L’incidente è chiuso
all’intrepido “compagno” Majakovskij
che follia che follia
t’ho scritto parole generate come carni di feto
nelle mie viscere erano quello che erano
non potevano essere diverse
non dovevano avevano bisogno
d’essere così concepite nell’incontro con te
metà DNA mio tuo il resto
nessuna manipolazione genetica o clonazione
meglio figliare bastardi brutti e farsi additare come cagna
parole di cui tu eri padre e io madre
consapevole mi hai chiesto di abortire
all’istante si è arso il mio grembo
sterile di te solo di me ora incinta
attendo ancora di mettermi al mondo
in lingua
