Capri. La prima volta

Andrea scorreva lentamente lungo quel sentiero fino al belvedere di Tragara con la sua carrozzina e le su cuffie in testa, davanti ai Faraglioni di Capri che non gli potevano dare una mano, che non potevano dargli le gambe, l’udito, la corsa, l’amore.
Come ogni sera suor Lucia lo accompagnava nelle sua unica uscita della giornata, altrimenti per lui c’era solo un letto bianco e il soffitto da guardare, circondato da piante di limoni, come a dare colore a quella vita bianca.
Andrea inchiodato da una vita su una carrozzina da una malattia lenta e inesorabile, distrofia muscolare, che spegneva piano piano tutto, i muscoli, i nervi, le parole, i pensieri, la sua voce flebile era chiara per suor Lucia che fissava la sua bocca per capire cosa diceva.
Andrea voleva sempre musica nelle sue orecchie, voleva Mozart nelle sue orecchie, era un incredibile scherzo del destino che quel ragazzo fosse nato in quel paradiso terrestre di giallo limone, di giallo narcisi, di giallo faccia di vecchio che un giorno ha visto di spalle Curzio Malaparte, abitante di Capri.
Andrea guardava quel mare che non poteva navigare, in cui non poteva nuotare, quei boschi sotto il Monte Solaro che non poteva discendere a perdifiato.
Andrea amava fermarsi per ore davanti alla roccia alle spalle dei Faraglioni, una roccia presa d’assalto da centinaia di gabbiani che per ore facevano evoluzioni, disegnavano forme, cerchi, bottiglie, grattacieli, pugnali, maschere, era una danza che durava per l’eternità, che se tornavi dopo venti, cento, mille anni quelli sarebbero stati ancora lì, cristo e centinaia di uomini erano morti ma quei gabbiani ci sarebbero sempre stati per l’eternità e Andrea lo sapeva.
Andrea muoveva la testa lentamente verso l’alto e verso il basso come se la musica fosse quel volo di gabbiani che dava forza ai suoi nervi morti.
Suor Lucia era tutto il giorno con Andrea, mangiava con lui, coglieva i fiori con lui, gli leggeva le poesie di Sandro Penna e Villon, litigavano, si addormentavano uno accanto all’altro che la madre di Andrea doveva andarli a riprendere lungo quel sentiero.
Un giorno Andrea vedeva quei gabbiani che facevano l’amore, Andrea dopo quella volta disse a suor Lucia. , Andrea diceva che voleva far l’amore, almeno per una volta, diceva, nella vita in quella vita malvagia che non gli aveva regalato che sofferenza.
Suor Lucia era sconvolta, cercava di cambiare discorso, di non andare dai gabbiani che facevano l’amore, ma Andrea diceva che voleva andare proprio là, Lucia per la prima volta trattava Andrea con parole fredde, con una certa durezza, gli diceva di smetterla con quelle storie, lo strattonava qualche volta in carrozzina.
Andrea un giorno prese per il braccio suor Lucia, con violenza le disse.
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Lucia lo guardava e senza dire una parola tremava come una foglia, lei suora doveva fornire una puttana a una persona che amava profondamente. Che destino era quello?
Quell’essere puro e meraviglioso di nome Andrea che lei aveva seguito per anni, aveva pettinato i suoi capelli imbiancati precocemente, aveva tagliato le sue unghie, lo aveva baciato con trasporto sulla fronte, aveva sorriso con lui guardando un film comico.
Ora quell’uomo mai nato gli chiedeva una cosa normale, la cosa più normale del mondo per un uomo, di fare l’amore con una donna, un ora di sesso prima di morire, prima della inevitabile fine, e lei suora buona anima non glielo voleva concedere, perché?
Quei giorni suor Lucia nascose alla madre di Andrea quella richiesta pressante, imprevista, passò notti insonni Lucia e si chiedeva nel cuore della notte che cosa la frenava da quella richiesta disperata di un uomo malato che vuole la gioia della carne prima del trapasso.
Un giorno Andrea urlando e piangendo come mai aveva fatto diceva che voleva una puttana, suor Lucia urlava contro Andrea come non aveva mai fatto, gli urlava di tacere, gli dava tranquillanti ma lui urlava che voleva una puttana, a quel punto se ne andò a Napoli con l’aliscafo per scegliere una puttana coi fiocchi, come gliela aveva descritta Andrea.
Dopo due giorni Lucia arrivò con Magda puttana di Scampia che cantava Dicitincelle Vuie e Andrea sorrideva come mai aveva fatto, la stava a guardare estasiato là alla roccia dei gabbiani, le baciava il collo che sapeva di talco, suor Lucia se ne stava dietro di loro in un cespuglio a guardare, gli faceva rabbia quella situazione, si vergognava come una ladra, come una assassina, eppure si diceva, aveva esaudito il desiderio di una persona che lei amava con tutta se stessa.
Quando erano sull’aliscafo quella due donne, erano una di fronte all’altra, nessuna della due parlava, Lucia diceva a Magda di essere delicata con Andrea, che Andrea poteva star male, Magda canticchiava e rideva, suor Lucia era seria e chinava la testa, sembrava più felice quella puttana che una anima pura come suor Lucia, forse perché Lucia aveva troppi pensieri, pure quelli degli altri, quella puttana nemmeno uno.
Lucia vedeva quella donna con le unghie dipinte di viola, le sue gambe nude accavallate, tutti gli uomini avevano una parola per lei, e suor Lucia era ignorata da tutti, per un istante Lucia pensò a quanto sarebbe stato strano e nuovo essere come Magda, avere l’attenzione della gente su di sé. Poi Lucia stringeva il rosario e chinava la testa.
Lucia vedeva le mani di Magda accarezzare il petto nudo di Andrea, la vedeva baciare il collo di Andrea, e Andrea che sorrideva senza dire una parola, ogni tanto faceva strani mugolii, Andrea aspettava di vedere quel corpo nudo di donna che non aveva mai visto in vita sua.
Magda decise che quello era il giorno giusto per far conoscere ad Andrea il suo corpo, Lucia vide Magda mentre si vestiva, mentre si profumava per Andrea, e sentiva in quel momento per la prima volta in vita sua di odiare una persona, lei che amava il mondo e Dio con lui, ora odiava quella donna, Andrea aveva attenzioni solo per lei, Lucia che aveva dedicato tutta se stessa per quell’essere debole e solo, ora un’altra donna avrebbe fatto l’amore con lui, l’avrebbe conquistato.
disse Magda sprezzante rivolta a Lucia, lei tacque poi con rabbia disse . Magda prese la faccia di Lucia con violenza e dopo un schiaffo le disse
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Stavano per arrivare allo scoglio dei gabbiani, ad un tratto Magda cominciò a spogliarsi, era alle spalle di Andrea, da dietro accarezzava il suo petto, baciava la sua testa, ma da dietro arrivò Lucia che mise le cuffie sulle orecchie di Andrea, Magda guardò Lucia facendole segno di andarsene.
Lucia era d’improvviso nuda e con un balzo felino si attaccò al collo di Magda, stringeva quel collo con la forza di un muratore, Magda urlava ma le grida dei gabbiani tarpavano quelle urla lancinanti.
Quei due corpi nudi lottavano in mezzo ai limoni e ai narcisi, il rosso del sangue si mischiava al giallo, poi Lucia con una pietra colpì ripetutamente la testa di Magda, gettò il corpo da un dirupo.
Suor Lucia completamente nuda tolse le cuffie al suo Andrea, al suo uomo mai nato, con le mani accarezzava la sua pelle nuda, gli sfilava la camicia, sentiva di fare la cosa più naturale del mondo, se lui voleva fare l’amore prima di morire lei era l’unica donna che poteva e doveva farlo, che Dio non avrebbe detto niente, che Dio avrebbe capito.
Lucia si sedette sulle gambe di Andrea mentre lui sorrideva ed era felice, diceva lui ed ora la sua voce sembrava più forte e comprensibile, Lucia leccava tutto quel corpo debole di Andrea, prese fra le mani il membro di quell’uomo mai nato ed era invece il membro di un uomo forte e vigoroso.
Centinaia di gabbiani facevano evoluzioni in cielo accanto a quei due corpi nudi e Andrea che diceva .
La voce di Andrea per la prima volta si sentiva fino a Napoli era forte come quella di un baritono, ad un tratto decine di gabbiani si precipitarono su quei due corpi, le urla di amore dei due si mischiavano a quelle degli uccelli, ma nessuno, né a Capri né nel mondo sembrava sentirli.
Lucia urlava in mezzo a decine di gabbiani che assediavano il corpo virile di Andrea e che si accoppiavano, tutti e due facevano lo stesso verso che facevano i gabbiani
Ogni sera al tramonto quel rituale si ripeteva, quei due corpi nudi di un malato terminale e di una suora si accoppiavano coperti da gabbiani che tubavano, uomini e uccelli facevano lo stesso grido e i turisti si assiepavano alla balaustra, gli americani con le videocamere, i giapponesi con le macchine digitali, c’era chi urlava e chi rideva e chi gli lanciava lattine di birra ma né gli uccelli né quei due corpi si fermavano.
Che loro Lucia e Andrea non sentivano il mondo attorno a loro, che loro erano di un altro mondo, alla Grotta azzurra ormai non ci andava più nessuno, quello era il vero spettacolo, la vera opera d’arte di Capri e nessuno voleva perdersela.

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Tito Pioli
Tito Pioli

Per pigrizia non ho mai amato molto viaggiare, se non per vedere arte e quartieri fatiscenti, per questo ho cominciato a scrivere, per immaginare il mondo, per sognare il mondo, perchè immaginare è sempre più bello e profondo che vedere.

Ho scritto tre romanzi:
"L'isola che non c'é", giunto secondo al premio Linus Baldini e Castoldi 2004 (un imitatore di animali si trova a convivere con gli anni settanta tra politica e stragi di stato)

"La cuoca puzzona" (parla di una cuoca indiana che sa cucinare tutti i piatti del mondo e cercherà di salvare il suo paese con molti ostacoli) ha ricevuto apprezzamenti scritti da case editrici nazionali e da editor ma finora non pubblicato

"La banda dell'arte", segnalato al recente premio "L'autore" della Firenze Libri, ora in lettura (parla di un professore di arte che cerca di portare la sua classe di precari nel mondo dell'arte e della bellezza, ma loro saranno attratti dal male dell'arte...)

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