Monologo esteriore in dieci tempi sulla madre
Lettera letterale al lettore
Pre-parola, dall’inglese foreword; traduzione, più che lettera-le, morfema-le; non perché mi piaccia essere pedante, ma per esser certa che tu mi segua.
Si sono fuse le mie aeriformi riflessioni di questo periodo con le reazioni alla tua esistenza, in un flusso di coscienza re-visio-nato perché tu lo legga e quindi esteriore.
Le parole sono cariche, troppo pesanti, mi schiacciano e maciullano il cervello;
eppure ho la consapevolezza che queste sono parole e quella, l’altra, la sempre altra, è vita e che le prime sono solo una piccola parte,un’implicanza, non del tutto indispensabile, della seconda.
I.
Il mio scritto
quel che il tuo corpo leggerà
diventerà corpo tuo
Il mio corpo
lo scritto del mio corpo
non ha senso se il tuo corpo non lo legge
II.
Il corpo del mio scritto, generato dalla mia volontà, generata dal mio corpo, generato dal corpo di mia madre
Il mio corpo, la macchina che genera il mio sentire o lo produce o lo rende possibile con i suoi circuiti elettrici e composti chimici, disgiunti e ricongiunti a generare, tra gli altri, il dolore, anch’esso vanitas
III.
Possibilità di perdere questa macchina, il corpo, e di perdere la memoria e la consapevolezza del corpo nei confronti di se stesso, della sua esistenza, una parte, la consapevolezza, del corpo stesso
IV.
Il principio del mio corpo, la madre
…“in principio era la madre”… in puro spirito materialista (che ossimoro), …“la madre era in fine”…
Corpo madre, polvere che ritorna polvere, e polverizza anche il corpo mio
V.
Il corpo uno della madre si sdoppia, genera il corpo della figlia
e nella regola dei giorni si distanzia da esso
La distanza dapprima fisica diventa anche psicologica
si perde il contatto
la complessa complicità
si scioglie
È naturale
VI.
Il cuore della madre è cieco, senza sbocchi, occluso, accecato per causa del suo stesso funzionare
Un accadimento fisiologico, semplice, concreto, letterale
Una grande metafora
Il cuore del corpo della madre
Il cuore grande del corpo della madre mette in discussione la madre stessa, la sua possibilità di esistere, di continuare a esistere, a generare e ingenerare sentimento, a volte ri-sentimento, gli ultimi due ugualmente e invariabilmente, anche se diversi, reazioni chimiche e contatti elettrici
Smette di vivere il corpo della madre, smette di vivere il pre-corpo, l’ur-corpo, il principio del mio corpo. Qualcosa di me muore? Qualcosa di me muore
È naturale
È passaggio naturale, anche se non obbligatorio
Potrebbe morire il corpo della figlia, prima ancora di quello della madre
Probabilmente non accadrà
Allora altri (diversi? chissà, il dolore forse è sempre uguale) s-composti e ri-composti di dolore
VII
San Paolo: Corpi-Tempio dello Spirito Santo. Tempio dello Spirito. Santo. Corpo-Luogo-sacro. Luogo in cui si celebra la sacralità dello Spirito. E del Corpo. Capisco più questa affermazione da un punto di vista materialistico; Spirito come spirito. Minuscolo chiarificatore. corpo-tempio-dello-spirito. corpo-luogo-sacro. suo funzionamento-celebrazione della sua sacralità. luogo di residenza dello spirito. della capacità di sentire, di creare pensiero desiderio immaginazione sogno aspirazione anelito dolore rabbia da parte del corpo stesso. corpo-luogo-sacro in cui si celebra il suo funzionamento. che apoteosi di vita.
VIII.
La possibilità di morte della madre.
L’attesa.
Assenza e astinenza di pensiero.
Anestesia dei sensi. Astenia del corpo.
Attesa
Attesa
dell’essere
di continuare a essere
che un canalicolo preservi
l’esistenza del sentire, delle sensazioni, dei sentimenti
circuiti e canali in comunicazione
finché non si fermino
ancora e
definitivamente
ma non ora
come Lazzaro
tornò in vita
poi dovette comunque morire
e trasformarsi in materia inorganica
preziosa pur sempre materia dell’universo
per il solo esserci
IX.
Il corpo genera trasformazione.
Dentro e fuori. In morte e in vita.
In ciò che è corpo e ciò che è altro da corpo.
E viceversa, feed-back.
Vita e morte, tutto è uno.
Α e Ω. Ω e A.
Eraclito aveva ragione.
Aveva ragione.
Corollario.
Resta intatta e ininterrotta l’universale pervasiva trasformazione del tutto.
Ma la morte di un corpo, con la morte della consapevolezza del corpo stesso, genera la morte della volontà di trasformazione, della volontà cosciente (anch’essa, come tutto, regolata dalla fisica e dalla chimica) di modificare il fuori di sé, il sé, il dentro di sé. Con prove oggettuali, che restano fuori da sé e gli sopravvivono. Restano le trasformazioni ma non l’agente trasformatore. Come la poesia, il quadro, la scultura, il pasticcio di melanzane, le olive in salamoia, le marmellate, i carciofini, la preghiera in calligrafia lasciata sulla scrivania.
Che strano
Il mistero dell’impronta
Che non può formarsi da sola
Il mistero
X.
Ora vado
devo cucinare
