RAJM – LAPIDAZIONE
(perché Sakineh sia risparmiata)
Un velo in viso, che non sia palese
lo scempio che si fa del mio sorriso.
Sarò irriconoscibile, lo sanno
al cospetto del dio del Paradiso,
coloro che mi fanno,
che mi fanno,
quello che fanno
alla mia carne viva.
Io penso che sarà come dormire,
quest’essere sepolta nella sabbia,
fino alle spalle, avvolta in un sudario
e che sarà terribile il risveglio
con l’urlo della folla che pretende
che tremi di paura, al mio martirio.
Il Dio che prego che mi resti accanto
faccia soltanto
che il primo sasso che mi coglie in volto
mi tolga, col sorriso dalle labbra,
la lucida coscienza che mi strazia.
Anche se pare avermi abbandonata,
lui non condanna mai chi ha troppo amato.
Vorrà vedere in viso chi, per primo,
raccoglierà la pietra dal selciato,
vorrà sapere chi, senza peccato,
si leverà, per fracassarmi il cranio.
Un velo in faccia, ch’io non veda mano
di donna che colpisce un’altra donna.
Le donne sanno
che non è peccato
niente di ciò che è fatto per amore
e non importa il viso sfigurato.
Le donne sanno
che non è peccato.
