QUAND’ERO LIBERA DI VOLARE
( per dire di sclerosi multipla)

Alta e sottile, dentro le vetrine
io mi specchiavo
e mi sentivo bella
e mi dicevan “bella” dai cantieri,
come si fa col fischio, i manovali.
Non mi ricordo più come si balla
sui tacchi a spillo per le vie del centro.
Passato è il tempo di quand’ero snella,
lontani i giorni
quando camminavo.
La prima volta è stato alla stazione
di Metropolitana, in via Palestro.
Sono caduta senza una ragione
e le altre volte non ricordo più.
La mano destra mi risponde appena
e l’altra invece non mi sembra mia.
Le gambe me le piegano ogni giorno,
io lascio fare e intanto guardo fuori
le rondini che sfiorano di voli
la mia finestra, come una TV.
Io parlo poco, ormai non ho più fiato;
per dare una risposta a chi mi chiede
faccio dei segni solo con le ciglia.
Pensavo,
mentre cala giù il sipario,
che della storia quel che più mi manca
è il manovale che mi fischia
“bella”
e mi sorride mentre guardo in su.

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