Che poi lo lasci sempre lì. Ti dici: prendilo e portalo alla Marghe. Ti dici che lo prendi e lo porti alla Marghe, che oggi è pure nella sua camera. Bussi, ciao Marghe, ti volevo dare questo foglio qui. E glielo dai. Poi basta, te ne ritorni in camera tua e sulla scrivania il foglio della Marghe non c’è più. E invece sta lì, sta ancora sopra tutte le cose che lasci sulla scrivania. Che non ti va ora di portarlo alla Marghe anche se sta in camera sua. Non ti va, cominci a pensare che poi ci devi parlare, con la Marghe, se le porti il foglio che è sulla tua scrivania. Ha la polvere di una settimana di finestre aperte e tapparelle che salgono, scendono, salgono. Comincia a piegarsi l’angolo destro, che è quello più interno. Sopra ci appoggi il cellulare, i libri. Ci casca pure il caffè, si macchia. Si appiccica, quel foglio della Marghe che lasci ancora sulla tua scrivania. Ma che ti costa prenderlo e portarglielo in camera? Che oggi sta pure in camera sua, la Marghe. Invece lo guardi, neppure lo fissi troppo a lungo. Invece fissi il portatile vicino al foglio. Poi lo accendi. E ora sei al computer, come fai a portare il foglio della Marghe alla Marghe che oggi sta pure in camera sua? Hai da leggere la posta che hai scorso velocemente sul cellulare. Poi devi fissare un punto fuori dalla finestra e accorgerti che stai fissando il vuoto, mettere in carica il cellulare e fissare un altro punto nel vuoto diverso da quello che hai fissato prima. Basta che siano comunque entrambi lontani dal foglio della Marghe.
Che poi, sul foglio della Marghe, ma che ci sarà mai scritto di così importante che deve saperlo, magari anche il più presto possibile? Chi è che scrive una cosa alla Marghe su un foglio che ha dato a te che devi portare a lei? Perché lui non l’ha dato direttamente alla Marghe, questo foglio qui? Ma poi, il lui è un lui o una lei? Quindi torni a guardare il foglio, ma non troppo, ti venisse l’istinto di prenderlo, poi dovresti portarglielo davvero, alla Marghe. Da lontano leggi diverse frasi, poi delle cifre. Forse numeri di telefono. Poi fissi il punto nel vuoto, un altro, diverso da quei due punti di prima. Fissi il punto nel vuoto sul pavimento, poi cambi prospettiva, abbassi lo sguardo e capiti sul cesto dei panni sporchi. Ti accorgi che il cesto è stracolmo. Allora ti alzi per fare una lavatrice. Devi farla, la lavatrice, altrimenti non hai più calzini. E nemmeno mutande. Non hai più calzini e mutande pulite da metterti nel caso decidessi di prendere il foglio e portarlo alla Marghe, che oggi è pure in camera sua. Tra l’altro. Che mica ci puoi andare senza le mutande, dalla Marghe, per portarle il foglio. Quindi prendi il cesto e vai a fare una lavatrice. Ma è finito il sapone per i panni. Allora ti metti le scarpe con i calzini sporchi, non ti cambi mutande ed esci per andare a comprare il sapone per la lavatrice, così avrai i calzini puliti, le mutande pure e poi potrai andare a portare il foglio alla Marghe, che però nel frattempo potrebbe non essere più in camera sua. Questo sarebbe un grave problema.
Rientri, hai comprato un bottiglione da ventisei lavaggi. Cominci con la prima centrifuga, ci svuoti il cesto: quaranta gradi, mille giri. Start. Poi torni in camera tua e la prima cosa che vedi è il foglio della Marghe sulla tua scrivania. Non puoi prenderlo ora, non sta bene prendere le cose degli altri quando non si è puliti. Davvero puliti. Allora, già che ci pensi, potresti anche farti una doccia, mentre si lavano i tuoi calzini e le tue mutande. Entri nella doccia, ti lavi bene le ascelle, ti insaponi i capelli e la schiuma ti scivola sulla schiena. Quando torni in camera dopo che ti sei asciugato la testa e la lavatrice ha finito i suoi giri, la prima cosa che vedi sulla tua scrivania è il foglio della Marghe. Allora ti viene un istinto animale, prendi il foglio, sei ancora in accappatoio, goccioli schiuma dai capelli perché te li sei asciugati male e bagni tutto in giro, pure quel foglio della Marghe. Ma ormai non t’importa, ce l’hai in mano e alla fine lo porti in camera sua senza stendere i panni che poi puzzeranno di bagnato al chiuso. Di quel bagnato umido al chiuso come quando non li hai stesi subito per portare il foglio della Marghe alla Marghe, che dalla tua scrivania è finito poi sul tuo letto. Perché la Marghe, quando hai bussato per dirle: ciao Marghe, ti volevo dare questo foglio qui, alla fine era uscita. E tu, che sei tornato indietro, prima di stendere i panni puliti hai aspettato lo stesso tempo che hai fatto aspettare al foglio della Marghe, che è ancora in camera tua, ma non sulla scrivania, sul letto, che poi è uguale.

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