Tra le parole e il mio corpo uno iato
s’è incuneato; quasi esso non fosse
la certa fonte che forma l’afflato
significante, le avverte rimosse
da sé, le insegue e vorrebbe agguantarne
almeno un alito. L’uso le ha lise:
svaporano, sfumando le già scarne
apparenze di senso condivise
col mondo e scolorendo la visione
delle vicende passate e future,
in un presente brumoso e inodore
che inaridisce l’immaginazione
di simboli, metafore e figure:
significato diventa l’errore.
