Viaggiando in treno lungo la linea Lecco-Bergamo può capitare di vederlo, qualche vecchio, abbarbicato tra le vigne o seduto all’angolo di una strada, con la sua vecchia giacca e il suo vecchio cappello, la sua vecchia camicia e le sue vecchie scarpe.
“Ma sì! Tanto ormai dove vuoi che vada? I soldi sono pochi e non c’è più nessuno da conquistare!”
Ore sotto la pioggia, ore sotto il sole più impertinente. Proprio come un tralcio, secco e nodoso.
“E chi se ne frega se lui era un medico e io un panettiere… La solitudine e le campane non guardano in faccia nessuno! Ho conosciuto un medico e sua moglie… L’appartamento era talmente grande che avevano due ascensori. Così non s’incontravano mai. Tanto vale avere una scala sola così almeno, salendo o scendendo, ci si scambia un saluto!”
I vecchi s’addormentano lentamente, attendono cose grandi che li ridestino alla vita. S’attaccano alla terra, infittiscono le radici.
Se un giorno t’accadesse di non scorgerli più, cercali tra gli alberi.
