Faith no more 29/8/2009 – Parigi, Rock en Seine

A un certo punto appresi che i Faith no more si riunivano. Mi venne un piccolo coccolone. Un coccolino. Poi saltò fuori che passavano a suonare qui da noi. Il secondo coccolone fu più voluminoso.
I Faith no more. No, dico: i FAITH NO MORE!
Prima cosa bisognava urgentemente controllare la formazione. Patton, naturalmente, poi basso, tastiera e batteria: quelli di sempre. Infine il chitarrista: l’ultimo, si chiama… si chiama… (Wikipedia: Jon Hudson) al posto dello storico Jim Martin. Vabe’.
“Che mi cavino un occhio se me li perdo”, pensai. “Che i miei vinili di Neil Young si mutino in bootleg doppi dei Negramaro, se non ci vado”.
Su internet trovai che i Faith no more sarebbero stati gli headliner al Rock in Idro, il 14/6, dopo i redivivi Limp biscottati e i Lacuna boiled. Vabe’, vorrà dire che terrò le orecchie turate. Oppure berrò più birra del solito, magari accovacciato là in fondo, nelle vicinanze dei cessi, dove di solito transita la maggior concentrazione di gnocca.
Poi telefonai a Simone. Anche a lui piacciono molto i Faith no more.
Simone neanche mi salutò. “Hai sentito?”, disse subito.
“Sì, ho sentito”.
“Andiamo?”
“Ovvio. Quanti ne vuoi?”
“Uno solo. Peccato per la location”.
“Eh?”
Mi spiegò così che il Rock in Idro aveva cambiato luogo. Era stato spostato dal dignitosissimo Idroscalo al fatiscente e asfaltatissimo Palamerda di Milano.
Figa che caldo. Figa che acustica di merda. Figa che posto orrendo.
I Faith no more al Palamerda. Non potevo crederci.
Figa che sfiga.
Allora andai nel sito ufficiale e scoprii che il Nostri suonavano nei più importanti festival europei. Tra gli altri, al Rock en Seine di Parigi, il 29/8. Che giorno è? Sabato. Quanto costa l’aereo? Ryanair: tre Euro andata, zero il ritorno.
“Piuttosto che sciogliermi dal caldo e dalla rabbia in quella latrina di Palamerda, li vado a vedere a Parigi”, pensai. Va mo là.
Comprai i biglietti.

A questo punto dovrebbe seguire la recensione del concerto. Il fatto è che questo trafiletto l’avrò già scritto almeno venti volte, ogni volta ricominciando da capo. “Concerto fantastico”, esordivo. Poi: “Faith no more magici”, “Una serata indimenticabile”, “Vacca che roba, VACCA CHE ROBA!”
A parte quest’ultimo, tutti gli incipit mi facevano cagare. Per non parlar del seguito.
Il fatto è che recensire ‘sto concerto è un gran casino. Non ci riesco. Allora mi sono domandato il perché.
Ecco, lasciamo pur perdere i concerti che mi fanno cagare. Lì non ci perdo neanche del tempo. Ma quelli così così, quelli mediocri, queli incompiuti, quelli con qualche margine di miglioramento. Quelli, sono quelli i concerti dove c’è più da scrivere. Suvvia, pensateci. Che c’è da dire sulla perfezione? La perfezione non prevede altro da aggiungere.
La perfezione non è recensibile.
E allora immaginateveli, semplicemente immaginateveli, i Faith no more dal vivo al festival Rock en Seine. Immaginateveli mentre snocciolano uno dopo l’altro i pezzi della setlist qui sotto. Immaginateveli e rodete, che ne avete ben donde.
Io mi limiterò a dirvi due cosette su com’erano loro sul palco, così che possiate visualizzarli meglio.
Ebbene: sono dei vecchi, i Faith no more. Dei vecchiacci di merda. Gente che se la incroci sul marciapiede t’aspetti che ti dica qualcosa ché il tuo cane non ha mica la museruola. Dei vecchi brontoloni. Sicuro che sono dei metereopatici. Il bassista ha barba bianca e delle radure al posto delle tempie, il tastierista è pelatino col riporto. Il batterista c’ha delle rughe che se gli scappano di mano le bacchette ci spariscono dentro. Patton no, Patton è in gran spolvero. Ma è anche vero che ha qualche annetto di meno sulla schiena. Dei vecchi. Che però non si fanno compatire atteggiandosi a ragazzini solo perché suonano metal. Cose tipo salti, tatuaggi, dita medie e strizzate di pacco. Niente di tutto ciò. I Faith no more suonano stando fermi. E cazzo, se suonano. Suonano che stasera mi sa che fanno esondare la Senna.

Sapete, a conti fatti non ero mai stato a un concerto. Un vero concerto.
E neanche voi. Non fate quella faccia. Nessuno di voi.
Finora abbiamo partecipato a (sovente costosissime) mattanze in/outdoor al suono (se e quando il suono è disponibile) di musica rock.
D’Alessandro, Galli, Zard, Barleyarts.
Dovrebbero friggere all’inferno come patatine. Un’alternativa meno cruenta: farsi uno stage, sì, un pochino di umiltà, che diamine. Se non se lo possono permettere, allora facciamo noi, siete d’accordo? Facciamo una bella colletta e glielo comperiamo noi un biglietto ciascuno per il Rock en Seine. Tutti e tre i giorni, crepi l’avarizia.
Così magari imparano qualcosa su come si organizza un concerto.
Galessandrodallibardzarleyarts.
Tutti la stessa roba.
Fanculo.
Non parlo delle cose macroscopiche, eh. Tipo le dimensioni dell’arena, no, l’organizzazione impeccabile, i dodici punti ristoro senza mai un minuto di coda, i tre palchi perfettamente allestiti, l’acustica eccellente, l’attrezzatura ultramoderna, eccetera.
No.
Parlo dei dettagli.
Innanzitutto il biglietto. Niente Ticketone col 20 fottuto percento di prevendita, niente commissione addizionale del negoziante, niente voucher, niente spese di spedizione. Niente di niente. Il biglietto del Rock en Seine si compra nel sito del Rock en Seine oppure là davanti. C’è scritto che costa 45 Euro e costa 45 Euro. Punto e basta. Metto il numero di carta e dopo 10 secondi mi arriva via e-mail un PDF con un codice a barre, lo stampo e lo presento all’ingresso assieme a un documento. Tutto qui.
Poi, una volta dentro, guardo per terra. Centomila persone e non un bicchiere. Scopro che i bicchieri di plastica sono dispensati su cauzione. Quando hai finito vai al banco e te lo riempiono. Erano belli, resistenti, col logo del Rock en Seine. I miei li ho portati a casa come souvenir.
Le magliette. Niente maroccamento all’esterno a spacciare magliette che ti si sciolgono addosso alla prima sudata, né merchandising ufficiale a prezzi stellari. La maglietta del Rock en Seine la vendono dentro, al banchetto ufficiale, e costa 17 Euro per tutti.
O il ritorno. Siamo in centomila e c’incamminiamo tutti insieme a prendere tutti lo stesso trenino della metropolitana. Prevedo un macello modello esodo biblico. Niente di tutto ciò. Siamo in tanti, intruppati nei tunnel della metro, questo sì. Ma non un minuto di coda. Come? Trenini speciali. Uno al minuto. Giusto il tempo di riempirsi e il trenino parte.
 E sentite la più bella: in un angolo c’è un pratino adibito a Mini Rock en Seine, per i bambini. Li lasci lì e loro li fanno giocare, ballare, e c’è pure un mini concerto rock tutto per loro. Costa 6 Euro previo prenotazione online.
E poi mostre, installazioni, negozi, panche, alberi che fanno ombra dovunque e un milione di cessi per pisciare.

Tornai a casa e tempo dopo incontrai McA, il tizio di Cremonapalloza. Gli raccontai del concerto. Mi invidiò un po’. Mi disse anche che gli piacciono le mie recensioni, che avrei dovuto scriverne una sui Faith no more. Ebbene, eccola, la non-recensione del concerto dei Faith no more, a quasi due mesi dal concerto. La dedico a McA, se mai avesse senso dedicare una recensione a qualcuno.
Due mesi, già. E ancora mi vengono su gli sgrisori se penso a tutti gli Heinecaz Jammin festival e i Gods of merdal che ci siamo cuccati, e a che prezzo; a fogne tipo il Palalido, il Palabam, il Palamalaguti, il Palasharp e tutte le volte che m’è toccato vederci dentro i concerti.
Ho in casa un vecchio bootleg di Guccini. Un nastro registrato artigianalmente da Giorgio, un mio amico di Cremona. A un certo punto uno dal pubblico sbraita: “Voceeeee!” E Guccini: “Ma quale voce! Quest’affare l’han tirato su per giocarci a basket, mica per dei concerti. Che voce vuoi sentire?” Era il 1975. Da allora non è cambiato nulla.
Sì, lo so, in Italia ci sono ben altri problemi.
Lo so.

Setlist
Reunited (Peaches & Herb cover)
From out of nowhere
Be aggressive
Caffeine
Evidence
Surprise! You're dead!
Last cup of sorrow
Cuckoo for Caca
Easy (Commodores cover)
Midlife crisis
Epic
I started a joke (Bee Gees cover)
The gentle art of making enemies
King for a day
Ashes to ashes
Just a man
Encore: Midnight cowboy (John Barry cover)
Encore: Chariots of fire / Stripsearch
Encore: We care a lot

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