

Flognard di prugne e zenzero.
Pane nero, spuma di burro erborizzato.
Sablés alle olive nere.
Omelette con frutti di bosco, ricotta e zucchero di canna caramellato.
Tè verde matcha, una polvere di tè verde e sottile che Marie usa anche per la preparazione dei biscotti (quelli tondi, zuccherati sopra).
Petit four, croissant.
Composta di zucche e cardamomo.
Una tazza di caffè nero, lungo e bollente.
Un solo cioccolatino, belga.
Una foglia di marzapane, un tovagliolino azzurro…
Marie cucina le mie colazioni.
Io sono Alban, il suo uomo.
Lavoro in colorificio, preparo colori.
La mia azienda ne fa di bellissimi.
La mia giornata comincia alle tredici e finisce alle ventidue.
Faccio una pausa di un’ora fra le sei e le sette del pomeriggio.
Chiamo Marie e stiamo al videotelefono un po’.
Siamo sposati da quattro anni ma stiamo insieme da quando di anni ne avevamo diciotto.
Da qualche mese hanno spostato il turno di lavoro di Marie.
Lei è infermiera.
Ora inizia alle sei e finisce alle quindici.
Perciò, durante la settimana, io e Marie non ci vediamo mai.
Se lei è sveglia, io dormo.
Se io sono sveglio, è lei a dormire.
Stiamo insieme, dormiamo insieme.
Contemporanemente solo un paio d’ore per notte.
Marie dorme dalle dieci fino alle quattro di mattina. Sei ore solamente.
Io dormo di più: da mezzanotte alle dieci.
Così, quando rientro a casa, la sera, la trovo già addormentata.
È buio, mi spoglio, fumo una sigaretta e lavo i denti.
Mi metto subito a letto con Marie.
Lo faccio per non sentire la solitudine.
Prima però mi cospargo di profumo: Jo Malone, pepe nero e melograno.
97 euro al flaconcino, sono solo 50 ml.
Costa molto, ma è il mio profumo.
Voglio essere profumato per Marie, anche se dorme.
Lei può sentire che vicino ha un uomo profumato.
Il pepe nero passa sotto le lenzuola e le pizzica le dita delle mani.
Il melograno le scivola sui seni, lascia succo sui capezzoli e ci porta lontani da qui.
Lì dove andiamo possiamo anche toccarci, senza che uno dei due stia dormendo.
13 gennaio
Mentre dormo lei si sveglia e va in cucina.
Nel sonno sento i rumori che fa.
I cassetti si aprono e tira fuori coperchi.
Sposta teglie.
Accende i fuochi e fa bollire l’acqua.
Apre le finestre, arieggia.
Cammina dalla cucina alla dispensa strisciando i piedi.
Mi arriva il rumore del silenzio sulle pareti.
Lavora alle mie colazioni, usa solo ingredienti scelti.
Miele, soprattutto tanto miele.
Senape mielata su carpaccio di salmone e mele croccanti.
Mandorle calde. Caramellarsi di zuccheri sulle pere al forno.
Noci affogate in un mare di yogurt e di… miele.
Marmellate: fichi&coriandolo, ribes, fragole&lavanda.
Mi fa impazzire quella al limone, aspra, terribilmente amara.
La spalmo sulle fette di pane tostato che Marie lascia in forno.
Anche il pane lo fa lei.
Tiene il lievito madre nella tinozza del bagno.
È come una materia informe, tiepida e ondeggiante.
Trattiene il ricordo della parte spezzata.
La guardo muoversi ogni giorno nel cilindro della tinozza.
Conserva l’impronta delle dita di Marie che l’hanno lavorata.
Quella pasta di lievito respira calda, nella nostra casa.
Anche Marie è una donna calda.
Scotta ed è elastica quando facciamo l’amore.
Il lievito madre è il sesso di Marie rimasto a casa.
Lo lascia qui.
Resta con me.
17 gennaio
Oggi Marie ha fatto le madeleine.
Sono i fiori di fuoco che inaugurano il giorno più bello della miglior vita possibile.
Ho annusato l’aria intorno alle conchiglie.
Dio come amo le madeleine…
31 gennaio
Quando mi sveglio la prima cosa che faccio è lavare i piatti.
Marie lascia in cucina una montagna di cose da pulire.
Nel lavandino delle cose sporche tutto profuma sempre di agrumi e di burro.
Sulle pareti della tortiera, sul fondo dei pirottini in silicone.
Il burro è nella frolla. È nell’aria della cucina.
Sulle cose è difficile da mandar via.
Nei miei sogni Marie e io siamo in cucina.
Lei ha la sua divisa da infermiera e io ho le mani imburrate.
Giochiamo a Ultimo tango a Parigi…
6 febbraio
Questa mattina una strana colazione.
Il tavolo è ricco ma nel lavabo ci sono meno stoviglie rispetto al solito.
Davanti ho una tazza di tè, una spremuta di pompelmo rosa e una fetta di tarte tatin, adagiata su un piattino di Limoges.
Queste sono cose che ha cucinato Marie.
Poi ci sono dei biscotti di meliga, un paio di gallette e dei croissant.
Queste sono cose che Marie ha acquistato in un negozio.
Forse non ha avuto tempo di cucinare.
Forse a Marie non è suonata la sveglia…
7 febbraio
Ancora più strano. Direi peggio di ieri.
Nel lavabo quasi nulla.
Sul tavolo due pancake scongelati con sopra dello sciroppo d’acero.
Accanto un bicchiere di latte di mandorla.
La confezione del latte è stata gettata fra i rifiuti.
Ho mangiato un pancake e sciacquato il bicchiere.
Ho preso il cappotto e sono uscito.
8 febbraio
Come ieri: pancake e latte di mandorla.
Accanto al bicchiere del latte ho trovato un biglietto lasciato da Marie: Mi dispiace tesoro.
Durante la pausa l’ho chiamata e ho chiesto spiegazioni.
Mi ha risposto che tutto è come sempre, è solo un po’ stanca.
Marie è sempre stata perfetta, fino ad oggi.
Non mi ha mai tradito un giorno.
Anche con quaranta di febbre le sue colazioni sono sempre state impeccabili…
11 febbraio
Questa mattina la tavola è vuota.
Marie ha un amante.
Lo credo.
Lo immagino.
Ne sono sicuro.
L’ho capito per via del profumo.
Il mio profumo ora le dà la nausea.
L’altra notte si è alzata dal letto ed è corsa in bagno.
Credo che non voglia più dormire con me.
Il mio profumo le ricorda che io ci sono.
Mi ha chiesto di non metterlo.
È probabile che non riesca più a reggere questo doppio gioco.
In fondo Marie è una donna onesta…
12 febbraio
Troia! Ancora niente colazione.
Nemmeno un bicchiere di latte, una tazza di caffé.
Ha avuto fretta di andarsene.
Per la rabbia ho chiuso forte la porta della cucina dietro di me.
La chiave è caduta a terra e io l’ho scaraventata contro il muro.
Mi sono spogliato in fretta.
Il lievito. Era vivo come il ventre caldo di Marie.
Ho impastato pasta e sperma.
Sono quindici giorni che io e Marie non facciamo l’amore.
16 febbraio
Ho chiamato Mathieu.
Mi ha detto di troncare, darci un bel taglio netto.
Anche se è difficile, anche se viviamo da così tanto tempo insieme da sembrare fratelli.
Tutto quello che io e Marie possediamo l’abbiamo acquistato insieme.
Casa, mobili, pallone da volley…
Naturalmente sarà lei a doversene andare…
20 febbraio
Oggi non ho fatto colazione nemmeno con quel poco che ho trovato sul tavolo.
Non ho bevuto il caffè.
Non ho toccato i biscotti.
Mi sono dato cinque giorni.
Poi qualcosa succederà…
21 febbraio
Ho comprato una valigia.
Andrò a stare da mia madre, o da mio padre.
Non ha importanza dove.
Non voglio più vivere sotto lo stesso tetto di Marie…
Ancora quattro giorni.
Sono troppi…
22 febbraio
Non aspetto più, oggi me ne vado.
Marie è già uscita.
L’ho vista sfilarsi dalle coperte e indossare una vestaglia.
Per un attimo ho avuto la sensazione che mi cercasse con un sorriso.
Ho subito stretto gli occhi.
L’ho sentita camminare intorno a me e poi allontanarsi.
Andava avanti e indietro dalla camera, stando attenta a non farsi sentire.
Quando ho sentito girare la chiave nella toppa ho aperto gli occhi e mi sono alzato.
Sono passato dalla camera al bagno, ho acceso il termosifone.
Ho aperto il rubinetto dell’acqua calda per la doccia.
Mi sono spogliato.
Mi sono lavato.
Sono rientrato in camera e ho tirato fuori la valigia.
Ho raccolto le mie cose, le ho sistemate con ordine.
Precisione di fuga.
Ho tralasciato di prendere il paio di gemelli che mi aveva regalato Marie.
Ancora nudo mi sono spostato in cucina.
Sulla tavola nulla.
Nulla sopra i fornelli.
Nulla nel forno, nulla nel microonde.
Solo accanto al lavabo c’era qualcosa.
Due confetti. Uno rosa e uno azzurro, tenuti insieme da un biglietto:
Alban, presto la tua Marie ti darà un figlio.
C’era anche il disegno di una torta di mele, accanto.
Ho raccolto il biglietto e l’ho piegato.
Una volta, due.
Ho aperto il rubinetto e messo l’acqua sul fuoco.
Una quantità sufficiente per tre tazze di tè.
Ho preso la tovaglia dalla cassettiera, l’ho distesa.
Ho sistemato i cucchiaini, lo zucchero, il miele sul tavolo.
In camera ho indossato la camicia e chiuso i polsini nella presa dei gemelli.
Poi mi sono seduto.
E ho chiamato Marie.
