Per la sicurezza di tutti si prega di chiudere il portone.
La grafomane del condominio ha colpito ancora, sappiamo tutti di chi si tratta, voci di pianerottolo indicano da tempo la possibile colpevole di questa immensa raccolta di biglietti e cartelli dedicati alle ammonizioni dei condomini. Forse un’archivista? Una bibliotecaria in pensione? Un’impiegata del catasto? Nossignori, niente del genere. Nella categoria “avvisi generici” rientrano senz’altro “Chi ha perso delle chiavi con Pokemon può rivolgersi al num…”e “le pubblicità non si abbandonano sopra alle cassette postali comuni”. La Grande Dame dedica un’attenzione particolare all’ascensore, dove i messaggi assumono generalmente toni d’accusa per la scarsa pulizia, per chi ci fuma o trasporta indifferentemente cani e armadi. Ho pensato più volte di incollare sullo specchio un foglietto dove s’invitano i condomini a non usare l’ascensore come una bacheca, così da dare il via ad un a catena senza fine di paradossi e contraddizioni. Quest’anno mi pare che possa vincere il premio “cartelli condominiali” la sezione riservata alla raccolta differenziata, senz’altro la più ricca. Qui la redattrice si esprime in toni didattici, sperimentando formule diverse e portando esempi concreti (le bucce della frutta vanno nell’umido, ma senza il sacchetto di plastica). Nell’ultima versione poi ha sperimentato l’utilizzo della stampa a colori, associando al colore dell’inchiostro quello del sacchetto della spazzatura da utilizzare. Prova con la memoria visiva, è stremata.
Oggi neanche la tenacia di questa donna riuscirà ad irritarmi, mi sono finalmente decisa e dopo 7 anni di lavoro precario ho preso qualche giorno di riposo per pensare alla salute, depurarmi dallo stress lavorativo e ripartire alla grande. Milano è una città faticosa ma anche l’hinterland non scherza.
Alle 8.00 il citofono suona, cammino coi piedi scalzi sulle piastrelle fredde. Chi è? Ma altre voci stanno rispondendo all’unisono e me ne torno a letto pensando di poter dormire almeno almeno fino a mezzogiorno. Altrimenti che senso ha? Nessuno infatti, perché i signori del piano di sopra stanno carteggiando il pavimento o forse trascinano per terra un rastrello di lime, può essere tutto in questo palazzo e in questo mondo assurdo. Il dubbio di essere entrata a far parte, e senza alcun titolo, di un nuovo reality, mi era già balenato per la mente una delle prime sere, appena trasferita nel palazzo. Avevo fissato al muro uno di quei supporti di metallo della meliconi che si usano per sospendere le televisioni. Prima di procedere con tanto di trapano e livella avevo verificato i prodotti in commercio, fatto un piccolo sondaggio tra amici e controllato che il mio nuovo acquisto potesse sostenere il peso della mia vecchia TV. Eppure una volta fatto tutto e accomodata la regina della casa sul nuovo trono, l’opera non mi convinceva affatto, pendeva di lato come la torre di Pisa e con un’aria tutt’altro che rassicurante. Insomma, la terza sera in assetto da “meliconi”, con il mobile bar spostato contro la vetrata e Lei immobile sul trespolo, mi decido e guardo un bel film con Paul Newman. E’ sufficiente la pressione dell’indice sul pulsante di spegnimento per far piombare il colosso in avanti, cioè su di me. Il colosso purtroppo non è il caro Paul, ma la TV. Il mio cellulare è rimasto sul divano, irraggiungibile, con il terzo occhio vedo nel futuro il disastro imminente. Provo a sistemarla di nuovo sul supporto ma non vuole trovare equilibrio, come me. Provo di nuovo ma niente, e di nuovo e di nuovo ancora, mi cadrà addosso appena mi allontano. Dopo mezzora di crampi alle braccia, la TV invece cade sul pavimento ed esplode. Sì, le televisioni esplodono davvero. Lui, il braccio, resta perfettamente piantato nel muro, impassibile al dramma. La mattina seguente ricordo di aver incontrato in ascensore il Signor Rosati del piano di sotto, era insieme al figlio, un ritardato di quarant’anni che fuma sul pianerottolo di nascosto dai genitori.
Scusi per ieri sera
Silenzio
Scusi per ieri, avrà sentito rumore verso mezzanotte, mi è caduta la televisione, ha fatto un rumore pazzesco
Mmm, no
Beh, comunque oggi sarei scesa a scusarmi, ha fatto davvero un gran rumore. E’ esplosa!
Noi a quelle cose lì non ci facciamo caso
Ah. Comunque… io sto bene.
Un nuovo sistema di regole, di cui io non conoscevo neanche l’assunto principale, governava il condominio ed io avrei dovuto scoprirlo quanto prima e quanto basta per potermi difendere. Il figlio intanto ha cominciato a sorridere e le labbra gli si sono bagnate di bava, anche gli occhi sono umidi e velati e restano vicini vicini al naso porcino che centra perfettamente quel viso tondo e sudato.
Però una mattina ha usato un martello, vero?
Si può darsi, ma non credo fosse presto
Eh..! Quello però lo abbiamo sentito.
2.
Sento le ciabatte che salgono le scale con l’ira furibonda che può avere solo chi ha steso il bucato sotto le mie fioriere. È soltanto questione di tempo, di un attimo, forse riesco ancora ad infilarmi la vestaglia o ad arrotolarmi in uno scaldotto prima del campanello.
Driiiiin driin
Driiiiiiiiiiiiiinn driiiiiiiiiiiiiiiiiiiin
Driiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiinnnnnnnnnnnnnnn driiiiiiiiiiiiiiiiiiiiinnnnnnn
La signora del secondo. Sono al 7° piano, vuol dire che in mezzora ha già fatto il mazzo a 4 condomini, compresi i Rosati del piano di sotto. Chissà che scena.
Insomma, non è possibile eh! E’ sempre la stessa storia, basta basta, basta che diamine! Non si può mai stendere, non se ne può più guardi! Avevo appena lavato il balcone e già l’acqua che cola, ho chiesto a tutti e deve essere per forza dal suo balcone che è l’ultimo piano!!!!”
Intanto l’ultimo piano è l’ottavo, quello sopra e poi la prego di parlare più piano che non sto affatto bene.
Oh beh, non si preoccupi! Io ci sono abituata a lavorare in mezzo a quelli con la bronchite!
Io non ho la bronchite ma mi sento come Charlie Brown adesso. Sopraffatto.
Mah..sarà la neve che si scioglie, forse era un po’ presto per lavare il balcone..
Ma va! Quella da mò che si è sciolta tutta!
Comunque signora, dal mio balcone non scende niente.
La signora entra con un certo cipiglio e con aria da inquisizione spagnola. Non l’ho per niente convinta con questa storia della neve.
Posso andare a vedere in balcone, perché deve essere per forza il suo, o che ne so!
Forse è meglio che ne so, penso, ma dico: Faccia quello che vuole signora, è già entrata..
Mmm..(esce in balcone e rientra subito dopo insieme ad una folata gelida che mi sbatte sul collo)
Allora non lo so…si riguardi eh signora, prenda dei dibbioti , buongiorno.
Buongiorno.
Ho capito, questa giornata farà schifo. Tanto vale prenderla con ironia, tanta ironia. Sono quasi sicura di averne lasciata un po’ dal ferramenta qui sotto dove ho visto delle targhe di metallo. In particolare me n’è rimasta impressa una, arancione: scuola di tip tap. Starebbe proprio benino sulla mia porta di casa e poi venerdì c’è la riunione condominiale e voglio vedere l’effetto che fa.
Fercasaling: pensavo fosse uno scherzo invece temo che il proprietario sia davvero orgoglioso di questa trovata, con una sola insegna ben 2 messaggi, geniale. Le targhe non sono in vendita ma ne approfitto per comprare dello stucco per sistemare il muro che ha ospitato, anche se per poco, il braccio meliconi. Mentre rientro saluto il ragazzo dell’agenzia viaggi “Parti di mondo”che si sta sbracciando per farsi notare. Deduco che nella via ci sia un unico ideatore per le insegne commerciali e cerco di immaginarmi come possa essere fatto un tipo del genere. E’ completamente rintronato oppure è un genio del male che si diverte a giocare con le menti inconsapevoli degli abitanti del quartiere? Nell’atrio incontro il figlio scemo di quelli di sotto che fuma con aria colpevole, ha ancora la bronchite e mi chiede, come ogni giorno, come sta mio marito.
Non sono sposata
Ah….
Entro in casa, il divano mi cattura nel suo campo magnetico e di colpo divento pesante. Pesante. Vorrei usare al meglio le risorse che offre il territorio così decido di ordinare una pizza a domicilio. C’è solo l’imbarazzo della scelta, la mia cassetta della posta è sempre stracolma di volantini colorati, hanno tutti lo stesso layout e mi viene il dubbio che anche le pizze alla fine siano le stesse. Vada per una RIFUGIO: pomodoro fresco, mozzarella, rucola ma senza mais dalla pizzeria Il Principe. Avrei potuto prendere la stessa identica pizza da “Strike” (vicino al Bowling), da “Pizza e Kebab” o da “Padre Pio” gestita da egiziani . La stessa pizza, negli altri negozi, si sarebbe chiamata rispettivamente: ESTATE, TIMIS, SEBY.
La pizza è sottile e molle, si sono dimenticati la mozzarella e mi è già venuto il nervoso. Ne mangio una fetta in piedi davanti alla finestra. Stanno portando avanti i lavori sul Re de Fossi, vogliono ricoprirlo per fare dei parcheggi per i residenti, i gabbiani andranno via, chissà di cosa si cibavano? Dubito che in quell’acqua verde petrolio ci siano dei pesci. Peccato, era simpatico dire in giro che a Milano volano i gabbiani e non mentire.
Un giorno andrò via da qui.
2° giorno
Alle 10.00 suona il citofono, deve essere un vizio locale quello di rompere le palle di mattina. Dice di essere la signora del quarto piano.
Salve, sono la signora Bacigalupo del quarto piano. Sa com’è, a volte la gente non sa cosa fare e vede un pacco nella posta e lo prende, magari tanto così per fare, per curiosità, allora siccome qui rubano sempre la posta e io ho visto che lei ha ricevuto un pacco che stava lì sopra le cassette della posta, perché si vede che non entrava nella sua di cassetta, gliel’ho preso io prima che lo prendesse qualcun altro. L’ho a casa, adesso se aspetta che salgo che sono qui sotto coi bambini, lo viene a prendere, sto al quarto.
Recupero la posta dalle mani di una bambina di 5 anni che ammicca incoraggiata dai fratellini e salgo in ascensore con un signore mai visto prima nel palazzo. Sorridendomi in modo molto garbato, inizia un’amabile conversazione. Ha appena messo in affitto casa sua e vuole sapere se conosco qualcuno interessato, qualcuno di fidato. La conversazione arriva velocemente a questo: Qualcuno di fidato, di fidato come lei, che si presenti bene, tipo lei insomma… Arrivata al 7° piano, ancora lui non molla: Scendo anch’io al settimo se non le dispiace e poi faccio un piano a piedi. Lei in quale portone abita? Abita qui sola? Magari se vuole salire a vedere l’appartamento, no? Anche domani mattina se preferisce… Allora le lascio il mio numero, così se conosce qualcuno..
Il pacco che apro sul tavolo della cucina è una raccolta di cataloghi di piastrelle, infissi, stufe a pallet e cucine ecologiche che avevo ordinato gratuitamente da una rivista qualche mese fa. Per una complessa associazione mentale mi viene voglia di comprare una rivista. Tanto sono già vestita, scendo subito e vado da Francesco, l’edicolante qui di fronte. Francesco è quanto di più vicino al cartolaio amico che io possa immaginare. Un giorno mi ha tagliato con entusiasmo 20 cartoncini colorati, ognuno doveva avere un formato diverso dall’altro perché in quel periodo mi ero fissata con un corso di legatoria artigianale e dovevo assolutamente fare le copertine per i miei cahier. E poi tutti i lunedì mattina infila nella mia auto, da una fessura che lascio nel finestrino, l’inserto del sabato della Repubblica che io ADORO. Il risveglio ideale sarebbe fatto di: caffè che sale dalla moka, tavolino apparecchiato in balcone con fette biscottate e marmellata di arance amare e infine lui: l’inserto del sabato.
Oggi però è martedì, prendo Glamour e il giornalino di Tecnocasa.
3° giorno
Mi sveglio perché il Signor Rosati bestemmia. Ne approfitterò per fare dei “piccoli lavori” tipo portare giù in cantina la rete matrimoniale, che soggiorna da tempo appoggiata al muro della mia camera da letto. Oggi è proprio il giorno giusto per levarsela di torno! Caffè e yogurt magro hanno creato quel gusto tipicamente acido che ben si addice a questi giorni di ferie ed al mio umore di base.
La rete è più pesante del previsto, si può piegare in 2 ma non dividere per cui ora è delle dimensioni di una singola ma pesante il doppio. L’ho avvolta in un panno spesso per non rigare il pavimento ma anche trascinandola faccio davvero fatica a portarla fino alla porta d’ingresso e da lì all’ascensore. Qui s’infila per un pelo. Arrivata al piano terra con soddisfazione, mi devo velocemente arrendere all’evidenza della mia inadeguatezza fisica. E’ molto seccante ma non sono abbastanza forte per portarla giù per le scale della cantina. Che faccio? Se la riporto in casa ho faticato per niente e avrò lo stesso problema domani, allora quasi quasi do fiducia all’umanità e aspetto che passi qualche condomino maschio per chiedere aiuto. La legge di Murphy mi dice che non passerà nessuno almeno per un’ora, ma io so essere anche una persona paziente.
Murphy era un ingenuo. La prima persona che entra nell’atrio è la signora Mondaini. Ovviamente non è quella dello spettacolo, ma le somiglia come una goccia d’acqua. Persino l’abbronzatura rugosa e la montatura degli occhiali sono le stesse. E’ un’odiosa impicciona, vissuta nello stabile dalle fondamenta e andata in pensione ormai da anni per dedicarsi esclusivamente al pettegolezzo e alla diffusione spasmodica di cartelli inquietanti. Questa è un’accusa diretta e ufficiale, la grafomane è lei! La prima volta che si è presentata alla mia porta stavo imbiancando casa, era luglio e faceva un caldo pazzesco. Non esiste aggettivo adatto per descrivere quanto fossi sudata e sporca. Non butterà mica la carta con la plastica, nèe?!!
Tra tutti gli inquilini di questo maledetto posto proprio la Mondaini mi doveva capitare! Ha già squadrato la rete, ha provato perfino a sorridere ma è più forte di lei: Non penserà mica di farla passare da qui?!
Non lo penso signora, l’ho già fatto. La rete da lì è passata benissimo, tant’è che sono appena scesa.
La Mondaini dà un’occhiata furtiva allo stato di pulizia dell’ascensore, sperando invano che io abbia fatto un mezzo porcile o rigato lo specchio o chissà che altro. La voce le si strozza in gola come un lamento interrotto e ne approfitto per dire: Grazie per l’aiuto, comunque.
E anche questa è fatta. Mi sto lentamente trasformando in un mostro.
Esco per strada con l’intento di chiedere aiuto al ragazzo dell’agenzia viaggi. Gli lancio un sorriso accattivante, o almeno ci provo, ma quando mi vede si emoziona e non governa più il suo nuovo monopattino. Con una mossa imbarazzante si stoppa davanti all’agenzia ed entra senza più guardarmi. Alle mie spalle sento ”Vuoi una mano fisica?” E’ un sangiulianese DOC che mi porta la rete in cantina e risolve la mia giornata al meglio.
2.
Un altro bel personaggio della via è il calzolaio. Potrebbe avere 80 anni, corporatura esile e nervosa come il carattere. La lunga barba, bianca come la neve, lo rende riconoscibile anche da lontano. Sempre in braghette, anche in inverno. Non si vedevano gambe così storte portate in giro con tanta disinvoltura dai tempi dei cow boy! Non so come riesca ad andare avanti, quando rientro la sera mi capita spesso di vederlo dormire alla luce di una candela, nel soppalco del suo “laboratorio”, insieme agli attrezzi, ai lucidi e alle scarpe di qualche sconosciuto.
Oggi gli ho portato degli stivali di pelle anni ’70 comperati su Ebay, sono un po’ stretti per il mio piede e ho pensato di farli allargare proprio da Mastro Geppetto.
Ma perché ha preso degli stivali piccoli?! Non si comprano gli stivali piccoli, devono calzare bene.
Ha ragione, non me ne ero accorta quando li ho comprati..se si potessero allargare un po’..
Perché ha preso degli stivali piccoli?
Come faccio a spiegargli di Ebay.. Mi sono sbagliata
Eh! Non va bene. Ora le fanno male!
Sono convinta che sia diventato così scontroso da quando è sordo.
Pensa che si possano allargare un po’?
Adesso vediamo..Non si devono comprare stivali piccoli.
Non mi lascia nessun biglietto né mi chiede il nome, solo di ripassare lunedì.
E’ una settimana fredda, l’umido s’infila sotto i vestiti, mi bagna le ossa. Le persone che avrei voglia di vedere sono tutte a lavoro, non saprei che fare in giro. Salgo in casa, un bel the caldo, magari dopo potrei preparare il plumcake alle spezie, ho ritagliato la ricetta dall’inserto della Repubblica della scorsa settimana.
Vinco un viaggio in ascensore con un’enorme signora anziana con la faccia da gallinaccio. E con il figlio dei Rosati.
Eh, come va?
Bene, grazie. Lei?
Sono a casa da lavoro. Ridacchia. Mi hanno dato tutta la settimana.
Ah, non sta bene, si è preso proprio una brutta bronchite!
Eh, si. Ridacchia ancora. E suo marito come sta?
Non sono sposata. Sorrido.
La donna gallinaccio forse mi viene in aiuto, interrompe la brillante conversazione e inizia a raccontare dell’arrivo dei 2 nipotini. Eh la nonna quando arrivano i nipotini non capisce più niente. Arrivano dalla Germania. Quest’anno sono venuti per le vacanze estive una settimana a luglio e poi adesso. Vedesse che belli! Chissà quando ritorneranno la prossima volta..Eh ma sa, i genitori lavorano in Germania, come fanno..
Non scende al terzo, ma saluta Rosati al sesto e sale con me al settimo. Non riesce più a fermarsi, rovescia parole su parole, anche senza senso, come in preda ad una furia oracolare. Per non bloccare l’ascensore blocca me sul pianerottolo finché non le chiedo della riunione condominiale di venerdì. Io quello lì, l’amministratore, l’ho visto crescere, e ora fa il furbo !
Mi racconta che l’Amministratore precedente è scappato con la cassa e ora sono tutti sul chi va là, che questo ha iniziato bene ma ora se ne sta un po’ approfittando perché alle riunioni vanno sempre le solite famiglie di vecchi e tutti gli altri non si interessano delle cose.
4° giorno
800 grammi di trita, quella scelta, per gli hamburger.
Glieli preparo?
No grazie, li faccio io, così ci metto le spezie, il coriandolo..
Sono da Torello, il Macellaio.
Altro?
No grazie. Questa è la mia razione mensile. (Errore)
Ah, se vuole un’altra razione di carne, qui ce n’è signora! Mensile, settimanale…
Faccio finta di non cogliere il sottile umorismo inglese, perché ho fretta di andare a vedere il nuovo negozio di articoli per animali che hanno aperto qui davanti.
Mi viene già da ridere. Il negozio è enorme, spropositato, ci sono almeno 10 tipi di sabbiette per gatti, scommetto che se guardo bene posso trovare anche quella finissima del deserto del Gobi. A parte me, l’unico cliente è un signore dall’aria gioviale, con le gote rosse e un’altezza sotto il metro e mezzo. Si aggira nei dintorni delle casse, dove il commesso super tatuato e abbronzato riordina dei campioncini di crocchette e degli splendidi portachiavi a forma di cane che fa la popò.
Avete anche tipo animali ? Ma non criceti o quelli lì…
No, non teniamo questo articolo.
Comunque l’animale più bello è il cavallo.
Cerco con gli occhi altri occhi stupiti, un sorriso complice, magari quello del cameraman perché questa è senz’altro una candid camera. Il commesso non fa una piega, i portachiavi sono dei portachiavi e non delle micro telecamere. Non c’è nessun complice. Improvvisamente mi sento sola, la situazione non mi fa più ridere, è tornata ad essere lo squallore di sempre.
In ascensore incontro Rosati insieme ad un ubriaco. L’ubriaco è stabile, sorride e sembra innocuo. Rosati è una certezza: Come sta suo marito?
Bene. Neanche dopo un kebab ad agosto mi sento così pesante.
Sul pianerottolo trovo i miei dirimpettai, il capofamiglia, che evidentemente gestisce le faccende amministrative, mi vuole dare la delega per la riunione condominiale di domani.
Quello che va bene a lei signora, faccia lei.
Oltre all’odore di soffritto, dal suo appartamento escono un numero imprecisato di persone, credo ci siano 3 generazioni, i coniugi senior, junior, una ragazzina obesa figlia di non so chi e un neonato. Alla riunione, per la dichiarazione delle quote dell’acqua potabile, dovrò dichiarare che sono solo in 2. Per dispetto, dice, verso la proprietaria che ha diviso un appartamento grande in 2 parti, quella più bella l’ha tenuta per sé, mentre quella senza rete fognaria e priva del collegamento al citofono l’ha subaffittata a loro.
Dopo essermi resa sua complice inizia il vero show! Dal piano di sotto si sentono grida di donna, credo, porte che sbattono, tonfi, guaiti e bestemmie.
E’ la serata del subaffitto ed io non lo sapevo. Il signore ubriaco che avevo incontrato in ascensore è quello che non paga, la moglie è quella che urla e gli altri 2 sono quelli che menano per l’affitto mancato. Il cane è quello che scappa tra le mie gambe. E’ un cucciolo di Pit Bull. La signora in vestaglia con i bigodini è la Signora Valletta, quella che si è tenuta il citofono tanto per chiarire, ed è quella che chiama i carabinieri. E’ anche una donna pesce gatto. Ho sempre pensato che i baffi non donassero a nessuno.
5° giorno
Sono già nervosa, Milano mi fa male, ma esco comunque da casa e dal condominio. Forse sarebbe stato meglio andare in ufficio. Mi ritroverò con una pila di lavoro arretrato che ormai si sarà stratificato sulla mia scrivania, per risalire al primo fascicolo dovrò usare la tecnica del carbonio 14. Ma soprattutto mi aspetta un venerdì sera nel sottoscala dell’oratorio insieme a tutta la troupe di questa settimana incredibile.
Anno condominiale 2008 – terzo trimestre
RUNIONE CONDOMINIALE
La riunione si svolge nel rispetto generale e dell’ordine del giorno, quasi non le riconosco queste persone così composte, ammetto di essere un po’ delusa, mi aspettavo scene circensi con nani sputafuoco ed acrobati della sintassi. Quando finalmente, in chiusura, la natura umana si manifesta e prende il sopravvento in un crescendo d’interventi mozzafiato.
E poi insomma, è proprio il caso di dirlo… mi spiace che i signori Rosati non siano presenti, ma va detto! Quel che va detto va detto! Il figlio, lo sapete tutti, non è mica tutto registrato! Per carità, loro sono delle brave persone, ma il figlio l’en mia tan normàl. Quel colosso! E ora, ve lo dico io, dice la Signora Mondaini, è diventato anche aggressivo!
Ah si figuri, a chi lo dice, a me l’altro mese ha infilato dei mozziconi di sigaretta nella toppa della serratura!
E perché doveva farlo?!
Eh… vallo a capire
Altroché, è cambiato, è diventato aggressivo, non lo sanno mica più tenere i suoi.
Si si…io ho anche PAURA!!
Intanto a me ha dato fuoco allo zerbino! Eh cari miei, si! Lo zerbino! Bruciato.
E a me ha bruciato una pianta che tenevo sul pianerottolo. Una pianta bellissima!! Era una pianta bella vero signora Valletta?
Eh si..
Ah ma io non la mando mica a dire, lo sapete. Se poi mi dicono che sono esagerata fa lo stesso, il padre dovrebbe accompagnarlo sempre fuori, non può uscire da solo un bestione così! Con quello sguardo lì!
Io i bambini non li faccio mica prendere l’ascensore da soli.
E fa bene
E io ho anche paura!
Ah ma io ho già chiamato! Mi sono informata, che credete?! Ho chiamato l’ufficio del Comune per dire che devono aumentargli il dosaggio a quello lì. Dei farmaci! E che deve essere sempre accompagnato!
Ecco, poi bisognerebbe parlare della pulizia dell’ascensore, è sempre sporco con questo andirivieni di gente. Perché i proprietari li conosciamo, ma poi affittano a tutta questa gente che sta un po’ e poi va via e si porta avanti e indietro tutta sta roba…
Eh, a proposito, quei stranieri del secondo piano?! Non gli avevam detto di no per la parabola, come per tutti? Giusto?! Eh, nègher négher, co sta storia alla fine possono fare tutto quello che gli pare a loro! Ma quel che è giusto è giusto!
La riunione sta prendendo una brutta piega e l’Amministratore interrompe il comizio chiedendo a tutti di dichiarare il numero degli inquilini per unità immobiliare, in modo da rettificare la riparametrazione delle spese dell’acqua potabile. Io cerco di assumere un’aria sicura e con voce ferma mento per i vicini. E’ andata.
E poi al secondo chi c’è ancora?
La signora gallinaccio risponde timidamente che al secondo abita anche la signora brasiliana insieme al figlio.
Eh! Quanti sono lì allora?
Due
Altroché 2, dice la Mondaini, lì c’è un viavai !
Ma io non mi sono mai accorta di niente…
Per forza, te c’hai paura di tutto, stai sempre chiusa dentro!
Il mio sangue diventa grigio per la delusione.
Ma avete visto che bella pulsantiera c’è adesso in ascensore Quella di prima l’avevano staccata… eh, so robe de ragazzi, no de grandi! – questa è la donna pesce gatto.
E comunque io, se abbiamo finito adesso…- Riprende la signora gallinaccio – Io devo dire un fatto…l’ho lasciato per ultimo ma lo devo dire…in 45 anni che vivo in questo palazzo nessuno mi ha mai trattata così… il figlio di una famiglia, che sappiamo tutti chi sono…
Ma cosa dice, cosa è successo?
Eh… non lo so se me la sento di dirlo, che poi chissà come finiscono queste cose qui…
Signora, ma allora, ce lo vuole raccontare o no?! Io sono 46 anni che vivo qui ma se aspettiamo ancora un po’ ne faccio 47!
Guardi, mi trema la voce solo parlarne…mi ha detto “Non mi devi rompere i coglioni!!” io l’avevo rimproverato per una cosa in ascensore… mai mai mi hanno trattata così, e adesso ho anche paura, chissà ora, ma io ve lo dico, che poi lo sapete benissimo anche voi di chi sto parlando!
La signora calabrese con l’alopecia interviene come risvegliata dalla digestione in corso: Ma signora…non sarà mica il figlio mio?
Allora signora! Ci dica chi è stato.
Quello che dovevo dire l’ho detto, non c’è bisogno di dire altro.
Ma allora, me lo deve dire se è mio figlio, che se è stato lui poi a casa ci parlo! Che a casa non fa mica così! E’ tranquillo tranquillo.
L’unico milanese della sala, seduto accanto alla signora con l’alopecia, le sussurra malefico all’orecchio: Psycho
Io adesso ho anche paura, ma abbiamo capito tutti di chi stiamo dicendo, o no?
Ma allora è mio figlio?!
Veda un po’ lei – dice il milanese.
Concludiamo i lavori con delle classiche massime sull’estetica delle facciate, quasi da repertorio: I fiori si, stanno bene, ma la rastrelliera no, poi va beh, non è che dobbiamo farne una questione bellica!
Penso ai miei colleghi psicologi e al fatto che dovrebbero fare qui i loro corsi “residenziali”, una sorta di psicoterapia condominiale, farebbero una fortuna, una piccola percentuale sul costo delle spese condominiali e l’affare è fatto.
Insomma questa è la Milano da bere: un bel bilocale, un po’ fuori dalle balle, nel verde…che poi vuol dire passare 2 ore al giorno nel traffico, avere una striscia di verde piena di cacca di cane e paura a scendere per buttare la pattumiera, dove si trova sempre, nel bidone del vetro un bel sacchetto di plastica pieno di barattoli di “pummarola”.
