La mia amica va per sentieri ignoti,
cerca tuberi e radici come un cane,
sogna di ciotola e crosta di pane,
trema nel sonno, le narici mote.
A me non é concesso neanche adesso.
Io manco del tepore della cuccia,
del cane non ho altro che la faccia;
rimango a dubitarla. Ma lo stesso
deve esserci, laggiú dopo le Puglie,
la traccia persa inclini di sentieri
da polvere nascosti, segnati dalle tuglie;
deve esserci, un poco oltre l´Adriatica,
ocra sabbioso un punto climaterico
di luce strazio, di celeste abbaglio
di gorghi avviluppati cocleari
nel cui celeste abisso si sparpaglia
la eco soffice del calpestio
dei sandali di un Cristo di Albania.
O forse é solo la onda di una alea,
eco argentina, eco di casa sua.

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