LA VITA IN BIANCO E NERO DI MARIATERESA

Mariateresa camminava dentro la Stanza di Diana e Atteone nella Rocca di Fontanellato, quel rosa delle carni dei putti, quei gialli dei loro capelli, quell’azzurro del soffitto, Mariateresa non li vedeva, vicino a lei c’era Alberto il grafico, un esteta come Mariateresa.
Quei due non si conoscevano.
“Bello eh” gli disse Alberto “Si bello sono grigio 3, grigio 4 e grigio 5” rispose Mariateresa stranita e quello la guardò sconvolto, Alberto strinse le braccia di Mate, la disegnatrice di borsette anche se non la conosceva.
Mariateresa guardava il cielo azzurro d’Italia e vedeva un grigio chiaro, il mare azzurro e vedeva macchie più o meno scure, Mariateresa veniva da una isola dell’Oceania dove tutta la popolazione per un difetto genetico vedeva solo in bianco e nero, l’Italia era per lei come una cartolina degli anni ’30.
Quel fenomeno di donna appena arrivata in Italia aveva cominciato a disegnare borsette, comprava pelli tessuti, faceva decine di modelli di borsette,
borsette trasparenti, borsette di jeans, borsette dai mille colori, borsette che nessuno aveva mai immaginato.
Quelle borsette andarono su tutte le copertine dei giornali di moda, donne famose e meno famose le compravano, vi nascondevano i loro segreti, e la cosa incredibile era che quelle borsette erano gialle, rosse, verdi, arancio, Mariateresa anche se non vedeva i colori riusciva ad abbinare le stoffe e i materiali con un gusto sopraffino.
Il terribile destino era che lei avrebbe visto le sue borsette sempre in bianco e nero.
Il suo sogno era proprio vedere l’Italia ma forse proprio allora si rese conto del male che si stava facendo, vedere l’Italia senza colori era una vera tortura.
Mariateresa si sedette ad un tavolino di un bar all’aperto, aveva davanti a sè la Rocca di Fontanellato, da cui veniva “Vissi d’arte, Vissi d’Amore”.
Il bar era molto affollato, da sola arrivò Alberto il grafico incuriosito da quella donna che diceva di vedere grigio, Alberto aveva gli occhi azzurri, un sorriso infantile, tutti i suoi discorsi partivano da cose futili ma arrivavano all’arte.
Alberto si mise a fare disegni coloratissimi proprio sul tavolino di fianco a Mariateresa.
Mate li ignorava.
Mariateresa aveva davanti a sè due occhi impossibili da non guardare, e lei guardava la facciata del Castello, ordinò una birra che vedeva non giallo ma grigio gradazione 7.
Tutti gli occhi degli avventori erano su Mariateresa che era bellissima ma persa nelle forme delle sue borse, Mate era senza colori negli occhi ma con mille colori nella mente.
“Non ho dei begli occhi?” chiese sorridendo Alberto
“Si non male, sono un grigio 1” disse lei e sorrise.
Alberto rimase di stucco e rise, poi gli fece mille domande, lo stupiva quella ragazza che non lo guardava e vedeva i suoi occhi grigio 1, lui canticchiava “Vissi d’arte, vissi d’amore”. Mariateresa non gli disse niente della sua vita in bianco e nero.
Alberto la invitò ad andare a teatro a vedere la Tosca, fu una serata di allegria e sguardi grigi, Alberto indicava i costumi che aveva disegnato e gli stucchi nel teatro e lei non dava nessun segno di emozione.
Davanti alla pizza disse che era di un grigio diverso rispetto a casa sua, nel gelato annusò tutti i gusti, vedeva una Ferrari e non diceva niente, Alberto si metteva una giacca rossa stupefacente e Mariateresa non faceva nessun commento, i negozi non li degnava nemmeno d uno sguardo, i gamberoni in crosta vellutata non la colpirono.
Quando la portò davanti alle case rosse, gialle e arancio di Boccadasse e lei stava lì senza dire una parola Alberto fu sconvolto, poi davanti al mare le accarezzò in testa e le chiese ma di che colore vedi questo mare?
Mariateresa piangendo disse tutte le scale di grigio che vedeva
“Io vedo solo in bianco e nero, io non vedo l’Italia e nemmeno il colore delle mie borsette”.
Alberto cominciò a descrivere i colori a Mariateresa e Mate iniziò a descrivere il suo mondo ad Alberto.
Davanti agli affreschi di Luca Signorelli e le tele di Kandinsky Alberto provava a descrivere quel mondo e Mariateresa ascoltava incantata, anche se a volte Mariateresa faceva arrabbiare Alberto e gli diceva che secondo lei, erano più belli in bianco e nero quelle opere d’arte.
Diventarono amici inseparabili, amici di arte, alla ricerca dei colori invisibili.
Alberto vedeva con che passione, con che amore faceva quelle borse per le donne del mondo e disse a Mariateresa.
.
Alberto pensò che la massima forma d’amicizia per Mariateresa fosse riunire tutte le donne che avevano comprato una sua borsetta,
Alberto il grafico se ne andò in giro per l’Italia e per il mondo a cercare tutte quelle donne, le convocò tutte quante in Piazza di Spagna, arrivarono tutte con la borsa a tracolla, le vecchie, le figlie delle donne che avevano comprato le borsette di Mariateresa, le nipote delle donne che avevano comprato le sue borsette.
Mariateresa le accoglieva una ad una, voleva sapere tutto di loro, di tutti i segreti che avevano portato in quelle borsette in quegli anni, tutti i luoghi in cui avevano portato quelle borsette.
Ad un tratto Alberto invitò le donne a tirare fuori dalle loro borse i regali per Mate, quelle donne estrassero i loro trucchi e cominciarono a truccare Mariateresa, tirarono fuori abiti e la vestivano, Mate piangeva e basta. Lei che per tutta la vita aveva pensato a far belle le altre donne, aveva pensato a rendere eleganti le altre donne, ora c’era qualcuno che si prendeva cura di lei.
Improvvisamente vestita e truccata dalle “sue” donne, Mariateresa disse a una di loro di darle uno specchio, Mariateresa indicava il suo vestito e urlava che era azzurro!, vedeva le sue scarpe e urlava che erano gialle!, Alberto scuoteva la testa felice e correva lungo la scalinata con il suo sorriso infantile.
Mate per la prima volta vide i colori delle sue borsette e si commosse.
La cura del vedere in bianco e nero era l’amore, era ricambiare l’amore per gli altri.
I due amici d’arte Mariateresa e Alberto corsero per mezza Italia, per prima cosa videro il mare, poi il cielo, poi la pizza, poi la Cappella Sistina, poi la Ferrari, Mate la creatrice di borsette passò la vita a girare l’Italia per vedere i colori che si era persa per tanto tempo.

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Tito Pioli
Tito Pioli

Per pigrizia non ho mai amato molto viaggiare, se non per vedere arte e quartieri fatiscenti, per questo ho cominciato a scrivere, per immaginare il mondo, per sognare il mondo, perchè immaginare è sempre più bello e profondo che vedere.

Ho scritto tre romanzi:
"L'isola che non c'é", giunto secondo al premio Linus Baldini e Castoldi 2004 (un imitatore di animali si trova a convivere con gli anni settanta tra politica e stragi di stato)

"La cuoca puzzona" (parla di una cuoca indiana che sa cucinare tutti i piatti del mondo e cercherà di salvare il suo paese con molti ostacoli) ha ricevuto apprezzamenti scritti da case editrici nazionali e da editor ma finora non pubblicato

"La banda dell'arte", segnalato al recente premio "L'autore" della Firenze Libri, ora in lettura (parla di un professore di arte che cerca di portare la sua classe di precari nel mondo dell'arte e della bellezza, ma loro saranno attratti dal male dell'arte...)

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