Pallina rossa sulla bocca arsa
e nastro nero che mi benda gli occhi,
sei giunto all’osso non c’è proprio altro
che vertebre che scattano sonore
ed organi a eseguire sacri Requiem
E mi fletto giunchiglia, onda e riflusso,
dilato e prosciugo anse di fiumi
e campi arati e ceneri cosparse.
E cura tu mi attacchi sanguisuga,
di me affamata ancora l’aria e l’ombra
e sangue che confonde il mio col tuo.
Ti so, però, nel buio del mio sguardo
sai di odore, di umido e respiro
e poi hai l’aria sicura, sempre più
ora che stento, non vedo, e ti so.
Sappi che non conosco altro che te
sotto la pelle, intorno, dentro e fuori
la riconoscerei tra tutte la tua mano
che sola viene a me, ancora sola
