«Ahi!»
Quanto tempo è passato dall’ultima volta che mi sono fatto la barba con la lametta? Ormai non lo ricordo più. Ultimamente mi limitavo a un taglio veloce col rasoio elettrico, nemmeno troppo frequentemente. Ma stasera è diverso, bisogna cercare di essere il più decente possibile e il bruciore del dopobarba mi ricorda che per un buon risultato serve sempre sacrificio.
Alle 18 sono praticamente pronto: lavato, rasato e profumato. Devo solo vestirmi. È il caso di abbandonare per una volta lo stile sportivo e mettere qualcosa di più elegante, un bel vestito fa sempre la sua figura. Resta però un dubbio da risolvere:
«Papà! Secondo te è meglio con o senza cravatta?»
«Èh? Sbrigati che tra un po’ è ora di preparare la cena.»
«Ma io sono fuori stasera!»
«Ah, è vero… e con chi vai?»
Già, con chi vado? Ricordo bene quando la settimana scorsa Valentina mi propose questa serata. Veniva a trovarla una ragazza conosciuta l’anno prima in Inghilterra e si sarebbe fermata per un po’ con lei e Marco.
«Ho pensato di portarla fuori a cena,» mi disse «vieni anche tu, così saremo in quattro.»
«Ma non so nemmeno chi sia, e poi non spiccico una parola d’inglese.»
«Abita in Inghilterra ma ha padre russo e madre italiana, quindi non ci sono problemi, e poi l’hai già vista a Carnevale, l’avevamo incontrata a Venezia, non ricordi? Era quella vestita da Maria Antonietta.»
Sarà, ma come posso dire d’averla vista se indossava un lungo abito settecentesco, una parrucca e pure la mascherina?

Prendo la macchina e parto. Il sole non è ancora tramontato, ma Valentina ha voluto che prenotassi in quel posto in riva al lago dove avevamo festeggiato il suo ultimo compleanno e una mezz’ora ci vuole, inoltre mi piace arrivare presto per controllare che tutto sia a posto e fare bella figura come organizzatore. La strada è agevole e alle 19.40 mi presento al bancone del locale:
«Buona sera, ho prenotato per due…»
Proprio così, per due, dato che l’altro ieri Valentina mi ha chiamato per informarmi che la sorella di Marco, causa infortunio di una ballerina, aveva il debutto a teatro a Milano e dunque loro non potevano mancare.
«Potremmo uscire la settimana prossima» le avevo detto.
«Ma no, voi dovete andare lo stesso, mi spiace che Evdokiya resti a casa da sola. Avrei voluto portarla a Milano ma poi restiamo là a dormire e non mi sembra carino presentarmi con degli ospiti.»
«Ma sarà imbarazzante solo noi due…»
«Ma cosa dici? Vedrai che andrà tutto bene. Mi raccomando, lo sai che mi fido di te, dove lo trovo uno più gentile, simpatico, disponibile e carino?»
Tutti questi complimenti e la situazione di estrema gravità non hanno potuto che convincermi, e ora eccomi qui ad attendere una ragazza dal nome che non riesco nemmeno a pronunciare per questa sorta di appuntamento al buio.

Seguo il cameriere che mi conduce su per una scaletta, verso il mio tavolo. Causa la rinuncia di clienti facoltosi sono finito nei tavolini sulla terrazza con vista lago. Quei pochi fortunati che vedo seduti qui sono tutte coppiette più o meno giovani, giunte con l’intenzione di stupirsi, difatti la vista del lago e la vegetazione che lo attornia, nelle sere primaverili, sono da togliere il fiato. Il panorama e le coppie innamorate intorno a me hanno mutato il mio stato d’animo, ora sto pensando che tutto questo può anche risultare interessante e che forse da questa cena può nascere una bella serata. Mi siedo e aspetto. Frattanto inizio a osservare la carta dei vini pensando a come sfoderare le mie qualità di intenditore.

Dopo mezz’ora comincio a guardarmi attorno con preoccupazione quando un anziano cameriere, con l’espressione vissuta di chi ha servito nella sua onorata carriera fior di coppiette, si avvicina e mi chiede:
«Si fa attendere?»
Rispondo amichevolmente:
«Eh sì, le donne!»
«Buon segno, giovanotto, buon segno.»
Quel tono di complicità e il suo ammiccamento a fine frase mi mettono subito a mio agio, anzi mi sento incredibilmente rinvigorito e pronto per affrontare la serata. Vedo già la mia damigella salire la scaletta e muoversi verso di me indossando un lungo abito scuro studiato apposta per lei. Allora io le prenderò la mano e lei mi saluterà col suo buffo accento russo fissandomi con occhi lucenti, mentre una lieve brezza ci circonderà col suo profumo selvatico. Assorto in questi pensieri non sento più il tempo che passa, e più il ritardo aumenta, più crescono le mie aspettative.

Sono trascorse ormai più di due ore, non ci sono più grissini sul tavolo e anche le mie buone speranze sono svanite. La coppia seduta di fronte ha appena terminato la propria serata. Lei ha deciso di alzarsi e di andarsene in modo molto scenografico rovesciando sul suo compagno i fiori che ornavano il tavolo. Non è un buon momento e credo che anche la mia sorte non sia diversa. Il pensiero che la mia generosità e le mie buone intenzioni siano state ripagate lasciandomi a piedi sta diventando insopportabile. Mi alzo e mi allontano dal tavolo diretto verso l’uscita, circondato dal brusio degli altri clienti che sembrano raccontare di me e della mia pessima serata. Esco dal locale e nell’oscurità dell’ora cerco con impazienza la macchina poco lontana. Estraggo dalla tasca il telefono che finora la galanteria mi aveva sconsigliato di usare. Sono deciso a riversare la mia rabbia su quella traditrice venuta dall’est. Non trovo però il suo numero e se fossi più lucido non lo cercherei nemmeno dal momento che, in quell’unico nostro incontro, non ce li siamo scambiati. I miei terribili propositi si rivolgono dunque verso Valentina che ha messo in piedi tutta questa sceneggiata esponendomi al ridicolo. La chiamo, ma il telefono è spento. Naturalmente sarà ancora a teatro, magari a divertirsi, mentre io mi rodo il fegato per colpa sua. Mentre sfogo la rabbia sul mio povero cellulare pigiando con forza i tasti mi capita sottomano l’ultimo messaggio di Valentina, spedito nel pomeriggio e non ancora letto, sicuramente inviato, come suo solito, per augurarmi una buona serata. Quale ironia della sorte ricevere al termine di questa orribile avventura gli auguri e gli incitamenti affinché, invece, potesse risultare positiva! Ormai in preda a una spinta masochistica decido di leggere ugualmente:
Ciao Andrea, mi raccomando stasera, fai il bravo e non far bere troppo Evdokiya perché non è abituata. Le ho prestato il mio abito nero smanicato e, vedrai, le sta a meraviglia. Divertitevi e fate pure tardi, baci Valentina. P.S: dato che io e Marco non veniamo, ricordati di passarla a prendere. E puntuale! Ciao.

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