Antonio sarà a casa verso le diciotto, a meno che non decida di fermarsi in rosticceria e dal fiorista; in tal caso rientrerà intorno alle diciotto e trenta, ma questo dipende dalla telefonata che aspetta da Sara. È uscito alle otto e un quarto, in ritardo rispetto al suo solito perché la sera prima ha avuto amici a cena; al lavoro ha l’orario elastico e può recuperare il quarto d’ora in uscita. La casa resterà dunque disabitata per poco meno di dieci ore, o per poco di più se Antonio passerà in rosticceria. In questo lasso di tempo l’appartamento, un monolocale di trentasette metri quadri al quarto piano di un condominio decoroso, subirà lente evoluzioni spontanee o meccaniche.
Uscendo, Antonio ha avviato la lavapiatti, caricata con cinque piatti fondi, sei piani, nove bicchieri (cinque da acqua, quattro da vino), una pentola da due litri, una padella, diverse posate, un vaso da fiori in vetro. Ha impostato il lavaggio ecologico, che consuma meno ma è più lento e durerà fino alle dieci e venti. Un bicchiere da vino con la sua gora rossa è rimasto dimenticato sulla mensola del calorifero: occorrerà lavarlo a mano prima di rimetterlo in lavapiatti. Intorno alle undici si avvierà automaticamente la lavatrice, programmata con il timer dopo aver impostato il ciclo cotone trenta gradi. È il bucato del mercoledì – il secondo si fa la domenica con la tariffa weekend –: contiene i vestiti degli ultimi due giorni e le lenzuola del letto matrimoniale, ancora pulite ma che Antonio ha preferito cambiare nell’eventualità che Sara venisse a cena e che la cena portasse ad altro.
Antonio non è ancora sicuro che lei accetti il suo invito. In realtà avrebbe già dovuto venire ieri sera con gli altri amici, ma all’ultimo ha declinato perché non si sentiva bene. Alla domanda se avrebbero potuto fare un’altra sera, magari anche la successiva, Sara ha risposto magari, ci sentiamo. Antonio sa che quando le donne dicono magari, forse, vediamo, generalmente poi ti bidonano all’ultimo minuto, però tiene così tanto a vedere Sara da continuare a crederci ancora un po’ dopo che ha chiuso la telefonata. Antonio sa anche che Sara lo trova noioso, troppo metodico e ripetitivo. In realtà vorrebbe apparire ai suoi occhi protettivo e rassicurante, per questo se stasera ceneranno insieme le farà trovare ogni cosa in ordine e curata.
Quando i suoi amici si sono congedati, sarà stata mezzanotte, mezzanotte e mezzo, Antonio si è sentito triste e vuoto anche se era stata una bella serata. Ha preso a riordinare la casa portando i piatti nella zona cucina, rassettando il divano, sollevando le sedie e passando la scopa anche negli angoli. Ha gettato i fiori e messo in lavapiatti il vaso. Non è riuscito a scacciare il pensiero di come sarebbe stata la cena se lei fosse venuta. Ha trovato il sonno con fatica.
In attesa che Sara telefoni, un velo impalpabile di polvere – sgretolature di suole degli ospiti, particelle di asfalto, cellule epiteliali morte, cenere di sigaretta – si depositerà sul pavimento e sui piani orizzontali, visibile per esempio sul pianoforte laccato nero, soprattutto di mattina presto quando il sole, entrando dalla finestra esposta a est, lo illuminerà di taglio.
Accanto alla stessa finestra, la terra del vaso del ficus seguiterà a seccarsi perché Antonio ha dimenticato di innaffiarlo. Se ne ricorderà in ufficio e questa dimenticanza assumerà per lui un sapore dolceamaro perché non ama dimenticare le cose – lo vive proprio come una sconfitta personale –, però si compiace di averlo fatto a causa di Sara. Le ha mandato un messaggio di buongiorno per ricordarle dell’invito mentre era sulla porta di casa, così non ha fatto attenzione alla pianta e nemmeno al bicchiere da vino sulla mensola del calorifero. Scendendo ha buttato il sacchetto della spazzatura con gli avanzi della cena e il mazzo di fiori ancora freschi nel bidone dell’indifferenziata.
Al lavoro, un lavoro ripetitivo e prevedibile che però richiede attenzione e precisione, Antonio guarderà spesso il telefono per verificare l’arrivo di messaggi o mail di conferma. Il fatto che non ce ne siano non sarà un buon segno, ma nemmeno pessimo perché è nelle abitudini di Sara comunicare poco o niente. I primi tempi questo angosciava molto Antonio e più di una volta è stato sul punto di ritirarsi da quella corte discreta sentendosi poco gradito. Ma poi è sempre successo qualcosa – ricorda per esempio un suo messaggio di auguri per il compleanno – che lo ha convinto a persistere.
Nel pomeriggio Antonio si farà più inquieto. I colleghi lo vedranno concentrato, invece dentro di sé starà già cucinando e sorridendo, come se per essere ricambiati negli affetti bastasse crederci.
Intanto gli elettrodomestici entreranno in stand-by, il diffusore a spruzzo avrà vaporizzato nell’aria una fragranza alla vaniglia, dolce ed economica, la luce del sole lascerà il riquadro della finestra scomparendo nel muro e la casa aspetterà il suo padrone come un gatto. Verso le diciassette il flessibile del lavandino della cucina inizierà a perdere; sibilerà come pipì di bambino e dopo un’oretta scoppierà bagnando il sottolavello e poi il pavimento. Essendo la casa un piccolo monolocale, occorrerà meno di mezz’ora perché sia allagata completamente e l’acqua inizi a filtrare da sotto la porta di ingresso e a ruscellare sulle scale.
La vicina del piano di sotto è una vecchia sgradevole di nome Piera, che tollera Antonio perché è un tipo silenzioso e ordinato, e perché al contrario della famiglia Pagani non lascia mai i sacchetti di spazzatura davanti alla porta, abitudine che attira i topi e fa disordine. Tuttavia non gli ha mai perdonato quella sera di oltre due anni fa in cui invitò in casa una ragazza – la badante dello zio, una rumena di nome Olga – e la serata si prolungò oltre l’orario abituale. Antonio era fisicamente attratto da Olga e la sua solida, materica corporeità gli dava un senso di sicurezza. Immaginava che la ragazza sarebbe stata disponibile e l’aveva invitata per questo, ciò che però non poteva prevedere è che Olga avesse l’abitudine di gridare a pieni polmoni. Questo dettaglio, e il modo convulso di muoversi a letto facendolo cigolare, avevano indispettito la vicina, che il mattino seguente non aveva mancato di fare osservazione sul trambusto notturno piuttosto imbarazzante che le aveva impedito di prendere sonno.
Anche per questa ragione Antonio è inquieto: immagina Piera che lo guarda mentre fa l’amore con Sara, se mai dovesse accadere.
Il sole oggi tramonterà alle diciassette e quarantacinque e Sara non avrà telefonato né scritto.
Antonio uscirà dall’ufficio scoraggiato ma in orario.
Inizierà a piovere.
Sulla via di casa, si fermerà ugualmente in rosticceria perché è un uomo prudente. Comprerà un nuovo mazzo di fiori, uguali a quelli di ieri.

Sono le diciotto e venti quando Antonio arriva all’angolo del suo isolato e vede il camion dei pompieri e, accanto, la vicina Piera con l’ombrello e la vestina a fiori che si sbraccia allarmata. Sente salire un fiotto di ansia, accelera il passo con il pacchetto della rosticceria ancora caldo che gli dondola al polso, la borsa e i fiori nell’altra mano. Domanda cosa succede, la vicina risponde non avevo il suo numero e aggiunge hanno rotto la porta, è colata l’acqua fino ai garage per non dire a casa mia chi è che adesso mi pagherà tutto?
Antonio alza lo sguardo, cerca la sua finestra e un po’ di pioggia gli bagna il viso. Alle diciotto e trenta Sara gli manda un sms. Antonio lo legge sul pianerottolo, all’incirca nello stesso punto in cui dieci ore prima le aveva scritto. I pompieri hanno rotto la porta a colpi di ascia, spazzato l’acqua con la scopa. Il pavimento è pieno di macchie di fango e impronte di scarponi.
Sara scrive a che ora stasera? Porto qualcosa?

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