Nel villaggio di Hermosillo tutti conoscono la storia di Chamela, la donna dalla grande testa.
Chamela era cresciuta sana e robusta allevando galline insieme alle sorelle più grandi e sbrigando le faccende domestiche con la compagnia silenziosa della madre.
Carmen, la madre di Chamela, non si era mai abituata del tutto alla vita del piccolo villaggio e portava avanti casa e famiglia con lo stesso sguardo e le stesse cure distratte di sempre. La sua indole selvatica si era nascosta da tempo sotto il grembiule stropicciato e impataccato dai pesanti vapori della cucina e della sua anima.
Il tempo trascorreva inesorabilmente regolare per Carmen che non si accorse dei cambiamenti della bambina.
Chamela cresceva velocemente, sviluppando una spiccata curiosità per il mondo che le stava intorno, per le piante, gli animali e le stelle, ma sopra ogni cosa per l’animo umano.
Questa sua passione per il sapere la portò a sbrigare sempre più velocemente le faccende domestiche per dedicarsi ai suoi calcoli e alle sue riflessioni. Non annotava mai nulla sulla carta perché a Hermosillo nessuno sapeva leggere e scrivere, perciò teneva tutto a mente, ripassando ogni sera le conclusioni a cui era giunta.
La mattina, appena sveglia, divideva con cura i sogni dalla realtà, la fantasia dagli studi e iniziava così la giornata.
Un giorno non riuscì più ad infilarsi i vestiti, la testa era diventata troppo grande e la madre dovette allargarle l’apertura della tunica.
La sua precisione nei calcoli aumentava di pari passo alle dimensioni della sua testa.
Quando diventò una donna, Chamela smise di sognare, o meglio proseguì nel sonno le sue indagini, tanto che la famiglia fu costretta a cambiarle il letto e ad allargare porte e finestre. Il corpo, un tempo in salute, deperiva ora sempre di più fin quasi a scomparire sotto quell’ombrello nero di ricci e le persone, che fino a quel giorno avevano popolato la casa di Chamela per chiedere consiglio sul periodo di semina e sulla magia della medicina, o per ascoltare racconti incredibili sulle dimensioni dell’universo, adesso facevano visita alla donna per sostenerla nei movimenti quotidiani, ora che la sua testa le era diventata enorme e
pesante.
Ma la testa continuava a crescere, spontaneamente, come fosse un grande fungo.
Fu così che Chamela fu costretta all’immobilità; lei che poteva spaziare col pensiero fino a raggiungere mondi lontani, ora, seduta nel portico, poteva guardare solo il muoversi delle foglie.
Un qualsiasi calcolo azzardato, magari anche solo una semplice addizione, sarebbe stato
fatale per quel fragile equilibrio.
Si dice che l’ultima alba che vide fu così spettacolare che tutti i pensieri si sprigionarono dalla sua testa, esplodendo in un’orchestra di suoni e colori che volarono liberi nel cuore della foresta. A Hermosillo, quando si cammina nel fitto degli alberi, lo si fa in silenzio e con le orecchie ben aperte, perché qui ogni voce nasconde una storia.

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