, il ramo, nero, nero il colle appena lontano, il gradino lo varco e appena mi scuoto, appena nel nero ci nuoto, lo sguardo appena lo lancio si rompe, franto si spande, è un nero più grande, distende, è un nero bastante, si fonde, è un nero avvolgente, immobile scorre un tempo c’era un bambino, lo sai, nella gola aveva l’intero universo ci pensi? nella gola che gli occhi li chiusi soltanto un istante soltanto un secondo a cercare nel fondo e in fondo

La sagoma scura, eppure soffusa, chiarore lunare, splendore irreale di un tempo
nero
un tempo
nell’erba
nera
sospeso
nel nero
proteso, sdraiato, distese, piano, le gambe ap-
pese ancora, piano al-
lun-
gate di più sti-
rac-
chia-
te in fondo, più in fondo, nel fondo ti vedo il lenzuolo mi vedi? lo piego tu davvero mi vedi? il cielo ti sento
di slancio le braccia
lo stendo, con cura,
il collo lo seguo nell’aria la mano danzando si muove un gesto,
unico,
solo,
sbadiglio la gioia
un balzo, corre nel campo il coniglio mi sfugge un pensiero si posa, il buio guardingo lo scova, la tana
nera
nell’incavo scuro
ricordi? ti dissi
il vinco
aperte le labbra un fischio, la lingua annuisce, un’onda la schiena si struscia, dal fondo i glutei, si stringe, tesa, sale, appena sospesa, il coccige un filo, dall’alto si stende dorsali, protesi, le scapole, basse, si aprono il collo si allunga lo sguardo si perde, lontano, di più, ancora di più, dov’è l’orizzonte ma c’è? in gola soltanto tepore, gelido il vento, soltanto interiore, e la notte, questa, cos’è? onde, sul lino, son prati ingrigiti, ci pensi, infiniti?
ritmati,
i tacchi nel campo, fantasmi sdraiati, sospesi,
accanto la strada, pacata, si snoda, muta nel buio la bolla gigante, se parli si scoppia?, piano, sussurra o si sveglia, la bruma percorre la pelle la linea dei fianchi li cingo, li cullo li stringo e di più mi convinco, li chiudo,
gli occhi li chiudo soltanto un secondo, un attimo ancora, ancora un secondo un secolo appena lo sai che è la notte del mondo? li apro una mano mi sfiora
l’albero in fondo, lo vedi che è solo?
mi guarda, il pino non parla eppure capisce, eppure lo sento stridore, nel cielo leggero bagliore, zitta, la luna le stelle, zitte, le braccia le gambe, zitte, le labbra il naso la bocca, zitta, la lingua il collo la pancia, taccia, il cuore non pensi, taccia il cuore lo senti?
Nel tutto di un niente più grande, un bianco del nero più piano, respira più piano

nero, del grigio sospiri?

leggero respiro
sfumato ascolta
rapito, sciolto nel buio infinito che dice? il pino ha parlato
Via, un attimo ancora, il bivio, un istante, un attimo ancora la scelta ma dove? un attimo solo profumo di quercia, fissa, il pino lo senti? la scorge
nera,
maestosa, a fianco alla casa lo sguardo si posa, contempla sogna non pensa
che scorre un respiro, son cerchi nel cielo un puntino, i piedi, i tuoi, mie, le scarpe ascolta le impronte il fatto è che è solo non vede la gente millenni nell’erba che il mondo fluisce non resta potesse il fango si arresta fermarsi un istante, neppure un secondo
un balzo qualcuno a parlargli
lo sbalzo, soltanto un racconto, ascoltare tra i rovi frusciare di insetti, continuo, risponde
spegni la luce? in alto il cielo piano a ruotare, ti voglio Venere ancora nel fondo continua a brillare,
sale dal basso l’ombra di un sogno, tirato, fin sopra le orecchie nasconditi, presto, salpiamo il lenzuolo, sottile, nel buio si spande, suadente il calore col buio si fonde dormi? bene li chiusi,
gli occhi li chiusi soltanto un istante, un solo secondo a cercare, scavare nel fondo davvero soltanto un secondo, non più di un
quanto è lungo un momento? al bivio, sul tronco, soltanto un cartello.

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Alice Keller
Alice Keller

Alice Keller non è che l’alterego ufficiale, legalmente depositato all’anagrafe, di un più caotico turbine di pensieri, e salti e slanci, che a macchia d’olio si spande, fuor da ogni cornice prestabilita. Piccola Nerd, capelli rasati e occhiali giganti, innamorata alla follia di tutto ciò che è talmente ancorato alla terra da arrivare dritto al cielo, sul web questo e altro è Psychokeller. Il suo stare al mondo lo definisce essere attrice: scrivere, suonare - senza saperlo fare - il violoncello, comporre performance sovrapponendo immaginari extraterrestri. Per il futuro ha deciso di sfidare la vita: sopravvivere aderendo a se stessa.
Concretamente potete leggerla in “Alfabeto dello stomaco (e del cuore)”, edizioni Pendragon, suo primo, reale, romanzo.

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