Alcuni fanno così. Mettono insieme un paio di amici, ramazzano quattro lire da parenti e conoscenti, e ti fanno un film senza immaginare (anche se, sotto sotto, ci sperano) che possa diventare un cult.
È, se mi passate l’atroce bisticcio, il caso di “La casa (Evil dead)”, horror indipendente di novanta minuti ideato e realizzato nel 1982 da Sam Raimi.
L’idea è sempre quella: i soliti bischeri leggono il Necronomicon (uno di quei libri di cui, tanto per intenderci, non bisognerebbe nemmeno SFIORARE la copertina) e finiscono per scatenare le incazzosissime forze del male. Inutile dire che, come richiede la tradizione del cinema “di genere”, ci rimettono tutti le chiappe. Dal primo all’ultimo (o ultima: dipende da dove inizia il massacro).
Il successo è inimmaginabile e insperato. Perciò, nel 1987, dopo una pellicola demenziale intitolata “I due criminali più pazzi del mondo” (1985), Raimi opta per un sequel che, in realtà, tanto sequel non è. “La casa 2 (Evil dead 2)”, infatti, che può contare su maggiori risorse economiche e mezzi tecnologicamente più avanzati, è una sorta di rifacimento ex novo, che se la gioca tutta sul binario dell’eccesso barocco: lo schermo è invaso da smorfie, urla ed ettolitri di sangue color nero, rosso, e financo verde.
Mattatore e protagonista assoluto nei panni di Ash, l’attore Bruce Campbell, recuperato dal capitolo precedente. Il nostro ha la (s)ventura di capitare con la fidanzata in una casetta dall’aria familiare.
Solita storia: libro proibito, male che impazza. Al punto da invasare Ash e fare a polpette (nel senso più letterale del termine) gli altri cinque protagonisti. Per rimediare al casino scatenato, diventa opportuno aprire un varco spazio-temporale, che risucchia anche il buon Ash, proiettandolo nel Medioevo. Il finale prelude anche troppo chiaramente a un terzo film, “L’armata delle tenebre (Army of darkness)”, girato nel 1992 dopo la parentesi di “Darkman” (1990).
Siamo di fronte ad un brillante e spassoso omaggio al cinema fantasy. Le atmosfere cupe del primo film sono decisamente abbandonate. Ritroviamo Ash nei panni di un riluttante e improbabile Salvatore, che, prima di tornare nel proprio tempo, dovrà neutralizzare, tra gag e contrattempi vari, gli spiriti maligni. Che ritroverà, manco a farlo apposta, una volta ripresa la routine del presente. A chiusura e suggello della vicenda, il memorabile tormentone pronunciato da Ash poco prima di sbaciucchiare appassionatamente la ragazzuola di turno: «Dammi un po’ di zucchero, baby!…».
Il noleggio o acquisto di questa trilogia “casalinga” è caldeggiato a tutti coloro che amano il cinema horror ironico, brillante e infarcito di rimandi nonché strizzatine oculari.
“La casa” dovreste guardarlo per capire come si diventa registi “di culto”.
“La casa 2” serve invece a verificare l’evoluzione della specie.
“L’armata delle tenebre” non dovete perderlo, se volete divertirvi come matti con un regista di razza.
Insomma, io ve l’ho detto. A casa di Sam ci si diverte.

4 Commenti
French Agosto 24, 2006 - 18:29
A sedici anni, con un gruppo di amici, si girò un cortometraggio sul sequestro di Aldo Moro. Sono ancora in attesa che gli venga (giustamente) riconosciuto il titolo di ¨cult film¨…
ufJ Agosto 25, 2006 - 10:28
gran film anche il successivo the quick and the dead (un lapsus, non ricordo il titolo italiano). metawestern a-la raimi con un cast stellare ed una sharon stone in gran forma…
pigi Agosto 25, 2006 - 12:17
Se non ricordo male, in italiano era ¨Pronti a morire¨. Oltre a Sharon Stone capellona, Gene Hackman nei panni dello sceriffo cattivo e Russell Crowe del prete pistola e pistolero. Sul genere pronti a morire, ¨the last man standing¨ di Walter Hill, con Bruce ¨die hard¨ Willis.
fratearrigo Agosto 28, 2006 - 08:26
Dici bene, Pigi. Il titolo era quello. In più, segnalo la presenza del giovane Di Caprio, che viene ucciso in duello proprio da Hackman. L’altro titolo che hai citato, dovrebbe essere ¨Ancora vivo¨. Oltre a Willis troviamo Christopher Walken. Il film è un rifacimento del film di Sergio Leone in cui Eastwood fa il doppiogiochista («Al cuore, Ramon!»; «Quando un uomo con la pistola incontra un uomo con il fucile, l’uomo con la pistola è un uomo morto», citati a memoria e probabilmente inesatti) e del quale non mi ricordo mai il titolo perché me lo confondo con l’altro…