Quale
esperienza duale
ti tocca,
ora che scocca
l’ora rituale
della scelta quotidiana;
in quale esitazione
si arrocca la ragione
della tua rara riflessione?
Non hai una soluzione
che sposti l’attenzione
sul valore dell’azione.
La mediana,
quella meno estrosa
quella che ripiana
la scabrosa situazione,
non ti piace
non è divertente
e comunque non consente
al tuo intelletto di intricarsi
in singolari incongruenze,
che ti affretti a motivare
come prezzo da pagare
per chi vuole conciliare
le sue opposte esigenze.
Guarda caso, quella che ti pare
la più confortante,
la più affascinante,
è la meno dignitosa,
e il tuo convincimento
mi sembra corollario
di un’ormai convenzionale
capitolazione del discernimento.
La risultante,
immancabilmente,
è una frustrazione
nuova ed arricchita
da un’abbondante e pervertita
razione di finzione
e di bugie
che non potrai non dire
perché, come sostieni,
è la situazione
che ti porta a mentire.
Fai follie
per una frazione
di torbida attenzione,
per poi cadere
in un’abissale depressione
se l’universale distrazione
non è capace di carpire
la tua ansia di realizzazione.
Ma ti affretti a risalire
in un istante
verso una situazione
più stabilizzante
di ipocrisia,
dove la maschera
si alterna all’eresia.
E così sia.
