Va tutto bene, ragazzi. Non dovete preoccuparvi. In fondo, cos’è successo? Niente di grave. Lo pensereste anche voi, al mio posto. Però siete lì, non qui. Siete dove è previsto dobbiate essere. Dove io ho voluto che foste. E questo dovrebbe suggerirvi qualcosa…
Ma forse non siete ancora pronti. No. Lo vedo dalla vostra espressione. Devo aver preteso troppo. Sia. Facciamo un passo per volta. Piano piano. Non vorrei mai si dicesse di me che non vado incontro a nessuno. Le cose procedono, sebbene lentamente. Non stanno ferme. Scorrono. Ranta Pei. O Panta Rei. Come diceva quel greco là. Vigliacco se mi ricordo il suo nome… Credo cominciasse per E. Io però, se non ve ne siete accorti, non sono un filosofo. E non intendo diventarlo, per lo meno nell’immediato futuro. Ho altri pensieri, altre preoccupazioni. Altro che scorrimento. Adesso ho un disperato bisogno della vostra attenzione. Concentratevi. Così, bravi. Adesso guardatemi. Fissate i vostri occhi nei miei. Fate che diventino una cosa sola. Ho una comunicazione della massima importanza per voi. Per cui mobilitate anche i vostri padiglioni. Le riprese sono a buon punto. Così, almeno, dicono i miei collaboratori. E non c’è ragione per cui io non debba credere alle loro parole. Però, da questo preciso momento mi occorre tutto l’impegno di cui siete capaci.
Allora: siamo arrivati al momento clou. E se non sapete cosa significa ve lo dico in moneta spiccia: dobbiamo girare la scena madre. Senza di essa, tutto il lavoro svolto finora mancherebbe di senso. Quindi me la dovete capire non bene, ma benissimo. Tu, che sei il protagonista maschile, devi far capire a lei, che è la protagonista femminile, cosa ti succede ogni volta che te la trovi davanti. E non fate quella faccia, per cortesia. È una cosa e-le-men-ta-re. La capirebbe chiunque. Così come chiunque sarebbe in grado di tradurla in pratica.
Voi due siete intimi. Molto intimi. E, come tali, sopraffatti da una passione raccapricciante. Io questa passione voglio vederla e sentirla! Insieme a me, dovrà vederla e sentirla anche il pubblico. Anzi: soprattutto il pubblico. Mi sono spiegato?…

«Cos’ha detto?»
«Bella domanda… tu hai capito qualcosa?»
«Sì e no.»
«Spiegati meglio.»
«Sono riuscito a intercettare due sole parole.»
«Quali?»
«Scena madre.»
«Secondo te di cosa si tratta?»
«Difficile dirlo. Questo è il mio primo film. Però, a giudicare dal tono di voce del regista, sembrerebbe qualcosa di fondamentale. Dovremmo cercare di seguire le sue indicazioni.»
«Ma quali indicazioni, che qui non si capisce niente!…»
«Eppure qualcosa dovremo pur farla.»
«Mi sento molto imbarazzata…»
«Per forza. Siamo nudi.»

Allora? Siete sordi? Vi volete muovere?!…
Noi siamo pronti. E da un pezzo. Aspettiamo solo i vostri comodi. Temo non vi siate resi conto dell’importanza che questa scena riveste nell’economia della vicenda. È fondamentale. Più che dirvi questo… Dovrò arrendermi all’evidenza. Voi due non siete in grado di cogliere la vera essenza del film, ciò che lo rende unico nel suo genere…
È questa la riconoscenza per la straordinaria opportunità che vi è stata concessa?… Vi sembra morale buttare al vento un simile privilegio?… Sto sprecando il mio fiato, con voi. Lo capisco dai vostri sguardi.
Eppure io non posso arrendermi! Non devo! Vi renderò consapevoli della sacra missione che vi è stata affidata. Costi quello che costi! E smettetela di guardarmi così…

«Ma tu sapevi delle scene di sesso?»
«Per niente.»
«È stata una sorpresa anche per me.»
«Se l’avessi immaginato, me ne sarei rimasta a casa.»
«Nemmeno tu hai letto il copione?»
«Quale copione? Io ho solo fatto un provino.»
«E non ti hanno detto…?»
«Scherzi? Mi presento, faccio quello che mi chiedono, poi mi fanno: ti chiameremo noi. Li sento dopo due giorni. Presentati all’ora tale nel posto tale. Arrivo. Non mi dicono nulla. Finalmente, uno mi fa: spogliati. Lo faccio. Un altro dice: entra lì. Faccio anche quello. Aspetta qui. Aspetto. Dopo un po’, entri tu.»
«La stessa cosa che è successa a me! Con una differenza. Io non ho dovuto aspettare. Tu eri già nella stanza. Nuda.»
«Mi sento morire dall’imbarazzo…»
«Poteva capitarci di peggio.»
«E cosa?»
«Qualcosa dovrà pur esserci.»

Ragazzi, mi fate cadere le braccia… e non solo quelle! Sembrate due manichini! Allora non mi avete capito! Come devo dirvelo? In quale lingua? Sanscrito? Persiano antico? Gaelico? Questa è la scena madre! Voglio passione! Voglio impegno! Voglio concentrazione! Voglio convinzione. Invece io non vedo nessuna di queste tre cose! Siete due a-man-ti! Vi desiderate! Impazzite l’uno per l’altra! Se non foste già senza, vi strappereste i vestiti di dosso! Coi denti, per giunta!
Guardatevi: avete lo stesso trasporto di un treno sul binario morto, di una nave in disarmo, di un bradipo tetraplegico! Mi state deludendo profondamente… Pensavo foste professionisti, persone serie! Si può sapere qual è il problema?…

«Posso farti una confessione?»
«Penso di sì.»
«Sicuro?»
«Non farti problemi. Già siamo nudi. Non sarà certo più imbarazzante di così.»
«Meno male… Senti, io non ho nulla contro di te. Al contrario. Mi sei pure simpatico. Però, la sola idea che tu mi tocchi…»
«Ti capisco.»
«Davvero?»
«Al cento per cento.»
«Grazie.»
«Io, invece, posso farti una domanda?»
«Non farti problemi nemmeno tu. Capirai. Impossibile essere indiscreti in queste condizioni…»
«Sei fidanzata?»
«Non proprio. Frequento uno conosciuto la settimana scorsa. Niente di che. E tu?»
«Mah… sto valutando una nuova conoscenza. Però non lo so.»
«Perché?»
«È gelosa.»
«Molto?»
«Be’, mi ha detto che se ci mettiamo insieme e mi becca anche solo a parlare con un’altra, me lo taglia con il trinciapollo…»
«Scherzi?»
«Magari.»
«Roba da matti…»
«Eh, c’è gente strana, in giro.»
«Chiamala strana.»
«Intanto il regista continua a parlare. E io continuo a non capire cosa dice. Tu come fai?»
«Vado a orecchio.»
«E funziona?»
«Poco. Afferro una cosa su cinque. Quando va bene. Ma devo concentrarmi al massimo.»
«Hai la pelle d’oca.»
«Vorrei vedere te.»
«Guarda che ce l’ho anch’io…»

Ma vi volete decidere?… Sono stanco di sgolarmi. Mi state facendo ripetere la stessa cosa da ore. Ve lo dico per l’ultima volta: datevi una mossa!
State bloccando la lavorazione del film. Manca solo la scena madre. Se non vi decidete, non se ne fa più nulla. Anche perché dura novanta minuti… Non so più cosa dirvi. Non so più come dirvelo. I responsabili dei provini mi avevano parlato così bene di voi! Ragazzi seri, educati, gentili, con voglia di fare… A vedervi non si direbbe. O si sono sbagliati, o mi hanno raccontato delle gran balle, o li avete imbrogliati. Non avete nerbo. Siete molluschi. Creature senza spina dorsale. Dove l’avete nascosta, eh? Io, intanto, sono qui che cerco di convincervi a darmi una mano. E perdo tempo. Tempo e denaro. Specialmente denaro.
VI DECIDETE, SÌ O NO?!?…

«Senti come urla.»
«Si sarà arrabbiato.»
«Lo credo anch’io.»
«Mi è sembrato di sentire la parola denaro.»
«Secondo te, che c’entra?»
«Forse sta dicendo che, se non ci decidiamo a fare qualcosa, non verremo pagati…»
«Non mi va molto l’idea d’essere venuta qui per nulla.»
«Figurati a me. Temo che dovremo…»
«… toccarci, anche se la cosa non ci va.»
«Pazienza. Cominci tu?»
«Prima le signore.»

Ormai non ci credevo più… Siete stati magnifici! Vi amo! Vi adoro! Vi devo la vita. E le mie scuse, naturalmente. Lo ammetto: mi ero sbagliato. Vi avevo giudicato male. Mi spiace di avere urlato prima. Ma voi dovete mettervi nei miei panni: l’empatia artistica… gli interessi economici… le pressioni esterne… Non importa. Non più, ora. Sarà un capolavoro! E se ve lo dico io, potete fidarvi. Sono un veterano. Ho l’occhio clinico. Riconosco il talento appena lo incontro. Farò di voi dei grandi attori.
Adesso potete smettere. Stop. Ho detto… stop! STOP! STOOP!! BASTA!! SMETTETELA!! AIUTO REGISTA, STACCA QUEI DUE IMBECILLI!!

«Sta… urlando di nuovo…»
«Quell’uomo… non è mai… contento…»
«Non… avremo… esagerato?…»
«Ma no…»
«Devo… ricredermi… sul tuo conto…»
«E io… sul tuo…»
«Senti…»
«Dimmi…»
«Cosa fai… dopo?…»

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