mi chiamano il pazzone
mi piace questo nome
ed il suono della parola
se mi rifletto
sono grande e grosso
così
divento panzone
quando non tocco acqua
per settimane
per il tanfo che rimane
mi chiamo il puzzone
e rido da solo
e mi piscio addosso
in questa camera
costruita con
foglie e plastica di bosco
mi chiamano il pazzone
ed e’ stato deciso già da tempo
dichiarando a tanti camici bianchi
e cravatte senza parenti
che ho udito e vista
superiore alla media
sento e vedo tutto
lo scrogellio delle menti
e scorgo oltre le pupille assenti
di questa massa uniforme
che si dichiara normale
salendo sul gradino più basso
per giudicare
ma vi perdono e mi compiaccio
di essere pericoloso e considerato
pazzo
ieri sono stato al mercato
indossando occhiali scuri e lenti spesse
e rosse cuffie sulle orecchie
per proteggere la sensibilità
dagli sguardi ed i pensieri
scaturiti ed opprimenti
dalle teste dei passanti
sempre pronti ad indicarmi
come persona non normale
tra un etto di pomodori neri
e ciuffi di cicoria blu
o come quel giorno dal dottore
dove io regalavo rose
e voi in fila
per la vostra quotidiana dose
scovo ad uno ad uno
come tratti netti
i vostri problemi
mascherati da difetti
posso nominarvi
tutte le vostre malattie considerate tali
e quintali di ansie personali
mi chiamo anche fortunato perchè
mi avete già giudicato
ed ho accompagnato pure l’anima dentro la pace
ma voi, miei accusatori
voi che siete in attesa da sempre
e che siete offesa alla vita vera
voi che mi guardate con la più deprimente
compassione
sappiate che leggo e sento chiaramente
la vostra impossibile
guarigione.
