-Che cosa ha bevuto?
La frase non è abbastanza incisiva, forse il tono troppo basso, nessuno mi dà una risposta.
-CHE COSA CAZZO HA BEVUTO?!
Meglio. Qualcuno mi viene incontro, qualcuno scuote la testa o afferma di essere stato tutta la sera da tutt’altra parte. Qualcuno ripete come una cantilena, coma etilico, coma etilico… Non si tratta di una diagnosi, semplicemente mi comunicano che la mia amica Luce ha deciso di abbondare con il Coma Etilico: un cocktail casereccio la cui preparazione consiste nel versare all’interno di una bottiglia l’intero contenuto della riserva di famiglia secondo dosi assolutamente casuali. Coma Etilico: in questo caso la causa, non l’effetto. Luce non ha perso i sensi, barcolla e sostiene di provare un immenso affetto per ogni presente, ma è piuttosto divertente e torno al mio rifugio al piano superiore di una casa che si nasconde bene nella campagna di fine dicembre. Mi chiedo se sia questo il modo migliore per salutare un anno che finisce, mi chiedo se sia il caso di cominciarne così uno nuovo.
Al piano superiore, la porta della mia stanza è chiusa a chiave. Qualcuno ha scarabocchiato un foglio e l’ha appeso alla porta. Il disegnino osceno mi suggerisce, torna di sotto. Il tasso alcolico è già sopra la norma e sono appena le dieci.
C’è chi svuota le sigarette perché non ha mai imparato ad usare le cartine, c’è chi ha deciso di provare qualcosa di diverso. Quando si pensa alla droga c’è sempre l’immagine di una modella, di una donna magrissima china su un tavolino di vetro, con le gambe accavallate ed il trucco leggermente colato sotto gli occhi chiari. Qui è un altro mondo. C’è chi è in preda al delirio, chi abbraccia l’unico gabinetto a disposizione di una trentina di persone. I più intraprendenti tentano una piramide umana, i salutisti giocano a Pictionary.
-Paste! È una pasticceria!
-Torte! Dolci!- il disegnatore scuote la testa, incredulo -Paste!- fa ondeggiare la mano nel segno del quasi -Paste! Pastine!- il disegnatore comincia a sembrare nervoso. Scade il tempo -Cos’era?
-Pasticcini, cazzo! PASTICCINI!!! COSA SAREBBERO LE PASTINE???
Può sembrare una cosa da nulla, ma so che la ricorderanno sorridendo per mesi a venire e un po’ li invidio, a volte penso che solo da bambini si possa ridere così.
Luce, nel frattempo, si riprende e chiede dove sia la sua borsetta,
-Ce l’ha il tuo moroso!- risponde Sid, soprannominato a causa di un’incredibile somiglianza con il bassista dei Sex Pistols.
-Ma il mio moroso sei tu!- la replica non riscuote il successo sperato e tocca a me rovistare ovunque prima che si renda conto di non averla mai spostata dall’automobile.
Mentre cerco una poltrona vuota, inciampo in una pozzanghera non meglio identificata e blocco una crisi isterica sul nascere concentrandomi sul pensiero che questo anno tra poco dovrà finire. Una ex fidanzata gelosa mi passa accanto colpendomi con la spalla per poi andarsene fingendo una casualità in cui non credo nemmeno per un istante, ma è solo una ragazzina che fuma sigarette senza aspirare perché tutti gli altri lo fanno e quando per sbaglio qualche scarabocchio finisce in gola tossisce fino a farsi lacrimare gli occhi. La cerco e -casualmente- la colpisco con un calcio, abbassarmi al suo livello mi fa sentire terribilmente meglio. Qualcuno alza il volume della musica. I tacchi di chi ha ancora voglia di ballare battono senza ritmo. Una bottiglia cade dal tavolo, la ragazza più vicina si sporca e grida come se le avessero appena amputato un braccio. Due amici litigano per decidere chi abbia diritto ad uscire con la biondina che dice di saper cantare ma non sa andare a tempo con la canzone, nonostante sia la quarta volta consecutiva che viene selezionata. La chitarra, che non manca mai, suonerebbe meglio se la sbattessi contro il muro e le voci si sovrappongono in una gara al volume che farebbe uscire di testa un Papa.
Esco.
La porta di legno non si chiude completamente, forse per quello che ho bevuto sento il freddo solo in parte. Dall’interno arrivano i primi numeri: dieci, nove, otto… Le auto parcheggiate sul cortile in ghiaietto sono costose, specialmente se rapportate all’età degli invitati. …sette, sei… Dentro, nell’ingresso, le relazioni mutano con una velocità preoccupante, le coppie si dividono e altre se ne formano, gli amici si tradiscono e le parole hanno il peso di un sacchetto in plastica. …cinque… Tra qualche ora le donnefemmineragazze dormiranno e gli uominimaschiragazzi si siederanno a giocare a carte come tranquilli anziani al tavolino di bar la domenica pomeriggio. …quattro…Tra qualche anno l’amicizia sarà per molti un ricordo, chi si laureerà, chi sceglierà l’amore e la famiglia. Sogni differenti separeranno strade che oggi sembrano confondersi in un unico grande viale alberato. …tre… Resto dove sono, non sono poi in cattiva compagnia. …due… I propositi fanno a gomitate perché io scelga il più forte di loro, ma non sono in vena di ascoltarli. …uno… Il senso di nausea minaccia la poetica del momento. Tra poco entrerò, quando la sala sarà ormai sgombra, salirò a riprendere il fedele cappotto che si è arreso al ruolo di coperta nei momenti di stanchezza e le chiavi della mia piccola utilitaria usata senza servo sterzo -Emma- e le chiederò di riportarmi a casa.
Buon anno.
