Quale altro mondo abbiamo già abitato,
quali altre strade e marciapiedi e piazze
ci hanno veduti, folli e innamorati,
le mani che si stringono alle mani
e gli occhi incatenati negli sguardi.
Non so trovare una ragione al mondo
che illumini il mio sogno ricorrente.
Tu che mi guardi ma una volta sola
ed io che in mezzo a mille riconosco
te che cercavo dall’eternità.
Riconosco il colore dei capelli,
la pelle bionda, profumata come
una corolla e l’alito di miele
e gli occhi come nuvole di cielo
e la dolcezza immensa dello sguardo,
la voce lieve, come una carezza.
Quale altro mondo abbiamo già abitato
perché sappia di quello che hai da dire
ancora molto prima che tu parli.
Quale altro mondo dove t’abbia amata
perché mi tremi il cuore se ti guardo
e se ti parlo è come riprendessi
frasi interrotte, ipotesi in sospeso.
Nella mia mano traccia dell’attesa
della tua mano mai dimenticata.
Sulla tua pelle il segno della resa
alle carezze e al mio baciarti piano.
Ci ritroviamo, naufraghi di un sogno
nell’isola sospesa tra le nubi,
ci raccontiamo di due vite spese
a ricercarci, amanti sconosciuti.
Quale altro mondo abbiamo già abitato,
quale altra storia uguale ci somiglia,
noi polvere dispersa sulla spiaggia,
granelli di una sabbia separati
che il gioco dei destini riavvicina;
noi valve di un’identica conchiglia.
