Sono in viaggio sull’Autobrennero. Ecco l’ultimo autogrill, poi quella che un tempo era una dogana. Frontiere. Dentro o fuori, cambia tutto.
Ma oggi le frontiere non esistono più, mi dico: passo sotto la scritta Brennerpass con lo stesso spirito con cui passerei di fianco al cartello “Pozzaglio ed Uniti”. Ma ecco che subito accade qualcosa: la frontiera compie un incantesimo. E appena sono di là non sopporto più gli italiani.
Cari e goffi lettori, vi farà capire il perché del mio ri-sentimento, mostrandovi con pochi agghiaccianti esempi quanto sia odiabile l’italiota in vacanza. Partiamo con una caratteristica estetica riconoscibile a distanza: in ogni gruppo numeroso di italiani, ce n’è sempre almeno uno che indossa una maglietta da calcio, rigorosamente ricavata da misteriosi derivati del petrolio che, con il sole d’agosto e il sudore, producono una singolare reazione chimica che fa marcire il proprietario, il tutto coronato da un afrore di cane mannaro morto da mesi. Per ovviare allo spaventoso effetto serra provocato dalla maglietta idrocarburica, l’italiano in ferie cerca refrigerio in un gelato. Operazione inutile: non tace un secondo ed il refrigerante mestamente cola, diventando un appiccicaticcio tutt’uno con la mano e, in seguito, con la pavimentazione stradale.
L’italiano, che forse a casa sua sa anche essere (raramente) acculturato, in vacanza se ne dimentica e non è più in grado di riconoscere un monumento, un animale, una pianta… Alpenzoo di Innsbruck. Davanti alla gabbia della martora (elegante animale, dal vello morbidissimo), una signora dopo avermi fatto attendere quasi mezz’ora prima di togliersi dai maroni perché voleva fare la foto al suo moccioso in posa, spostandosi ha esclamato: “Eh che puzza, che è, ‘na talpa?”…
Allora:
- Leggi il cazzo di cartello, c’è scritto cos’è.
- La scritta in italiano è la quarta, dove c’è la bandierina tricolore. Arguto, vero?
- Le talpe non puzzano.
- Che puzza, in realtà, è tuo figlio, con quella maglietta di merda della nazionale che gli conferisce l’afrore del cane mannaro morto da mesi.
L’italiano, in vacanza o meno, non rispetta le file, i cartelli, i divieti. Qualche esempio in ordine sparso per rendere più chiara l’idea:
- Museo di Schloss Ambras. Seconda sala. Cellulare nero con croce rossa su fondo bianco. Significato lampante. Scatta la suoneria con “Pazza Inter Amala” a manetta. Un tipo grida a squarciagola i suoi saluti a Gino e gli comunica, non senza dettagliati e appassionanti particolari, quanto ha deciso in merito alla fondamentale questione di un giro a Pinzolo domani pomeriggio a far compere. Visitatori ammutoliti, occhi sgranati, io mi fingo ungherese e mi piazzo di fronte al cartello in quella lingua.
- Castello di Neuschwanstein. Tutto è perfettamente cronometrato (maledetta efficienza tedesca). Sul mio biglietto c’è scritto in che gruppo sono, a che ore entrerò (al minuto) e la lingua in cui sarà fatta la visita. Sopra la mia testa un ingombrante display mi informa sull’orario esatto e su che gruppo deve prepararsi. Arriva un coppia: “Caro, ma non puoi chiedere se ci fanno entrare subito?”. Non posso fingermi ungherese, il mio biglietto parla chiaro. Stavolta sono fregato.
- Chiesa di Innsbruck con il mausoleo di Maximilian. Visitabile tutta settimana, a qualsiasi ora, previo pagamento di 2 euro. L’unico momento in cui non la si può visitare è dalle 9 alle 10 di domenica, per la messa. Un’unica misera ora su 168 che compongono la settimana. Un cartello spiega dettagliatamente la cosa in 8 lingue, ma per sicurezza (o meglio, per gli italiani) c’è anche un vigile all’ingresso che spiega che in quell’ora possono entrare solo i fedeli per la messa. Tutto chiaro, tutto tranquillo, posso rilassarmi: impossibile fare figure di merda. Invece no: avanza una signora milanese dicendo che lei entra a vedere la chiesa e dopo dirà una preghiera. Mah, penso, forse le rimanenti 167 ore di questa settimana è già impegnata…
Per concludere, l’italiano in vacanza è insopportabile soprattutto a tavola. Da anni ho capito che la strada migliore per mangiar bene è scegliere i piatti che gli autoctoni sanno cucinare. Pretendere la pasta in Francia o in Germania è follia. Ma qualcuno non è d’accordo e gli esiti sono tragici. Ecco quello che mi è accaduto. La vicenda si svolge ancora a Innsburck, al Goldene Adler. Mi siedo, un po’ a fatica riesco a ordinare. Va tutto bene. Al tavolo accanto arrivano due italiani. La signora schifa bellamente tutto l’universo menu, e richiede, con sforzi inaudibili, un piatto di spaghetti. Gli spaghetti arrivano, ma la signora, solo con la forchetta, si trova in difficoltà. Il marito, prendendo in mano le redini della situazione, parla alla cameriera: “Vorrei un cucchiaio”.
La ragazza, con un punto di domanda gigantesco sopra la testa, lo guarda perplessa. Che diciamo, forse non saprà l’italiano? Ma no, è più facile pensare che non sappia cos’è un cucchiaio…
“Hai presente forchetta e coltello? L’altro!” Stesso gigantesco punto di domanda.
A questo punto avrà l’italico genio capito che la donzella non conosce il nostro idioma? Forse… infatti decide di usare l’unica parola tedesca che conosce: “Quello che serve per mangiare la suppe!” (=zuppa) La cameriera chiede se la signora vuole una suppe, naturalmente. L’uomo si guarda in giro. Ho paura. Vedo dove puntano i suoi occhi… non può farlo veramente… Lo fa.
Si alza di scatto e punta una signora che mangia in tutta tranquillità, le sradica il cucchiaio dalle mani e, trionfante, grida: “QUESTO!”. Non so come sia finita. Sono fuggito.

11 Commenti
fratearrigo Aprile 07, 2006 - 08:16
Gli italiani sono la genia più riconoscibile dell’universo. Quando, ere geologiche fa, sono stato in Scozia, riconoscevo quasi subito i miei connazionali…
Betty Aprile 07, 2006 - 11:22
Sono basita…ma siamo davvero così quando siamo all’estero???
Ra Aprile 07, 2006 - 11:42
direi di si… e Del è stato pure morigerato! (maledetto garantista :-P) In Spagna eravamo in un hotel di italiani (per la maggior parte), e vi assicuro che era l’unico posto in zona in cui si poteva udire un poutpourrì di urla a squarciagola e commenti iperpornografici a ogni essere vivente di sesso femminile che sciaguratamente fosse entrato nel raggio visivo dei nostri connazionali. sigh.
Del Aprile 07, 2006 - 13:00
Gli italiani, tra l’altro, sono riconoscibili anche dall’automobile. Nel 95% dei casi auto grigie, bigie, nere, canna di fucile, antracite, litantrace, fumo di londra, nebbia di Pescarolo, tutti colori così…
pigi Aprile 07, 2006 - 14:25
Ra, ti sei scordato i rutti che provenivano…dal nostro appartamento! Burp!!!:-PPPPP
Del Aprile 11, 2006 - 16:11
Ecco gli italiani facilmente riconoscibili all’estero… brao Pigi…
Del Aprile 26, 2006 - 19:23
Stavo quasi dimenticando che in questa compagnia di folli abbiamo uno dei viaggiatori più incalliti e atipici, nonché uno degli italiani più atipici, nonché uno degli esseri umani (?) più atipici… il caro French… French, cosa ci dici dei tuoi viaggi all’estero… hanno riconosciuto subito il tuo curioso fenotipo come ascrivibile all’italica genìa?
French Aprile 27, 2006 - 15:31
L’italico viaggiatore occasionale ritorna in patria con un perfetto quadro della situazione: è stato una settimana ad Ibiza e ha capito tutto degli spagnoli; due giorni a Cannes e divulga verità assiomatiche sui francesi. L’italico viaggiatore occasionale impara dal viaggio solo quello che già conosce, poco. Forse però è una caratteristica dei viaggiatori occasionali di tutti i popoli… Io ho smesso da tempo di viaggere per (tentare di) conoscere, sempre più mi limito a viaggiare per vedere.
Del Aprile 27, 2006 - 17:46
Sì, ho notato anch’io… l’italico viaggiatore mangia male una pizza in svizzera e a casa pontifica ¨gli svizzeri mangiano male¨, vede un francese starnutire e torna a casa dicendo ¨i francesi hanno il raffreddore¨…
French Maggio 02, 2006 - 16:37
Un po ‘ di tempo fa lessi un lebro di un certo Pierre Daninos dal titolo ¨Il carnet del maggiore Thompson¨. Il libro descrive in maniera molto divertente le differenze tra Inglesi e Francesi, differenze che si evidenziano anche nei viaggi, riporto testualmente ciò che scrive l’autore: «[…] i Francesi che ritrovano a Milano il passaggio di Le Havre, la costa Azzurra in Florida e Vézelay a San Giacomo di Compostela. Quando un Inglese contempla la Baia di Rio, o San Pietro a Roma, pensa a San Pietro di Roma o alla Baia di Rio. Meno semplicista, un Francese approfitterà della circostanza per evocare il Golfo di Napoli o la cattedrale di Chartres. […] Nel regno dei Confronti la tavola occupa un posto tanto più importante in quanto il confronto è a tutto vantaggio della cucina francese (la seule). Sicuro di questa supremazia, il Francese si mostra ad alta voce intrattabile circa il modo di essere trattato. La signora Taupin (signora francese qualsiasi, nda) insegnerebbe agli autoctoni le loro stesse specialità. […] I Francesi mi hanno sempre colpito per la nostalgia che hanno della loro cucina all’estero. E’ forse perché gli Inglesi non saprebbero mai soffrire di una simile malinconia che sono in grado di colonizzare il mondo e di stabilirsi dovunque senza rimpianti? Può darsi…» A quanto pare abbiamo in comune non pochi difetti con i ¨cugini¨ d’Oltralpe…
Del Maggio 03, 2006 - 20:26
In effetti il commento finale dell’autore è sensato: forse soffre di nostalgia della propria tavola chi a casa mangia bene…