Genoveffo e la sfortuna coabitano sin dal giorno in cui il suo nome venne scritto sul registro dell’anagrafe. Indistintamente sfortunato nel gioco e in amore, era tuttavia sempre riuscito a reagire alle avversità. Un giorno lo videro terribilmente triste, più abbattuto di un aereo: Bau, il suo adorato pastore tedesco, era sparito.
Genoveffo era un individuo estremamente abitudinario: in primavera, ogni giorno di bel tempo, portava Bau al parco per farlo giocare con la pallina da tennis. Genoveffo lancia, Bau riporta. Due ore al giorno. Ma quel giorno, al quarto lancio la pallina era volata lontana, dietro un cespuglio. Bau, celermente, corse a prenderla. Non fece più ritorno. Genoveffo, attesi due o tre minuti, preoccupato perché non lo rivedeva, iniziò a chiamarlo: «Bau! Bauuu!», prima stando sul posto, poi, allarmato, si mise a correre per il parco urlando ancora più forte: «Bau! Bauuu! Bauuuuuu!»
Di Bau nessuna traccia. In compenso, tutti i 370 cani presenti al parco iniziarono ad abbaiare. Genoveffo si trovò dunque in una spinosa situazione: essere considerato un pazzo che abbaiava credendosi un cane dai 370 padroni dei medesimi cani, e da tutti coloro che, anche se sprovvisti di cane, si trovavano al parco.
Qualcuno chiamò l’ambulanza.
Qualcuno, vedendolo randagio, chiamò l’accalappiacani.
Qualcun altro, pensando fosse affamato, gli lanciò un osso.
Genoveffo, in quel momento, capì una cosa importante: aver chiamato il suo pastore tedesco Bau era stato un grave errore, pari a quello compiuto dai suoi genitori nel chiamarlo Genoveffo. Mentre di questi errori si doleva e si riprometteva di non farne più di simili, giunsero l’ambulanza e l’accalappiacani. Tra infermieri e accalappiacani nacque subito un acceso dibattito, che degenerò in una lite, anche piuttosto violenta, per decidere di chi fosse la competenza del trasporto di Genoveffo. Prima che potesse scapparci il morto (un ferito grave c’era già scappato), Genoveffo riuscì a chiarire la situazione, spiegando la sua tragedia. I litiganti si calmarono. Tornato a casa, disperato, Genoveffo raccontò l’accaduto – omettendo l’episodio dell’accalappiacani – a sua moglie Maura che, con infida ipocrisia, simulò una certa partecipazione al dolore.
In realtà, Maura non aveva mai tollerato la presenza di Bau, soprattutto dal punto di vista economico le sembrava un’inutile bocca in più da sfamare. Addirittura, a insaputa di Genoveffo, nutriva il povero quadrupede con mangime per suini al fine di risparmiare qualche soldo. Inoltre, solo grazie alla strenua opposizione di Genoveffo, Bau non divenne un cane privo dei suoi attributi (quelli, per intendersi, talvolta fastidiosi ma occasionalmente utili, posizionati in mezzo alle gambe): Maura, infatti, insisteva per farlo castrare.
Che fine aveva fatto il povero Bau?
L’avevano rapito?
Era fuggito?
Si era perso?
Questi erano i dubbi strazianti di Genoveffo.
Maura, invece, rimaneva nella piacevole certezza di non averlo più tra i piedi.
L’alimentazione indigesta, le minacce alla propria virilità e l’insopportabile routine primaverile della palla da tennis, questi pare – così si vociferava tra i cani del circondario – furono i motivi della fuga di Bau. Sì, era fuggito.
Quando ormai Genoveffo sembrava rassegnato all’amara separazione e, pensandoci bene, aveva anche perso la pallina da tennis, avvenne il miracoloso ritorno. Bau si presentò sulla soglia domestica visibilmente dimagrito, con sguardo ruffiano, probabilmente affamato, tra le fauci conduceva non già la pallina da tennis, bensì un boomerang.

6 Commenti
Betty Gennaio 06, 2007 - 10:34
Marta o Maura la moglie? ;)…
French Gennaio 06, 2007 - 18:08
Errore… Maura! Corretto.
robirobi Gennaio 08, 2007 - 15:35
vedo che i trent’anni ti fanno bene
ufj Gennaio 08, 2007 - 16:22
la più robirobi-esca delle tue storie, non c’è dubbio…
French Gennaio 09, 2007 - 14:53
Davvero? Non ci avevo proprio pensato a questa analogia con i racconti di Robirobi…
Fonzoboy Febbraio 04, 2007 - 22:05
folle, veramente notevole. Bau è la trovata più folle dai tempi del cane Rin Tintin, che come dice l’adagio ¨può essere tuo amico, ma anche tuo nemico, ascolta quel che dico, amico, attento al cane Rin Tintin, egli infatti può essere tuo amico, ma anche tuo nemico. Ascolta quel che dico, amico…¨