La dislocazione degli organi a fronte di un cuore spezzato è una sindrome comune, a lungo decorso ma con esito positivo, che si verifica in soggetti ambosessi in seguito a un evento traumatico di carattere emotivo, abitualmente l’inaspettata esposizione a una serie definita di fonemi: «Non ti amo più.»
Il primo a partire è l’utero, compagno di mille avventure. Un pesce gatto rosa, con lunghi baffi e zampine da lucertola, che si allontana (sguscia) dalla sua sede naturale, se ne va sul poggiolo, si accende una sigaretta e guarda la gente che passa. La cosa bella è che, per l’utero, è sempre tardo mattino di inizio luglio, per cui in fin dei conti, nonostante la situazione spiacevole, gli fa piacere prendere un po’ d’aria.
L’esofago, semplicemente, esplode. Miliardi di pezzettini rosa carne che si vanno a incollare sui polmoni, i quali, sentendosi attaccati, si irrigidiscono. L’aria viene risucchiata verso l’interno, in quel cordolo che li unisce. Il cervello vorrebbe respirare autonomamente, perché in questo momento sta tentando di raccogliere gli indizi, farsi un quadro della situazione e limitare i dan­ni. Tenta di trovare una via d’uscita, di solito verso le orecchie, o il naso (mai la bocca, per via dell’esofago ormai esploso).
Il cuore si ferma e collassa su se stesso, creando un buco ne­ro che inizia a fagocitare gli altri organi vicini. I buchi neri sono concentrazioni di materia densissima e pesante. Il corpo nella sua interezza si affloscia, a volte cade, a volte si siede.
Le cellule dell’epidermide si attivano e migrano a creare un simulacro, perché la vita continua e bisogna pur andare a lavorare. Il simulacro espleterà tutte le funzioni necessarie alla vita quotidiana: camminare, interagire, pagare le bollette, fare la spe­sa (che mummificherà intatta nel frigo), lavarsi (poco), comprare qualcosa di carino per tirarsi su. Il simulacro è però vuoto: per questo le persone tristi quando le abbracci sono leggerissime. Il corpo originario resta lì, dove è caduto, o si è seduto, accudito dal simulacro. Con il passare del tempo, si opera una trasmigrazione degli organi interni: prima l’utero (a malincuore torna nella sua sede naturale) e le ovaie, poi l’apparato digerente, segue quello respiratorio, il cervello, il sistema nervoso, lo scheletro. Il cuore viene rigenerato all’interno del simulacro per ef­fetto della presenza degli altri organi. Il ciclo può avere durata variabile, ma sempre a base sette: ore, giorni, mesi, a volte (in casi di recidiva) anni. Alla fine della trasmigrazione il corpo originario è divenuto simulacro, e viceversa. Il nuovo corpo, quando torna a casa, osserva l’ex-corpo e riflette. Alla fine l’ex-corpo, o nuovo simulacro, ormai vuoto, secca e si polverizza.
Il nuovo corpo è appunto nuovo, senza tracce del processo di trasmigrazione degli organi, ma è lo stesso di prima, cicatrice sul ginocchio e dente scheggiato compreso. In alcuni casi, il tessuto miocardico presenta delle piccole aree sclerotizzate che ten­dono però a scomparire con l’uso.

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