Dal sandalo pendulo che dondola
e affida geometrie di archi all´aria
di cerchia voluttá visionaria
edipico ti lasci intuire, piede:
balestra tesa, subito mi illudi
e serici proietti fotostrali
di lacche ungulate, incise smanie
vermiglie verso la mia anima rantola.
Il complemento a te, inconsapevole
della sensualitá che ne deriva,
repente ordina un cambio, e si frantuma
l´instabile equilibrio di caviglia,
che pigra configura ora cedevole
una lunghissima gotica ogiva,
disposizione laterale, cuccuma
di alluce, di dita meraviglia.
Inclino feeticista mi protendo,
sull´infilare il tunnel mi sospendo
che adduce al teso gorgo blu di jeans,
esito degradando oltre il malleolo;
timida serpe, dolce cedo al duolo
del giogo di falangi che mi cinge
e perso sul tallone scivolando
a plastica lascivia ormai mi arrendo.
Mirabile struttura, a cui soltanto
lieve é ció che a noi é grave, e mostri cento,
e mille, e centomila angolazioni,
e vene e nervosismi e perdizioni,
sei carica di autarchica passione,
di morbida promessa sei intuizione,
sei sintesi di vita, come un frutto,
e a te mi avvinci, parte per il tutto.
